Medicinali al supermercato? 
I commenti dell'autore
Il parere autorevole del Consiglio di Stato
L'Avvocato generale della Corte di Giustizia della Comunità Europea si esprime sulla proprietà della farmacia in Italia

I medicinali in farmacia, ecco perchè:
Perchè la salute del cittadino deve sempre essere tutelata: gli aspetti commerciali non devono prevalere su quelli professionali e il consumismo dei medicinali non deve essere incoraggiato.
Perchè il servizio farmaceutico deve restare capillare e il diritto alla salute non deve essere discriminato.
...e lo diceva anche il Consiglio di Stato.
I punti salienti da considerare sono i seguenti:
  1. Maggiore disponibilità e più facile accesso ai medicinalisignifica maggiore consumo di farmaci, con possibili effetti negativi sulla salute. Il farmacista in farmacia svolge un prezioso servizio di filtro tra le richieste di salute dei cittadini ed i medicinali.
  2. La soluzione ottimale per la salute non è quella di aumentare i punti vendita, quanto piuttosto di selezionarli secondo criteri di qualità ed efficienza.
  3. L'obiettivo primario della grande distribuzione è il profitto, non la salute dei cittadini.
  4. La gestione dei medicinali da parte della grande distribuzione sarà tipicamente caratterizzata da minore assistenza professionale e scarso assortimento, senza obbligo di esaudire richieste particolari. La riduzione dei prezzi può incidere sul valore aggiunto dei medicinali, che si sostanzia nella consulenza del farmacista, e può essere ottenuta con una gestione finanziaria che non è permessa alle farmacie.
  5. La farmacia continuerà a svolgere i compiti più gravosi del servizio farmaceutico in condizioni di scarsa remunerazione e minori risorse. Il farmacista del supermercato avrà un ambito professionale limitato.
  6. Il frazionamento del servizio farmaceutico e l'erosione del mercato da parte di esercizi commerciali diversi e farmacie improntate ad una gestione commerciale metterà in crisi le piccole farmacie che garantiscono la capillarità del servizio su tutto il territorio (pianta organica e regolamentazione dei turni e degli orari).
Facilitazione all’acquisto=maggiori consumi= malattie iatrogene.
L’aumento dell’offerta produce l’aumento dei consumi. Questa è una conseguenza che non richiede spiegazioni, facile da intuire, sulla quale si basano in parte le aspettative di guadagno della grande distribuzione.
Quindi se le malattie non aumentano, se il mal di testa è sempre lo stesso, maggiori acquisti di medicinali comportano semplicemente maggiore assunzione, con ovvie conseguenze sulla salute.
Un uso eccessivo dei medicinali causa danni alla salute, tanto che vengono definite “malattie iatrogene” quelle causate da una assunzione eccessiva di farmaci. Il record dei ricoveri per malattie iatrogene spetta agli USA, che sono il modello del progressismo liberista. Qui i medicinali vengono venduti nei “drugstore”, in confezioni economiche o più grandi (“convenienti”), senza la presenza del farmacista che garantisce il necessario filtro tra le richieste di salute dei cittadini ed i medicinali.
Non bisognerebbe aumentare senza regole i punti di vendita dei medicinali, piuttosto occorre stabilire regole precise e criteri di selezione al fine di migliorare la qualità e l'efficienza delle farmacie.

Il sistema FARMACIA fino ad ora (prima del Decreto Bersani).
La farmacia ha svolto fino ad ora a vantaggio di tutta la comunità un servizio farmaceutico efficiente ed efficace, in particolare per il SSN, anche grazie all'autonomia e all'indipendenza economica che deriva dalla normativa in vigore.
I farmacisti assicurano il servizio farmaceutico in modo uniforme su tutto il territorio ed in tutti gli orari, attraverso un sistema di regole (pianta organica e turni e orari di servizio), che ora viene messo in discussione come un privilegio, ma che in realtà è un sistema di garanzia del servizio per il cittadino.
Questi concetti sono stati ben chiari per i legislatori fino al recente passato. Vi invito a leggere in merito il parere del consiglio di Stato: in pratica, assicurare in modo regolato TUTTO il comparto farmaceutico alla  farmacia, è il modo per assicurare la massima efficacia del servizio farmaceutico.

L'onere del servizio farmaceutico.
Ormai la grande distribuzione (ipermercati e supermercati) ha il monopolio di circa l’80% del commercio, ed ha costretto moltissime attività al dettaglio a chiudere (il negozietto sotto casa).
Ma nel settore dei medicinali, il supermercato non ha alcun interesse ad assumersi i gravosi compiti del servizio sanitario che svolge attualmente la farmacia per il Servizio Sanitario, mal retribuiti. Alla farmacia per esempio sarà sempre lasciato il compito di distribuire quei medicinali importanti e delicati che non danno nessuna remunerazione (come ad esempio il Gardenale).
Nell'ambito del Servizio Sanitario il compito del farmacista in farmacia è fondamentale: è efficiente nell'assicurare perfetta corrispondenza tra i medicinali dispensati e quanto ordinato dal medico, ma al tempo stesso è un formidabile burocrate perché conosce ed è in grado di applicare in tempo reale tutte le norme amministrative che consentono il controllo della spesa farmaceutica (vedi anche la trasmissione dei dati al Ministero prevista dall'articolo 50 del DL 269/03, convertito nella Legge 326/03).
La competenza professionale specifica di ogni farmacista è garantita dalla laurea, dal superamento degli esami di abilitazione alla professione, dall'iscrizione all'albo professionale e dall'aggiornamento continuo obbligatorio, ma l'efficacia della sua professionalità deriva anche dal contesto in cui opera: la farmacia presente sul territorio è una struttura accreditata, controllata periodicamente, con precise responsabilità, che assicura il servizio in modo capillare e in tutti gli orari, attraverso il sistema dei turni.

Obiettivo della GDO: il profitto.
Ciò che fa gola alla grande distribuzione organizzata è fatturato da realizzare con facilità, e che attira e concentra altro fatturato.
Alta rotazione dei prodotti disponibili sullo scaffale, medicinali a portata di mano di massaie e consumatori che già si recano al supermercato per acquistare i più svariati prodotti. Le medicine, per quanto senza obbligo di prescrizione medica, diventano così dei prodotti commerciali: la gente, così facilitata nell'acquisto, comprerà e consumerà più medicine.
Qualora la grande distribuzione accentrasse in sè sia la produzione che la distribuzione dei medicinali, tenderebbe naturalmente a promuovere la vendita dei farmaci per lei maggiormente remunerativi, mentre al contrario le farmacie sono tenute a dispensare con imparzialità tutti i farmaci in commercio.

Prezzi e remunerazione del servizio.
E’ vero, il consumatore gradisce gli acquisti al supermercato e la concorrenza, perché i prezzi sono più bassi.
E perchè allora dovremmo preoccuparci della salute della farmacia?
Perché attraverso la farmacia passa l’assistenza farmaceutica del Servizio Sanitario Nazionale.
Però quanto dovuto al farmacista dal SSN viene pagato abitualmente con grande ritardo, e senza corrispondere gli interessi dovuti per legge, per cui il contante proveniente dalla vendita di medicinali non rimborsati dal SSN  è per la farmacia una boccata di ossigeno per la sua situazione finanziaria, in attesa dei rimborsi da parte del SSN.
In pratica il farmacista, mediante la vendita dei medicinali non a carico del SSN, compresi quelli senza obbligo di prescrizione e SOP, finanzia il Servizio Sanitario anticipandone la spesa.

Per questo, una modifica normativa che estendesse la possibilità di vendita in altri esercizi commerciali di tutti i medicinali, anche quelli con obbligo di ricetta medica, minerebbe alle fondamenta il rapporto tra le farmacie ed il servizio sanitario
Il governo che attuasse tali sostanziali modifiche normative sarebbe responsabile di fronte alla intera cittadinanza italiana della disdetta unilaterale della convenzione tra le farmacie ed il Servizio Sanitario, in relazione ad una necessaria rinegoziazione delle condizioni del rapporto contrattuale.

Concorrenza e riduzione delle spese di gestione.
La concorrenza è una bella cosa, perché determina l’abbassamento dei prezzi.
Ma i medicinali non sono un prodotto qualsiasi.

La riduzione dei prezzi dovrebbe quindi essere ottenuta non come disparità di trattamento tra i cittadini (sconti e concorrenza), ma piuttosto a partire da una riduzione regolata dei prezzi all'origine (prezzi ridotti per tutti).

Un servizio particolare, che ha il suo costo.
Le spese di gestione della farmacia sono alte, perché il costo del medicinale non è dato solo dal valore industriale del prodotto. In farmacia un professionista laureato, il farmacista, è tenuto a consegnare personalmente a tutti i clienti ogni singola confezione di medicinale, fornisce garanzie di conoscenze e qualità che tutelano la salute e informa sulla equivalenza dei medicinali e sui loro prezzi, attua le complicate norme che consentono il monitoraggio della spesa farmaceutica e dell'appropriatezza delle prescrizioni sanitarie.
Quanto tempo in farmacia si dedica a ciascun paziente, a volte anche solo per negargli un acquisto che non si ritiene opportuno per la sua salute!
Portare il farmaco fuori dalla farmacia significa anche rinunciare al vasto assortimento e alla possibilità di evadere anche richieste particolari in tempi brevissimi (servizio di ordinazione e consegna), che caratterizzano la farmacia.
La differenza tra il supermercato e la farmacia? Pensate a che risposte si ottengono per richieste di prodotti che non hanno in giacenza.

La gestione finanziaria della GDO.
Il profitto della grande distribuzione organizzata è dovuto solo parzialmente al ricarico sulla merce, in gran parte deriva dalla gestione finanziaria: il valore della merce venduta produce interessi finanziari prima che la merce stessa venga pagata al fornitore. Per la farmacia sostanzialmente è il contrario: il farmacista è costretto ad anticipare le risorse allo Stato perchè il SSN, che è il più importante cliente della farmacia, paga con cronico ritardo e non riconosce gli interessi di legge.

I Farmacisti al supermercato.
Il farmacista collaboratore del supermercato, pur garantendo la sua presenza e la sua professionalità per tutto l'orariodi apertura dell'esercizio commerciale, ha una responsabilità disgiunta da quella della struttura in cui opera. Inoltre, in presenza di una norma che permette la libera presa dei medicinali OTC dallo scaffale, non è tenuto a consegnare personalmente i farmaci ai clienti,  ma è obbligato ad una assistenza «attiva» al cliente, mediante consigli, solo se richiesti, o se riscontri un'incertezza nel comportamento del cliente.
 

dr Giancarlo Fogliani
dicembre 2005-ottobre 2006
Il parere del Consiglio di Stato
L’art. 122 del T.U. delle leggi sanitarie (R.D. 27 luglio 1934, n. 1265) recita:
«La vendita al pubblico di medicinali a dose o forma di medicamento non è permessa che ai farmacisti e deve essere effettuata nella farmacia sotto la responsabilità del titolare della medesima». Tale disposizione si collega, tra l’altro, ad un complesso sistema di autorizzazioni all’apertura di farmacie ed al relativo esercizio (art. 3 L. 8 novembre 1991, n. 362), nascente dal fatto che si tratta da un lato di assicurare al pubblico un certo servizio e, dall’altro, di garantire che il commercio di determinate sostanze si svolga sotto il pubblico controllo.
Chi sostiene la possibilità che la vendita di taluni farmaci, anche soltanto quelli non soggetti a prescrizione medica o di automedicazione, possa essere effettuata al di fuori della farmacia, tende a porre in rilievo uno solo degli aspetti propri dell’esercizio della farmacia, e cioè quello connesso all’esercizio dell’impresa commerciale e trascura di considerare gli altri aspetti.
L’interesse pubblico a che la somministrazione al pubblico di determinate sostanze avvenga solo a certe condizioni dà luogo, invece, ad una riserva assoluta della dispensazione dei medicinali al pubblico in favore del farmacista in farmacia (Cons. Stato, Sez. IV, 26 ottobre 1986, n. 688).Ora, la necessaria osservanza  della normativa surriferita prescinde dal fatto che il medicinale si tratti di un medicinale senza obbligo di prescrizione o possa essere usufruito in regime convenzionato con il Servizio sanitario nazionale, ma si collega appunto al particolare sistema di controlli, che sovrintendono alla produzione, distribuzione, somministrazione e vendita al pubblico dei prodotti medicinali. Ed è, appunto, tale sistema di controlli necessario a tutela della sanità pubblica, ad escludere dall’applicazione del D.Lgs. 31 marzo 1998. n. 114 (il cosiddetto Decreto Bersani, che disciplina in senso liberale il settore del commercio), la farmacia (art. 4, c. 2) e a far ritenere che l’esercizio di una farmacia non sia in toto assimilabile alle altre attività commerciali.
Coloro che intendono contestare l’intero sistema di distribuzione e di somministrazione al pubblico di farmaci e più in generale, di medicinali, sollevano la questione di incostituzionalità  in relazione al principio di uguaglianza (art. 3), all’affermazione del diritto al lavoro (art. 4), alla libertà di iniziativa economica.
Ma la questione di incostituzionalità appare manifestatamente infondata, innanzitutto perché i richiamati principi costituzionali esprimono valori che devono trovare adeguato bilanciamento con il valore della salute pubblica, tutelato dall’art. 32 Cost., ed in secondo luogo, perché la stessa Corte costituzionale ha più volte scrutinato la normativa che disciplina la distribuzione e la vendita dei medicinali senza rilevare profili d’incostituzionalità.
(dal Parere n. 2016 del 29-10-02 del Consiglio di Stato, sezione III).

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