Sindrome Respiratoria Acuta Severa - SARS
(Severe Acute Respiratory Sindrome)
Notizie note al 7 maggio 2003, dal sito internet del Ministero della Salute
Che cos'è
Cosa la provoca
Come si manifesta
Come si trasmette
Caso sospetto
Numero verde
Categorie a rischio
Situazione in Italia
Zone affette
Che cos’è
E’ una malattia infettiva identificata con certezza solo a partire da mese di febbraio 2003, dopo la sua comparsa ad Hanoi, Hong Kong, Singapore, che hanno coinvolto in modo particolare ambienti ospedalieri.

Che cosa la provoca
Causa della SARS è ritenuto un virus appartenente al genere Coronavirus.
La maggior parte del genoma del nuovo coronavirus che causa la SARS, sequenziato dai ricercatori Canadesi, fornisce importanti informazioni utili a una rapida diagnosi, ad un eventuale trattamento ed alla prevenzione della SARS.
Lo studio della sequenza di questo nuovo coronavirus suggerisce che esso è più simile ad altri virus animali (bovini e murini), appartenenti alla stessa famiglia, di quanto non lo sia rispetto agli altri coronavirus umani (il coronavirus 229E e l’OC43), che, come è noto, sono estremamente diffusi, interessano le vie respiratorie alte, e provocano nell’uomo banali raffreddori.
Nonostante le caratteristiche nuove di virulenza e patogenicità, il Coronavirus responsabile della SARS presenta le stesse caratteristiche di bassa resistenza nell’ambiente esterno e di alta sensibilità all’azione dei comuni disinfettanti degli altri virus della famiglia.
Il sequenziamento del genoma del Coronavirus responsabile della SARS apre la strada alla messa a punto di test diagnostici, tuttavia al momento l'unica diagnosi di SARS possibile è esclusivamente su base clinica e per esclusione di altre cause di polmoniti.
I test immunologici più sofisticati permettono soltanto una conferma retrospettiva dell’infezione dopo un certo numero di giorni (10 per l’IFA e 20 per l’ELISA) necessari alla comparsa degli anticorpi dopo l’inizio della malattia.

Come si manifesta
Dopo un periodo di incubazione variabile da 2 a 7 giorni, ma che in casi rari potrebbe arrivare anche a 10 giorni, la SARS esordisce generalmente con febbre >38 °C, costantemente elevata, tosse secca;
talvolta sono associati brividi e/o altri sintomi quali cefalea, malessere generale, mialgie; quando compaiono questi sintomi di tipo simil-influenzale, alcuni pazienti possono già presentare lieve sintomatologia respiratoria ma in genere le difficoltà respiratorie si presentano in una fase successiva.
La radiografia del torace può essere normale nel periodo prodromico febbrile e anche durante tutto il decorso della malattia; tuttavia nella maggior parte dei pazienti osservati finora, si osservano abbastanza precocemente, dopo la comparsa dei sintomi respiratori, infiltrati focali precoci, che progrediscono rapidamente verso infiltrati interstiziali più generalizzati.
Le osservazioni sui casi fin ora segnalati indicano che la malattia evolve verso la guarigione nel 80-90% dei casi, anche senza la necessità di ricorrere a terapie particolari. Nel 5-10 % dei casi la malattia assume un andamento più grave e richiede terapie di sostegno impegnative (ossigenoterapia; ventilazione assistita; rianimazione). La letalità della SARS, sulla base dei dati comunicati dall’OMS, è attualmente stimata mediamente del 6,3% (ma varia notevolmente a seconda delle fasce d'età dei malati).

Come si trasmette
La SARS viene trasmessa, sulla base delle evidenze fin qui disponibili, a seguito di contatti ravvicinati (faccia a faccia) con persone malate in fase sintomatica, oppure di contatti con oggetti contaminati di recente con secrezioni respiratorie di persone malate. Non esistono prove che il virus possa essere trasmesso da alimenti o da animali; indagini molto approfondite svolte ad Hong Kong non hanno infatti messo in evidenza la presenza del virus in scarafaggi, roditori o altri animali.

Il metodo più efficace di prevenzione non-specifica è l'igiene personale, in particolare il frequente lavaggio delle mani con acqua e sapone (i guanti non sono un’alternativa al lavaggio delle mani).
In particolari circostanze, quando non siano immediatamente disponibili acqua e sapone, possono essere usati disinfettanti per la cute a base di alcool.

L’utilizzo di mascherine protettive da parte della popolazione a fini preventivi non ha un fondamento scientifico e non ha un'utilità pratica.

Caso sospetto
L'OMS ha fornito la seguente definizione di caso sospetto:

una persona che (dopo il 1° febbraio 2003) presenti una storia di:
    febbre alta > 38°C e
    uno o più sintomi respiratori, comprendenti tosse, respiro breve ed affannoso, difficoltà di respiro
e una o più delle seguenti condizioni:
    contatto ravvicinato entro 10 giorni dall'inizio dei sintomi (inteso come: coabitazione, assistenza o contatto diretto con secrezioni respiratorie e fluidi corporei) con una persona cui sia stata diagnosticata SARS
    storia recente di viaggio, entro 10 giorni dall'inizio dei sintomi, in aree in cui siano stati notificati focolai di trasmissione di SARS.
In aggiunta a febbre e sintomi respiratori la SARS può essere associata con altri sintomi quali: cefalea, rigidità muscolare, perdita di appetito, malessere, confusione, rash cutaneo, diarrea.

Numero Verde
Per assicurare una corretta informazione alla popolazione, fin dal 17 marzo 2003 il Ministero della Salute ha attivato un Numero Verde 800 571 661, dal lunedì al venerdì, dalle ore 09.00 alle ore 18.00.

Categorie professionali a rischio
I lavoratori potenzialmente esposti sono soltanto il personale in servizio sugli aerei ed il personale sanitario che presta i primi controlli. Questi soggetti e il personale delle forze dell’ordine o delle dogane che dovessero entrare in contatto con un caso sospetto, dovranno indossare :
facciali filtranti FFP3 che offrono una protezione filtrante del 98% (oppure le mascherine indicate come N95, equivalenti a maschere quali le FFP 2, con potere filtrante pari ad almeno il 95%);
guanti monouso con certificazione di conformità alla EN 374.
Le mascherine FFP3 sono indicate esclusivamente per il personale che entra in contatto con sospetti malati (filtrano solo in ingresso), mentre le mascherine FFP2 dovrebbero essere indossate da parte dei sospetti malati, per minimizzare il rischio di trasmissione.
Non vi sono indicazioni che depongano in favore dell’opportunità dell’utilizzo di mascherine protettive da parte della popolazione a fini preventivi.

Situazione epidemiologica
In Italia i casi probabili di SARS notificati al sistema di sorveglianza globale sono 3; due di questi sono già stati curati con successo e dimessi dai rispettivi luoghi di ricovero.
Il Ministero della Salute ha ricevuto inoltre molte segnalazioni di cosiddetti casi sospetti di SARS, ma in realtà tali casi non sono mai stati inclusi nei report inviati all'OMS poichè solitamente manca la febbre, o è al di sotto di 38°C,  o per altri motivi venivano immediatamente esclusi.
Fungono da centro di riferimento nazionale due ospedali specializzati per le malattie infettive:
INMI “Lazzaro Spallanzani” di Roma e Ospedale “Luigi Sacco” di Milano.

Alla data del 7 maggio 2003 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ricevuto, complessivamente, 6903 segnalazioni di casi probabili di SARS, con 495 decessi.
I dati preliminari, scaturiti dalle osservazioni su pazienti affetti da SARS, trattati ad Hong Kong, Taiwan, Singapore, Regno Unito, Canada ed altri Paesi, indicano che la maggior parte dei casi si sono verificati in adulti, precedentemente sani, di età compresa tra 25 e 70 anni. Pochi casi sospetti sono stati segnalati in ragazzi di età inferiore a 15 anni.
Il periodo di incubazione della SARS è in media di 2-7 giorni, ma in casi rari potrebbe arrivare anche a 10 giorni.

Zone Affette (7 maggio).
Viene definita "Zona Affetta" una Nazione che ha segnalato trasmissione locale di SARS negli ultimi 20 giorni.

Paese Area
Canada Toronto ++
Cina Pechino, Guandong, Hong Kong SAR,  Mongolia, Shanxi Tianjin +++
Mongolia  Ulaanbaatar City +
Filippine ++
Singapore Singapore ++
Il segno + indica il grado di trasmissione locale (+=basso; ++=medio; +++=alto).
dal sito internet del Ministero della Salute, 7 maggio 2003.
Torna all'iniziofarfog