massime 
Corte di Cassazione
Sez.  3, Sentenza n.  245  del  10 gennaio 2008
Presidente: Varrone M.  Estensore: Filadoro C.  Relatore: Filadoro C.  P.M. Schiavon G. (Conf.)
Laziale Distribuzione Spa ed altro (Cappelleri) contro Ups Italia Srl ed altri (Anglani)
(Sentenza impugnata: App. Firenze, 9 Giugno 2003) 

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TERZA
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. VARRONE Michele - Presidente -
Dott. PETTI Battista G. - Consigliere -
Dott. FILADORO Camillo - rel. Consigliere -
Dott. MASSERA Maurizio - Consigliere -
Dott. LANZILLO Raffaella - Consigliere -
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
LAZIALE DISTRIBUZIONE SPA, LAZIALE EXPRESS SRL, in persona del loro legale rappresentante pro tempore sig. Bursese Giuseppe, elettivamente domiciliate in ROMA VIA CAIO MARIO 13, presso lo studio dell'avvocato CAPPELLERI MARIO, che le difende, giusta delega in atti;
- ricorrenti -
contro
FONDIARIA ASSICURAZIONI SPA, ora FONDIARIA - SAI ASSICURAZIONI, in persona del Dirigente Procuratore Dr. Cantarale Ivano, elettivamente domiciliate in ROMA PZZA DELLA LIBERTÀ 20, presso lo studio dell'avvocato PIERLUIGI MANFREDONIA, che le difende unitamente all'avvocato GALLETTO CORRADO, giusta delega in atti;
- controricorrenti -
contro
UPS ITALIA SRL (UNITED PARCEL SERVICE), in persona del legale rappresentante pro tempore Dr. Portolari Frank, elettivamente domiciliata in ROMA VIA XX SETTEMBRE 1, presso lo studio dell'avvocato ANGELO ANGLANI, che la difende, giusta delega in atti;
- controricorrente -
e contro
MITSUI SUMITOMO INSURANCE COMPANY EUROPE, THE TOKIO MARINE & FIRE INSURANCE CO UK;
- intimate -
e sul 2 ricorso n. 02289/04 proposto da:
MITSUI SUMITOMO INSURANCE COMPANY EUROPE LTD, TOKIO MARINE EUROPE INSURANCE LIMITED, la prima in persona del procuratore Chersich Piergiorgio, la seconda in persona dei procuratori Evi Franco e Vegetti Alessandro, elettivamente domiciliate in ROMA VIA DARDANELLI 13, presso lo studio dell'avvocato ANTONIO LIUZZI, che le difende unitamente all'avvocato LUIGI LARIA, giusta delega in atti;
- ricorrenti -
e contro
LAZIALE DISTRIBUZIONE SPA, LAZIALE EXPRESS SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore sig. Bursese Giuseppe, elettivamente domiciliate in ROMA VIA CAIO MARIO 13, presso lo studio dell'avvocato MARIO CAPPELLERI, che le difende, giusta delega in atti;
- controricorrenti al ricorso incidentale -
avverso la sentenza n. 1006/03 della Corte d'Appello di FIRENZE, seconda sezione civile, emessa l'11/02/03, depositata il 9/06/03, R.G. 553/A/00;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 26/11/07 dal Consigliere Dott. Camillo FILADORO;
udito l'Avvocato Pierluigi MANFREDONIA;
udito l'Avvocato Antonio LIUZZI;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SCHIAVON Giovanni, che ha concluso per il rigetto del ricorso principale e l'assorbimento del ricorso incidentale condizionato.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza 11 febbraio - 9 giugno 2003 la Corte d'Appello di Firenze rigettava l'appello proposto dalla società per azioni Laziale Distribuzione e dalla s.r.l. Laziale Express avverso la decisione del Tribunale di Lucca del 27 novembre 1999, che le aveva condannate in solido al rimborso di quanto corrisposto dalle due compagnie di assicurazione Mitsui Sumitomo Insurance co. (Europe) ltd. e da The Tokio Marine Europe Insurancez ltd. alla Sony Italia s.p.a. per la videocamera professionale durante il trasporto alla ditta Video Troupe di Viareggio.
Rigettata l'eccezione di incompetenza per territorio, ribadita anche in secondo grado dalle due società incaricate del trasporto, la Corte territoriale osservava che la decisione del Tribunale (che aveva condannato le due appellanti in via solidale, anziché in via alternativa come richiesto con l'atto di citazione dalla Mitsui Marine & Fire Ins. Co. (Europe) ltd. e The Tokio Marine & Fire Insurance (UK) ltd.) doveva considerarsi passata in giudicato, non essendo stata oggetto di specifica impugnazione.
Quanto all'ammontare del risarcimento, i giudici di appello osservavano che nel caso di specie non poteva trovare applicazione il limite di responsabilità indicato dalla L. n. 450 del 1985, art. 1, modificato dalla L. n. 162 del 1993, in considerazione della accertata colpa grave del vettore. Il conducente della UPS alla quale era stata affidata la consegna della telecamera al cliente, infatti, aveva lasciato il furgone aperto, nel piazzale della UPS Italia in Roma, senza porre in essere alcuna misura atta ad impedire la sottrazione.
Senza fondamento era poi l'eccezione relativa alla mancanza di prove circa il valore della telecamera, trattandosi di eccezione mai avanzata nel corso del giudizio di primo grado e di circostanza comunque chiaramente risultante dalla documentazione acquisita. Avverso tale decisione la Laziale Distribuzione e la Laziale Express hanno proposto un unico ricorso per cassazione sorretto da sette motivi.
Resistono con controricorso la UPS e la Fondiaria Assicurazioni, nonché le due società Mutsui Sunitomo Insurance co. (Europe) ltd. e Tokio Marine Europe Insurance ltd. con controricorso e ricorso incidentale condizionato, cui resistono la Laziale Distribuzione e Laziale Express con controricorso.
Hanno depositato memorie la Mitsui e Tokio e le due ricorrenti principali Laziale Distribuzione s.p.a. e Laziale Express s.r.l..

MOTIVI DELLA DECISIONE

Devono essere riuniti i due ricorsi, proposti entrambi contro la medesima decisione.
Con il primo motivo le due ricorrenti principali denunciano violazione e falsa applicazione degli artt. 19 e 20 c.p.c., omessa, contraddittoria ed insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia.
Le norme in materia di competenza, che stabiliscono il foro principale e quelli alternativi non fanno alcun riferimento alla causa del contratto, ma si riferiscono ad elementi differenti. In ogni caso, l'esecuzione del contratto di trasporto avviene al momento in cui il mittente consegna il bene da trasportare al vettore. Pertanto, è il giudice del luogo ove avviene la consegna del bene competente a conoscere delle controversie che dovessero discendere dal contratto di trasporto.
Le censure sono prive di fondamento.
Poiché la presente causa ha per oggetto il risarcimento dei danni per inadempimento di un contratto di trasporto, per obbligazione tipica dedotta in giudizio deve intendersi quella originaria tipica del contratto di trasporto, rimasta inadempiuta.
Si richiama sul punto la giurisprudenza di questa Corte secondo la quale (Cass. 23 gennaio 2003 n. 1026, Cass. 5161 del 1986): "Per l'obbligazione dedotta in giudizio, ai sensi dell'art. 20 cod. proc. civ. - a proposito della facoltà di scelta tra il giudice del luogo in cui l'obbligazione è sorta e quello del luogo dove l'obbligazione deve eseguirsi - deve intendersi quella originaria, non quella derivata e sostituita: pertanto, nel caso di inadempimento, per la proposizione della domanda di risarcimento del danno, il creditore conserva l'iniziale facoltà di scelta del foro territoriale con riferimento alla obbligazione originaria, di cui quella di risarcimento è sostitutiva" Cass. n. 248 del 1983, con specifico riferimento al contratto di trasporto, ha precisato che - anche in relazione alla pretesa risarcitoria per il suo inadempimento (per la perdita e per le avarie delle cose trasportate) - "poiché l'obbligazione fondamentale e primaria è quella di operare il trasporto delle cose dal luogo di carico a quello di destinazione, risultando accessoria e strumentale quella di custodia, il "forum destinatae solutionis" va individuato nel luogo ove le cose devono essere trasportate, nell'interezza ed integrità del carico". Sfugge pertanto a qualsiasi censura la sentenza della Corte d'Appello di Firenze che ha ritenuto la competenza territoriale del Tribunale di Lucca, con riferimento al luogo dove doveva essere effettuato il trasporto.
Con il secondo motivo le ricorrenti principali denunciano violazione e falsa applicazione degli artt. 106 e 167 c.p.c., nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia.
I giudici di appello avevano errato nel ritenere le domande formulate da LD contro UPS e FONDIARIA inammissibili perché tardive. Le domande di soggetti (come LD) che, sia pur inizialmente convenuti, si erano costituiti nel corso del giudizio e prima dell'apertura della udienza ex art. 184 c.p.c. dovevano considerarsi pienamente ammissibili non avendo le stesse comportato estensioni o modificazioni della materia da decidere.
L'altra società incaricata del trasporto (LE) si era infatti costituita nei termini ed era stata autorizzata a chiamare in causa sia UPS che FONDIARIA, nei confronti delle quali aveva svolto le domande di garanzia.
La domanda di LD nei confronti delle stesse società non poteva pertanto essere considerata inammissibile in quanto tardiva, considerato che questa società si era limitata a svolgere le domande già proposte dalla LE, tempestivamente costituita. Le censure delle due ricorrenti principali non sono fondate. La giurisprudenza di questa Corte è ferma nel ritenere (Cass. n. 6092 del 2000) che la chiamata in causa di un terzo non può essere autorizzata dal giudice dopo la prima udienza, neanche se l'interesse della parte ad ottenere la partecipazione del detto terzo nel giudizio sia sorto nel corso dello svolgimento del processo ed a seguito della difesa avversaria e dell'istruttoria espletata. Nello stesso senso, Cass. 28 maggio 2007 n. 12490 ha ribadito che:
Il convenuto per poter legittimamente formulare, ai sensi del combinato disposto dell'art. 167 c.p.c., comma 3, e art. 269 cod. proc. civ., l'istanza di chiamata in causa di un terzo deve necessariamente costituirsi tempestivamente, ovvero nel rispetto del termine fissato dall'art. 166 c.p.c., di modo che in caso di tardività della costituzione deve conseguire la declaratoria di inammissibilità della predetta richiesta. Ai fini dell'osservanza di detto termine, stante l'esplicita previsione contenuta nello stesso art. 166 cod. proc. civ., per il suo computo a ritroso deve aversi riguardo (in via esclusiva) all'udienza indicata nell'atto di citazione e non (anche) a quella eventualmente successiva, cui la causa sia stata rinviata d'ufficio, ai sensi dell'art. 168 bis c.p.c., comma 4, in ragione del calendario delle udienze del giudice designato.
Nel caso di specie costituisce circostanza pacifica che LD si sia costituita tardivamente (con la comparsa del 21 maggio 1998) così accettando il giudizio nello stato in cui si trovava, con tutte le preclusioni già verificatesi.
Con il terzo motivo le ricorrenti principali deducono, sotto altro profilo, violazione e falsa applicazione degli artt. 106 e 167 c.p.c., degli artt. 13 87 e seguenti e 1703 e ss. c.c., omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia.
Rilevano ancora le ricorrenti principali che LE ebbe a formulare tempestivamente la domanda di garanzia contro UPS, e venne autorizzata dal Tribunale alla chiamata in causa di detta società, previo differimento della udienza.
Con riferimento a tale, tempestiva, domanda di garanzia avanzata da LE, i giudici di appello avevano invece dichiarato la prescrizione del relativo diritto, ai sensi dell'art. 2951 c.c., poiché la richiesta di risarcimento (del 3 novembre 1995) era di oltre un anno successiva alla data in cui avrebbe dovuto avvenire la consegna della merce.
Le censure proposte avverso tale statuizione sono prive di fondamento.
Secondo Cass. 13 dicembre 2002 n. 15936, infatti:
Quando venga proposta domanda atta a far valere la responsabilità contrattuale del vettore per mancata riconsegna della merce affidatagli, sia pure a causa di un furto, si applica la prescrizione annuale di cui all'art. 2951 cod. civ., che decorre non dal giorno del furto, ma dal giorno in cui la riconsegna sarebbe dovuta avvenire. (Nello stesso senso vds. Cass. n. 10129 del 2001). LE non aveva tempestivamente avanzato alcuna richiesta di risarcimento nei confronti della UPS.
Trattandosi di soggetti giuridici diversi e del tutto autonomi, ha rilevato la Corte territoriale, LE non poteva avvantaggiarsi, conseguentemente, della precedente messa in mora e richiesta di risarcimento avanzata da LD contro UPS.
La Corte territoriale ha osservato, con accertamento insindacabile in questa sede, che non vi era, tra l'altro, nelle missive inviate a questa ultima società, menzione alcuna della circostanza che LE provvedeva alla messa in mora anche in qualità di mandataria di LE. Nelle lettere prodotte, infatti, non risultava ne' il marchio ne' il logo di LE.
Costituiva, hanno correttamente concluso i giudici di appello, circostanza del tutto irrilevante che la LE costituisse una società operativa del gruppo LD e fosse da questa totalmente controllata. Sulla base di tali premesse, attenendosi al consolidato orientamento giurisprudenziale di questa Corte in materia di società di gruppo, i giudici di appello hanno ritenuto non produttivi di effetti in capo a LE gli atti compiuti verso un terzo soggetto (UPS) da soggetto del tutto autonomo (LD).
Infine, per quanto riguarda la domanda di garanzia rivolta contro la FONDIARIA, i giudici di appello hanno dato atto che la estensione della polizza assicurativa in favore di LE non poteva dirsi più operativa, avendo questa società cessato ogni attività dal 31 marzo 1993.
Sicché - hanno concluso gli stessi giudici con motivazione ineccepibile (e non sottoposta a censura in questa sede) - nel novembre 1994, cioè quando si era verificato il furto in questione, la garanzia assicurativa non era più in vigore, almeno nei confronti di LE.
Con il quarto motivo le due ricorrenti principali denunciano violazione e falsa applicazione dell'art. 1310 c.c., nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia.
La questione della mancata interruzione della prescrizione nei confronti di UPS da parte di LE era stata erroneamente risolta dai giudici di appello.
Se è vero, infatti, che tra vettore e subvettore sussiste una responsabilità solidale per i danni arrecati al mittente o al destinatario, è anche vero che gli atti con i quali il creditore interrompe la prescrizione contro uno dei debitori in solido hanno effetto riguardo agli altri debitori (art. 1310 c.c., comma 1). L'interruzione della prescrizione effettuata da Mitsui e Tokio contro LE doveva pertanto essere considerata efficace interruzione della prescrizione anche nei rapporti tra questa ultima e il subvettore UPS.
Osserva sul punto il Collegio:
La responsabilità solidale di vettore e subvettore sussiste solo nel trasporto cumulativo.
Il subvettore è responsabile nei riguardi del vettore per l'esecuzione del trasporto, ma non risponde direttamente nei confronti del mittente originario. Non esiste neppure solidarietà tra vettore e subvettore nei confronti del destinatario della merce trasportata (Cass. 7 agosto 1996 n. 7247).
Nel trasporto di merci concordato dal mittente con un unico vettore, il quale - come nel caso di specie - si avvalga per l'esecuzione del contratto di altro vettore con il quale stipuli un contratto di subtrasporto (fattispecie diversa da quella regolata dall'art. 1700 cod. civ.) non sussiste responsabilità solidale tra i diversi vettori nei confronti del destinatario della merce. Secondo Cass. 12 dicembre 2003 n. 19050: In tema di contratto di trasporto di merci, il vettore che, obbligatosi ad eseguire il trasporto delle cose dal luogo di consegna a quello di destinazione in contratto, si avvale dell'opera di altro vettore, con il quale conclude in nome e per conto proprio, risponde della regolarità dell'intero trasporto nei confronti del caricatore e del mittente, restando obbligato anche per il ritardo, la perdita o l'avaria imputabili al subvettore; poiché, peraltro, nell'ambito dello stipulato contratto di subtrasporto, egli assume la qualità di submittente in caso di perdita delle cose, egli può far valere la responsabilità risarcitoria del subvettore, indipendentemente dal fatto che il mittente abbia esperito o meno azione di danni nei suoi confronti (cfr. Cass. 7217 del 1991).
Ha confermato, infine, questa Corte (Cass. n. 698 del 1995) che nel trasporto di merci concordato dal mittente con un unico vettore, il quale si avvalga per l'esecuzione del contratto di un altro vettore con il quale stipuli un contratto di subtrasporto (ipotesi diversa da quella del trasporto cumulativo, regolato dall'art. 1700 cod. civ., configurabile quando alla esecuzione del trasporto, sulla base di un unico contratto, si impegnano successivi vettori) non sussiste una responsabilità solidale dei diversi vettori (diversamente da quanto previsto per il trasporto cumulativo dall'art. 34 della Convenzione di Ginevra del 19 maggio 1956 relativa al contratto di trasporto internazionale su strada, resa esecutiva con L. n. 1621 del 1960, per i rapporti a cui sia applicabile), con la conseguenza che l'azione proposta dal mittente contro il soggetto incaricato da vettore non vale ad interrompere la prescrizione nei confronti di quest'ultimo. Con il quinto motivo le ricorrenti principali denunciano violazione e falsa applicazione degli artt. 99 e ss. c.p.c. nonché violazione e falsa applicazione degli artt. 339 e ss. c.p.c., nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia.
Poiché l'appello costituisce un mezzo di revisione del precedente giudizio, lo stesso non è strettamente vincolato ai motivi espressi nell'atto di appello.
Pertanto, l'ambito oggettivo dell'atto di impugnazione deve essere accertato facendo riferimento sia alle conclusioni dell'impugnante che alle concrete intenzioni manifestate nella parte motiva dell'atto stesso.
Considerato che nelle conclusioni dell'appello LD e LE avevano chiesto espressamente la "integrale riforma" della sentenza impugnata era del tutto evidente che i giudici di appello non potevano esimersi dal riformare - quanto meno - la statuizione del primo giudice che, pur in difetto di una domanda in tal senso di Mitsui e Tokio - aveva condannato in solido LD e LE, pur in mancanza di esplicita domanda in tale direzione.
Anche questa censura appare, ad avviso del Collegio, del tutto destituita di fondamento.
Con accertamento di merito, che sfugge a qualsiasi censura, i giudici di appello hanno rilevato che la condanna delle due società in via solidale (non richiesta affatto dalle due originarie attrici) non era stata sottoposta a impugnazione, sicché la stessa doveva, comunque, considerarsi passata in giudicato.
Con il sesto motivo le due ricorrenti principali denunciano violazione e falsa applicazione della L. 22 agosto 1985, n. 460, artt. 1 e ss. e successive integrazioni e modificazioni, degli artt. 184 e 356 c.p.c. nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia. Le due ricorrenti principali avevano formulato tutta una serie di richieste istruttorie volte a dimostrare come nella gestione del collo sottratto, fosse stata usata la ordinaria diligenza. Tali richieste, non accolte dal giudice di primo grado, erano state reiterate in grado di appello.
Sostanzialmente senza alcuna motivazione la Corte territoriale aveva rigettato tali richieste, senza tener conto di una serie di circostante che risultavano dalla documentazione prodotta e dalla presenza del furgone all'interno di un piazzale recintato della UPS Italia.
Le due società Tokio e Mitsui non avevano dedotto ne' fornito prova alcuna del valore della telecamera sottratta; il giudice di primo grado si era, in effetti, basato su quanto dichiarato dalle due attrici senza disporre alcuna attività istruttoria sul punto. Le censure sono inammissibili ancor prima che infondate. Le ricorrenti principali non riportano integralmente i capitoli di prova sui quali avrebbe dovuto svolgersi la prova testimoniale non ammessa dai giudici di appello.
Sotto altro profilo, si rileva che l'accertamento della sussistenza o meno della colpa grave del vettore stradale per perdita o avaria delle cose trasportate agli effetto della L. 22 agosto 1985, n. 450, art. 1 costituisce indagine di fatto, come tale demandata al giudice di merito, ed insindacabile in sede di legittimità quando sia - come nel caso di specie - adeguatamente motivata (Cass. n. 10423 del 1998, cfr. anche Cass. 14456 del 2001).
Con il settimo motivo le due ricorrenti denunciano violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia.
La Corte territoriale avrebbe dovuto in ogni caso disporre la integrale compensazione delle spese.
Anche questo motivo deve essere rigettato. considerato che i giudici di appello hanno applicato il principio della soccombenza. Ha rilevato questa Corte (Cass. 22541 del 2006, cfr. Cass. 8623 del 2005): "In tema di spese processuali e con riferimento al testo dell'art. 92 cod. proc. civ., nella sua versione anteriore alla sua sostituzione intervenuta per effetto della L. 28 dicembre 2005, n. 263, art. 2, comma 1, lett. a) (e succ. modif. ed integr.), la valutazione dell'opportunità della compensazione totale o parziale delle stesse rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito, senza che sia richiesta una specifica motivazione al riguardo". Da ciò consegue che la relativa statuizione, in quanto espressione di un potere discrezionale attribuito dalla legge, è incensurabile in sede di legittimità, salvo che non risulti violato il principio secondo cui le spese non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa ovvero che la decisione del giudice di merito sulla sussistenza dei giusti motivi ai sensi del citato art. 92 cod. proc. civ. sia accompagnata dall'indicazione di ragioni palesemente illogiche e tali da inficiare, per la loro inconsistenza o la evidente erroneità, lo stesso processo formativo della volontà decisionale espressa sul punto. Ipotesi, queste, tuttavia non ravvisabili nel caso di specie.
La decisione della Corte territoriale di non disporre la compensazione delle spese sfugge a qualsiasi censura, avendo la stessa fatto applicazione del principio della soccombenza. Il rigetto del ricorso principale determina l'assorbimento del ricorso incidentale, espressamente qualificato come condizionato. Le ricorrenti in solido devono essere condannato al pagamento delle spese liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi.
Rigetta il ricorso principale, assorbito l'incidentale. Condanna le due ricorrenti in solido al pagamento delle spese del giudizio che liquida in Euro 2.600,00 (duemilaseicento/00) di cui Euro 2.500,00 (duemilacinquecento) per onorari di avvocato oltre spese generali ed accessori di legge.
Così deciso in Roma, il 26 novembre 2007. Depositato in Cancelleria il 10 gennaio 2008


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