La difesa in Europa del modello di farmacia Italiana,
la farmacia che tutela la salute dei cittadini.
Da il
del 17-12-07.
Ragioni condivise a tutela della farmacia Italiana
Il convegno organizzato a Roma dalla Federazione nazionale degli
ordini dei farmacisti sull'andamento delle procedure di infrazione alla normativa
europea in cui è incorsa l'Italia.
Quali tendenze si stanno scontrando nell'Unione
Europea sul servizio farmaceutico e sulla tutela della salute nel suo complesso
L'Europa va verso una
progressiva
mercificazione della salute? A difesa delle ragioni italiane si sono schierati altri
cinque paesi (Francia, Lettonia, Austria, Grecia e Spagna). "Un fatto
molto insolito, ha ricordato
l'avvocato dello Stato
"e che fa ben sperare anche per l'importanza che riveste la posizione
di paesi come Francia e Spagna all'interno dell'UE". Fiengo ha
illustrato molto dettagliatamente le comparse presentate dai cinque,
che tutte però hanno in comune alcuni punti fondamentali. Il primo, ben
ricordato dalla comparsa Francese, è che va respinta l'impostazione che
vede in campo soltanto lo stato o il capitale privato, limitando
drasticamente l'
autonomia delle professioni liberali e delle
organizzazioni, insomma i corpi intermedi. L'altro aspetto comune è che
il farmaco non può essere considerato una merce, e
il malato non è un
consumatore, visto che non è in grado di esprimere liberamente una
scelta. Qundi, nei confronti dell'offerta (l'azienda)
il farmacista
esercita una funzione di tutela del cittadino, e questa circostanza non
viene modificata dal fatto che il farmacista ottenga un utile dalla
cessione del farmaco: "Anche l'avvocato riceve un compenso" ha
esemplificato Fiengo "ma è impossibile negare che abbia una funzione di
tutela del cittadino di fronte alla legge".
Un altro aspetto importante
discende dall'accusa mossa dalla Commissione europea alla normativa
italiana di impedire la libertà di stabilimento e di impresa attraverso
la predisposizione rispettivamente della pianta organica e
dell'esclusiva della titolarità, creando di conseguenza un monopolio.
Però, ricorda per esempio la comparsa della Lettonia, la normativa
sulla distribuzione e la vendita al dettaglio del farmaco è già stata
affrontata dal diritto comunitario e regolamentata solo in parte,
arrestandosi proprio sul limite del terreno nel quale intervengono le
disposizioni contestate all'Italia. Un segno, dice il documento
lettone, che questa parte viene lasciata alla
competenza dei paesi
membri. E poi, ricordano anche le comparse degli altri paesi, vi è
divieto alla creazione di un monopolio quando questo sia
discriminatorio, o non proporzionato. Ma la presenza di una pianta
organica o di un'esclusiva della titolarità non discriminano nessuno
che sia in possesso dei requisiti richiesti per partecipare a un
concorso. "Però" ha ricordato l'avvocato dello Stato "è chiaro che deve
essere posta la massima attenzione a che i concorsi vengano
puntualmente svolti" e che non si creino, per mancata assegnazione di
alcune sedi, situazioni di monopolio ingiustificabile.
Sempre a
proposito di monopoli e di concentrazione delle funzioni, la comparsa
dell'Austria ricorda che
la normativa italiana così com'è impedisce che
si crei un'integrazione verticale tra chi produce chi distribuisce e
chi cede il farmaco o, come nel caso dell'OTC, addirittura lo consiglia
al cittadino. Spetta alla comparsa della Grecia ricordare poi che vi è
una profonda differenza tra l'attività del farmacista e quella di
operatori apparentemente simili come l'ottico, per il quale in Grecia
si è avuta una completa liberalizzazione. Per l'ottico non esiste
segreto professionale, così come non è paragonabile l'effetto di un
eventuale errore nella preparazione di un occhiale e nella consegna di
un farmaco. E
quanto all'ingresso di società di capitali nella farmacia
si ricorda che il rapporto di dipendenza è incompatibile con lo
svolgimento di una funzione a tutela del cittadino. Non si può
consigliare con scienza e coscienza nel momento in cui c'è un datore di
lavoro che dice che cosa si deve vendere.
Insomma, come conclude la
comparsa spagnola, nei rilievi mossi all'Italia c'è l'intenzione di
promuovere alcuni operatori economici a danno di altri (i farmacisti,
liberi professionisti) e si cerca di imporre un'organizzazione del
sistema sanitario sulla base di quanto avviene in alcuni paesi membri.
Un'omologazione a misura di liberalizzazioni...
La situazione della farmacia nell'Unione europea.
La situazione dei servizi farmaceutici dei
paesi dell'Unione europea
si può sintetizzare così, in particolare per i principali aspetti
contro i quali si è mossa l'Azione della Commissione. Per cominciare,
la riserva di titolarità ai farmacisti esiste nel 48% dei paesi membri,
ma il dato diventa maggioritario (52% circa) se si considera la
popolazione presente nelle nazioni in cui la farmacia spetta soltanto
al farmacista. E' invece presente
nel 63% dei paesi un sistema di
pianta organica che, come ha ricordato Mancarella,
serve a evitare le
concentrazioni , a favorire una distribuzione equilibrata e a evitare
anche i monopoli orizzontali, cioè la creazione di situazioni in cui un
segmento della filiera del farmaco sia riconducibile a un numero
ristretto di soggetti. Infine, nel 60% dei paesi dell'UE, il farmaco da
automedicazione è venduto soltanto all'interno della farmacia. L'UE
offre anche esempi concreti di quanto comportino liberalizzazioni
complete: in Norvegia, dove è stato tolto ogni vincolo, l'80% delle
farmacie è di proprietà di tre operatori economici e si è assistito al
un progressivo spopolamento delle aree meno "interessanti" dal punto di
vista economico.