massime 
Corte di Cassazione
Sez. 5, Sentenza n. 2849 del 7 febbraio 2008
Presidente: Lupi F.  Estensore: Scuffi M.  Relatore: Scuffi M.  P.M. Martone A. (Diff.)
Unione camere (Forti ed altri) contro Min. Economia e Finanze (Avv. Gen. Stato)
(Sentenza impugnati: App. Trieste, 28 Novembre 2002)

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TRIBUTARIA
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. LUPI Fernando - Presidente -
Dott. D'ALONZO Michele - Consigliere -
Dott. RUGGIERO Francesco - Consigliere -
Dott. SOTGIU Simonetta - Consigliere -
Dott. SCUFFI Massimo - rel. Consigliere -
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso proposto da:

UNIONCAMERE, UNIONE ITALIANA DELLE CAMERE DI COMMERCIO, INDUSTRIA, AGRICOLTURA E ARTIGIANATO, in persona del Presidente pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA CORSO VITTORIO EMANUELE II 142, presso lo studio dell'avvocato FORTI BASILIO, che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati LORIZIO ATHENA, PAOLA MARIANI, ALESSANDRO PESCE, giusta delega in calce;
- ricorrente -
contro
MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministro pro tempore, AGENZIA DELLE DOGANE, in persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliati in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e difende ope legis;
- controricorrenti -
avverso la sentenza n. 614/02 della Corte d'Appello di TRIESTE, depositata il 28/11/02;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 19/12/07 dal Consigliere Dott. Massimo SCUFFI;
udito per il ricorrente l'Avvocato LORIZIO, che ha chiesto l'accoglimento;
udito per il resistente l'Avvocato dello Stato DE STEFANO, che ha chiesto il rigetto;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. MARTONE Antonio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L'Unione italiana delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato Agricoltura (infra Unioncamere) proponeva opposizione all'ingiunzione emessa dalla Dogana di Trieste per il pagamento, in qualità di garante,dei dazi e diritti doganali evasi in relazione a trasporti di mobili effettuati con carnet TIR dalla Germania con destinazione Grecia.
Eccepiva - in rito - l'intervenuta prescrizione della pretesa doganale sia a sensi del D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43, art. 84 (triennale) posto che la richiesta di pagamento con contestuale liquidazione dei diritti risaliva al 25.6.1994 mentre l'ingiunzione era stata notificata il 21.4.1998 sia a sensi dell'art. 11, comma 2 della Convenzione Tir del 1975 risultando tardivo anche l'invito di pagamento (due anni a far tempo dalla comunicazione di mancato appuramento).
Adduceva nel merito la violazione della Convenzione TIR del 1975 (art. 8)stabilente che il pagamento doveva essere preventivamente reclamato al debitore principale, cosa che nella specie non era avvenuto e l'insussistenza della evasione posto che il volet 2 del carnet TIR risultava debitamente timbrato dalla dogana greca di destinazione.
Il Tribunale di Trieste respingeva l'opposizione con sentenza che veniva confermata dalla Corte di appello la quale assumeva che i termini decadenziali si erano interrotti con l'invito di pagamento a far tempo del quale iniziava a decorrere il termine prescrizionale ordinario regolante il recupero del credito erariale; che il carnet TIR non era stato mai appurato dalla dogana greca nonostante le ripetute richieste dell'Autorità italiana; che l'errore "numerico" commesso dal funzionario nel comunicare l'avvenuto appuramento non poteva valere come riconoscimento di non debenza dell'imposta. Ricorre per la cassazione della sentenza Unioncamere svolgendo 4 motivi di censura.
1. violazione del D.P.R. n. 43 del 1973, art. 84 posto che il termine triennale così come ridotto a far data dall'1.1.1991 a seguito della legge comunitaria del 1990 era di prescrizione (e non di decadenza), prevaleva su quello ordinario generale ed era irrimediabilmente maturato alla data dell'emissione dell'ingiunzione opposta come pure era prescritto il diritto nei confronti dell'obbligato principale;
2. violazione dell'art. 11 della Convenzione TIR non essendo stata rispetta la tempistica prevista tra il mancato scarico del carnet e la richiesta di pagamento al garante sottoposta ad analoghi termini di prescrizione che per essere interrotta avrebbe dovuto comportare l'emissione dell'ingiunzione nei due anni successivi alla richiesta di pagamento;
3. violazione del principio di legittimo affidamento ed omessa motivazione sul punto posto che dopo la comunicazione della Dogana, il garante che nulla sapeva delle modalità del trasporto - aveva confidato in buona fede nella regolarità dell'operazione di appuramento tanto più che Terrore era stato evidenziato dopo due anni e successivamente alla emissione dell'ingiunzione;
4. omessa motivazione sulla violazione dell'art. 8, comma 7 della Convenzione TIR circa l'obbligo dell'Amministrazione di chiedere il pagamento dei dazi preventivamente all'obbligato principale e solo successivamente al garante come tempestivamente eccepito in sede di appello non essendo stata emessa alcuna ingiunzione nei confronti del primo.
Resiste con controricorso l'Unioncamere.
Entrambe le parti hanno depositato memoria difensiva.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. I primi due motivi di ricorso - che possono essere congiuntamente esaminati per la loro intima colleganza - sono fondati. Va premesso che la eccezione di decadenza - prescrizione è stata affrontata dalla Corte di appello e rigettata.
L'Amministrazione controricorrente ritiene che il punto non possa essere oltre discusso in quanto inammissibile in rito quale questione risolta in fatto della quale non sarebbe più consentita la trattazione in sede di legittimità.
Vero è invece che la Corte di appello ha emesso una statuizione di diritto in relazione al campo di azione della prescrizione civilistica e della prescrizione doganale e dunque suscettibile di sindacato sotto il profilo della violazione di legge. Quanto poi al rilievo di tardività dell'eccezione - al di là del difetto di autosufficienza che ne contraddistingue modi e tempi di proposizione - esso risulta prefigurato solo nella memoria difensiva dell'Amministrazione e dunque non può trovare ingresso in questa sede. Le memorie di cui all'art. 378 c.p.c., sono infatti destinate esclusivamente ad illustrare ed a chiarire i motivi della impugnazione, ovvero alla confutazione delle tesi avversarie, non possono essere colà dedotte nuove censure ne' venire sollevate questioni nuove, che non siano rilevabili d'ufficio, e neppure può essere specificato, integrato o ampliato il contenuto dei motivi originari di ricorso(Cass. 14570/04).

2. Per venire al merito della censura circa l'errore di diritto in cui sarebbe incorsa la Corte di appello ritiene la Corte fondata la relativa doglianza.
La Corte ha innanzitutto qualificato il termine di cui al D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43, art. 84, come di decadenza mentre invece trattasi - stante la inequivoca formulazione della norma - di termine di prescrizione di durata triennale (così come ridotto a far data dall'1.5.1991 dalla L. n. 428 del 1990, art. 29, comma 1). Sia il titolo della disposizione sia il testo non lasciano spazio ad interpretazioni differenti, non potendo del resto esservi decadenza al di fuori di una specifica ed espressa previsione legislativa. Il termine ordinario di prescrizione ex art. 2946 c.c., richiamato dalla Corte di Appello non ha ragion d'essere nella materia specifica della riscossione dei diritti doganali (tanto è che la norma generale limita la sua applicazione ai casi in cui non sia diversamente disposto)risultando nella fattispecie applicabile il triennio di prescrizione a far tempo dalla data di insorgenza dell'obbligazione doganale pacificamente risalente alla presa in carico della merce per il trasporto (gennaio 1993).
Nè può essere recuperato il termine decennale facendo assumere al credito erariale una volta intimato la natura creditoria ordinaria in forza di una asserita novazione dell'originario rapporto di imposta. Al di là del fatto che la novazione è una forma di estinzione dell'obbligazione per volontà delle parti mediante costituzione di una nuova obbligazione diversa da quella originaria per l'oggetto ed il titolo giammai un credito ordinario potrebbe beneficiare delle procedure ingiuntive proprie della riscossione dei tributi. Ora il termine di prescrizione - a differenza della decadenza - soggiace alla disciplina dell'interruzione ex art. 2943 c.c. e tale effetto ha sicuramente prodotto l'avviso - invito di pagamento notificato all'ente garante il 12.4.1994 (secondo quanto sostenuto nella memoria dell'Amministrazione) ovvero il 25.6.1994 (secondo quanto riportato nell'espositiva della sentenza impugnata). Sta di fatto, peraltro, che iniziando a decorrere da tali date un nuovo periodo di prescrizione a sensi dell'art. 2945 c.c. sia l'ingiunzione di pagamento notificata il 21.4.1998 sia il rinnovo della richiesta di pagamento inoltrata il 6.5.1998 a rettifica di precedente comunicazione di avvenuto appuramento risultano comunque effettuate oltre il triennio di comporto con riferimento ad entrambe le menzionate date di nuova decorrenza Inutile poi soggiungere che le attività di indagine medio tempore compiute dall'Amministrazione ancorché sollecitate da Unioncamere ai fini delle occorrenti verifiche di appuramento del carnet non rientrano tra le circostanze interruttive come pure irrilevante sui corso dei termini è l'errata comunicazione del funzionario delle dogane, l'interruzione presupponendo un atto di messa mora rinvenibile unicamente nell'invito di pagamento e/o nell'ingiunzione.
Anche tenuto conto che la Convenzione TIR adottata a Ginevra il 14.11.1975 ratificata e resa esecutiva in Italia con L. 12.8.1982 n. 706 istituisce all'art. 8 una responsabilità solidale tra debitore principale ed Associazione garante con la conseguenza che l'interruzione della prescrizione contro l'uno vale a fini interruttivi nei confronti dell'altra (art. 1310 c.c.), risulta dalla memoria difensiva dell'Amministrazione che il vettore è stato invitato al pagamento con intimazioni del 18.9.1997 e del 21.11.1997 che si collocano pure esse cronologicamente al di fuori del periodo triennale anzidetto.

3. Quanto poi al rispetto della tempistica disposta dall'art. 11 della citata Convenzione del 1975 il quale stabilisce che la richiesta di pagamento deve essere trasmessa non oltre i due anni a far tempo dalla data in cui l'ente garante è stato informato del mancato appuramento dell'operazione (informativa quest'ultima da inoltrare entro 1 anno dal mancato scarico del documento), ritiene la Corte che l'indicata sequenza non sia stata osservata, a prescindere dalla sua rilevanza posto che la disciplina per come formulata sembra introdurre meri obblighi procedi mentali di comunicazione per evitare che trascorra un tempo eccessivo tra i prescritti adempimenti lasciando inalterata la normativa generale sui termini di recupero dei diritti doganali contro qualunque obbligato secondo le previgenti disposizioni del TULD di cui al D.P.R. n. 43 del 1973.
Infatti nel 1994 - come si è visto - sono stati liquidati e pretesi i diritti per il mancato appuramento dell'operazione mentre solo nel 1998 è stato confermato che il carnet rimaneva inappurato e spiccata la relativa ingiunzione di pagamento.

4. Il ricorso va dunque accolto su tali pregiudiziali - assorbiti gli ulteriori motivi di gravame - e non occorrendo ulteriori indagini di merito andrà accolta l'opposizione con declaratoria di illegittimità dell'ingiunzione doganale.
Stante la natura della controversia possono compensarsi tra le parti le spese dell'intero giudizio.

P.Q.M.

LA SUPREMA CORTE
Accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e - decidendo nel merito - accoglie l'opposizione e dichiara l'illegittimità dell'ingiunzione doganale. Compensa le spese dell'intero giudizio. Così deciso in Roma, il 19 dicembre 2007. Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2008


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