massime 
Corte di Cassazione
Sez. 5, Sentenza n. 9938 del 16 aprile 2008
Presidente: Prestipino G.  Estensore: Botta R.  Relatore: Botta R.  P.M. De Nunzio W. (Diff.)
Da Vincenzo Di Bellocchio Snc (Olivieri ed altro) contro Com. San Benedetto Del Tronto (Del Federico ed altro)
(Sentenza impugnata: Comm. Trib. Reg. Ancona, 16 Giugno 2004)

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TRIBUTARIA
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. PRESTIPINO Giovanni - Presidente -
Dott. BERNARDI Sergio - Consigliere -
Dott. CARLEO Giovanni - Consigliere -
Dott. ZANICHELLI Vittorio - Consigliere -
Dott. BOTTA Raffaele - rel. Consigliere -
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso proposto da:

Da Vincenzo di Bellocchio G. & C. s.n.c., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, via Bafile 5, presso lo studio dell'avv. Fiormonte, rappresentata e difesa dall'avv. Olivieri Renato giusta delega in calce al ricorso;
- ricorrente -
contro
Comune di San Benedetto del Tronto, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente domiciliato in Roma, via F. Denza 20, presso lo studio degli avv.ti prof. del Federico Lorenzo e Laura Roma, rappresentato e difeso dall'avv. prof. Del Federico Lorenzo giusta delega a margine del ricorso;
- controricorrente -
avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale delle Marche (Ancona), Sez. 7, n. 94/7/03, del 19 novembre 2003, depositata il 9 giugno 2004, notificata il 16 settembre 2004.

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 5 febbraio 2008 dal Relatore Cons. Dr. Raffaele Botta;
Udito l'avv. Lorenzo del Federico per il Comune controricorrente;
Udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DE NUNZIO Wladimiro, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La controversia riguarda l'impugnazione di quattro avvisi di accertamento relativi ad ICI per l'anno 1998 concernente l'imposta dovuta su fabbricato costituente stabilimento balneare insistente su area demaniale in concessione.
La Commissione adita accoglieva il ricorso, ma la decisione era riformata in appello, con la sentenza in epigrafe, avverso la quale la società contribuente propone ricorso per Cassazione con due motivi. Resiste il Comune di San Benedetto del Tronto con controricorso, illustrato anche con memoria.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente deve essere rigettata l'eccezione di inammissibilità del ricorso, sollevata dalla parte controricorrente, in ragione del fatto che la procura speciale rilasciata in calce allo stesso è riferita alla impugnazione di una sentenza diversa da quella che con il ricorso si dichiara di voler effettivamente impugnare. Poiché dal contesto del ricorso risulta con chiarezza quale sia la sentenza oggetto dell'impugnazione, la cui copia autentica è peraltro coerentemente prodotta in giudizio, la diversa indicazione del numero della sentenza apposto nella procura in calce - numero che appartiene ad una sentenza che è contestualmente impugnata con altro ricorso - deve essere interpretato come mero errore materiale che non determina l'inammissibilità del ricorso.
Con i due motivi di ricorso, che possono essere esaminati congiuntamente per ragioni di connessione logica, si deduce la violazione e falsa applicazione del combinato disposto di cui all'art. 1 cod. nav., art. 953 c.c. e D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 3, nonché vizio di motivazione, lamentando che il giudice di merito abbia affermato l'esistenza di un diritto di superficie che, invece, non sarebbe coerente con le specifiche clausole contrattuali. Il problema posto è se sia soggetto ad ICI il concessionario di un'area demaniale anche prima del 1 gennaio 2001, data di entrata in vigore della L. n. 388 del 2000, art. 18, a norma del quale "nel caso di concessione su aree demaniali soggetto passivo (ICI) è il concessionario".
Le censure sono fondate. La sentenza impugnata risolve il proprio decisum in una adesione al principio di diritto espresso dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 1324 del 1997, affermando in buona sostanza che, in assenza di espressa regolamentazione contenuta nel codice della navigazione, per l'ipotesi in cui siano state autorizzate costruzioni ad opera di privati su beni del demanio marittimo, opera il rinvio contenuto nell'art. 1 del codice de quo, secondo il quale, in questo caso, e nel caso in cui "non ve ne siano di applicabili per analogia, si applica il diritto civile", con la conseguenza che la natura demaniale del bene dato in godimento non osta alla qualificabilità del diritto del concessionario in termini di diritto di superficie. Tuttavia, questa resta una affermazione astratta, in quanto questa Corte ha precisato che "al fine di stabilire se una concessione amministrativa su di un bene appartenente al demanio marittimo sia costitutiva di diritti aventi natura reale o meramente obbligatoria, risulta decisiva la complessiva interpretazione - di competenza del giudice di merito, trattandosi di apprezzamenti di fatto - del "titolo" costitutivo del diritto e, cioè, dell'atto di concessione" (Cass. n. 4402 del 1998). Occorre pur sempre cioè che il giudice proceda all'interpretazione dell'atto di concessione del godimento del bene pubblico, che deve essere condotta alla stregua del suo contenuto come risulta esplicitato nella sua regolamentazione nelle clausole in cui si articola, di modo che possa verificarsi se il suddetto atto rappresenti in concreto titolo costitutivo del diritto reale suddetto, ovvero di un diritto di natura obbligatoria. Nella specifica tematica della possibile soggezione ad ICI, questa prospettiva è stata ribadita da Cass. n. 22757 del 2004 che ha dato specifico rilievo alla "destinazione dell'opera costruita dal concessionario al momento della cessazione del rapporto, atteso che, se essa torna nella disponibilità del concedente, si è in presenza di un rapporto obbligatorio, mentre, se essa passa in proprietà del concessionario, il diritto in virtù del quale questi l'ha realizzata ha sicuramente la natura reale del diritto di superficie". Poiché nella specie è mancata la dovuta interpretazione del contratto, il ricorso deve essere accolto e la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio della causa ad altra Sezione della Commissione Tributaria Regionale delle Marche, che provvederà anche in ordine alle spese della presente fase del giudizio.

P.Q.M.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per le spese ad altra Sezione della Commissione Tributaria Regionale delle Marche.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 5 febbraio 2008. Depositato in Cancelleria il 16 aprile 2008


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