Il prezzo dei medicinali: che succede nel 2007?
 
Come ogni anno, col nuovo anno ci si attendeva la variazione dei prezzi al pubblico dei medicinali (c'è chi sale e c'è chi scende).
Quest'anno però la situazione dei prezzi è più complessa del solito, con situazioni completamente diverse per ogni categoria di farmaci.

Per i medicinali di classe C (non rimborsabili dal SSN) con obbligo di prescrizione medica, il cui prezzo è ancora fisso e unico sul territorio nazionale, stiamo assistendo ora, tra la fine di gennaio ed i primi di febbraio, ad una piccola rivoluzione dei prezzi al pubblico. E' una rivoluzione silenziosa perchè gli aumenti sono stati di numerosi prodotti, ma solo di pochi centesimi per ciascuno.
Vi ricordate (e per i farmacisti è una domanda retorica) il "Decreto Storace"? Oltre a liberalizzare il prezzo dei farmaci senza obbligo di prescrizione (prima erano fissi su tutto il territorio nazionale, poi è stato possibile praticare sconti e riduzioni), il provvedimento stabiliva un blocco degli aumenti dei prezzi fino a tutto il 2006. Subito era sorta spontanea una domanda: che succederà dopo, nel 2007? La risposta è stata data con l'ultima legge finanziaria: è stabilito che le case farmaceutiche possono aumentare il prezzo soltanto nei limiti della variazione Istat del costo della vita nel 2006, che corrisponde nel caso specifico ad una percentuale di aumento dell'1,7%.
Quindi, i prezzi erano bloccati da almeno un anno e mezzoma gli aumenti sono stati limitati a pochi centesimi, tanto che per il farmacista in molti casi risulta più oneroso l'aggiornamento del prezzo al pubblico (peraltro ancora obbligatorio) che il maggior incasso dovuto all'aumento del prezzo.

Invece per i medicinali senza obbligo di prescrizione la situazione è ancora diversa. In attesa che venga data gradualmente applicazione alla norma, sempre contenuta nella legge finanziaria, che prevede l'eliminazione dell'indicazione del prezzo al pubblico, esiste ora soltanto un prezzo massimo di vendita, che le case farmaceutiche non possono variare: è il farmacista che deve decidere che prezzo applicare*.
La nuova norma ha l'obiettivo di aumentare la competizione tra gli operatori sul mercato, e rende più difficoltoso il confronto tra i prezzi. Comunque i prezzi praticati in ciascun esercizio (farmacia o altro "corner") dovrà essere comunicato agli utenti (in farmacia si chiamano ancora "pazienti") mediante appositi listini o etichette.

Per quanto riguarda i medicinali di classe A (=rimborsati dal SSN), è difficile che la gente si accorga delle variazioni di prezzo, ma ben se ne accorgono i farmacisti, che subiscono continuamente diminuzioni di prezzo che si traducono in diminuzione del valore del loro magazzino o diminuzione del fatturato (e del guadagno che si sviluppa dalla stessa mole di lavoro).
Il meccanismo dei "prezzi di riferimento" per i medicinali di cui è scaduto il brevetto è noto: gli "equivalenti", cioè i generici o le copie, costano molto meno degli originali, i quali sono quindi costretti a ridurre drasticamente il prezzo per riportarsi a livelli paragonabili con quelli appunto degli equivalenti, se non vogliono vedersi crollare le vendite (gli assistiti SSN sono costretti a pagare la differenza tra il prezzo del medicinale prescritto ed il prezzo più basso tra i medicnali equivalenti, cioè il prezzo di riferimento).  Per ogni medicinale di cui è scaduto il brevetto vi è quindi una forte concorrenza per riuscire ad abbassare il prezzo più degli altri, e la ricognizione del prezzo più basso avviene mensilmente (pubblicazione della lista di trasparenza nazionale al giorno 15 di ogni mese).

Per tutti gli altri medicinali di classe A (quelli ancora sotto brevetto), siamo tutti (noi farmacisti) in trepida attesa delle decisioni delle ditte farmaceutiche, in relazione alle tabelle da poco pubblicate dall'AIFA sulle quote di rimborso che vengono richiesto a ciascuna ditta per il contenimento della spesa farmaceutica, regione per regione.
Secondo quanto stabilito dalla legge finanziaria, le case farmaceutiche possono scegliere, piuttosto che continuare a subire la riduzione del prezzo del 5% in vigore dal 1 ottobre 2006, di attuare un rimborso diretto alle singole regioni (corrispondente al risparmio atteso con la riduzione del 5% per ciascun medicinale, in relazione ai suoi volumi di vendita).
La manovra prevede però che venga posta a carico delle farmacie una quota dello 0,6% del prezzo intero, da applicare a tutti i medicinali di classe A (escluso l'ossigeno terapeutico) e non solo a quelli interessati dal pay-back !!
Il prezzo così ridotto dovrà essere applicato non solo alle vendite a carico del SSN, ma anche a quelle effettuate privatamente.
Per i medicinali già soggetti allo sconto dello 0,6% a carico del produttore (cioè tutti i medicinali di classe A diversi da emoderivati, vaccini, ossigeno terapeutico, medicinali inseriti nelle liste di trasparenza "generici-equivalenti" e medicinali di prezzo uguale o inferiore a 5€) lo sconto finale raggiunge quindi la quota totale dell'  1,2% sul prezzo al pubblico teorico, da applicare al SSN ed a tutti i clienti della farmacia.

Il 9 febbraio l'AIFA ha approvato l'elenco dei medicinali che utilizzeranno il pay-back e l'elenco dei prezzi, in vigore dal 1° marzo, di tutti imedicinali autorizzati di classe A, con l'indicazione delle varie misure di ripiano della spesa applicate.


* Nella fase transitoria di applicazione del nuovo sistema dei prezzi dei medicinali senza obbligo di prescrizione, i venditori al dettaglio non possono superare i prezzi massimi di vendita in vigore nel 2006, e le industrie farmaceutiche devono praticare dei prezzi che garantiscano al farmacista un margine non inferiore al 25% del prezzo massimo di vendita.

marzo 2007
dr Giancarlo Fogliani
farfog