massime 
Corte di Cassazione
Sez. L, Sentenza n. 19291 del 14 luglio 2008
Presidente: Sciarelli G.  Estensore: Ianniello A.  Relatore: Ianniello A.  P.M. Apice U. (Conf.)
Inps (Sgroi ed altri) contro La Spezia Container Terminal Spa ed altri (Paroletti)
(Sentenza impugnata: App. Genova, 16 giugno 2004)

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE LAVORO
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. SCIARELLI Guglielmo - Presidente -
Dott. FIGURELLI Donato - Consigliere -
Dott. MAIORANO Francesco Antonio - Consigliere -
Dott. VIDIRI Guido - Consigliere -
Dott. IANNIELLO Antonio - rel. Consigliere -
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso proposto da:

I.N.P.S. - ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DELLA FREZZA 17, presso l'Avvocatura Centrale dell'Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati SGROI ANTONINO, CORRERA FABRIZIO, CORETTI ANTONIETTA, giusta delega in atti;
- ricorrente -
contro
LA SPEZIA CONTAINER TERMINAL S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA VIA DEGLI SCIPIONI 288, presso lo studio dell'avvocato PERSIANI MATTIA, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati CARBONE SERGIO MARIA, PAROLETTI CAMILLO, giusta procura speciale atto notar GIOVANNI CARLO FEDERICI di La Spezia del 22/04/05, rep. 100481;
- controricorrente -
e contro
COSTA ANDREA, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEGLI SCIPIONI 288, presso lo studio dell'avvocato PERSIANI MATTIA, che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati PAROLETTI CAMILLO, MUNARI FRANCESCO, giusta delega in atti;
- controricorrente -
avverso la sentenza n. 548/04 della Corte d'Appello di GENOVA, depositata il 16/06/04 r.g.n. 779/02;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 13/05/08 dal Consigliere Dott. Antonio IANNIELLO;
udito l'Avvocato SGROI ANTONINO;
udito l'Avvocato ROSSI GUIDO per delega PERSIANI MATTIA;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. APICE Umberto che ha concluso per il rigetto del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con separati ricorsi al Tribunale di La Spezia, quale giudice del lavoro, la s.p.a. La Spezia Container Terminal e Andrea Costa, nella qualità di presidente di tale società, avevano proposto opposizione avverso l'ordinanza-ingiunzione n. 177/95, notificata il 25 marzo 2000, con la quale l'INPS ingiungeva loro il pagamento della somma di L. 70.830.000 (alla prima quale debitrice principale e al secondo quale debitore solidale) a titolo di sanzioni amministrative derivanti da omissioni contributive relative al periodo dal luglio 1990 al maggio 1994. Alla base della dedotta omissione contributiva l'INPS aveva posto l'assunto secondo cui i rapporti contrattuali intercorsi tra la società opponente - concessionaria di un terminale presso il porto di La Spezia - ed imprese terze per lo svolgimento dei servizi portuali erano stati posti in essere in violazione della L. 23 ottobre 1960, n. 1369, art. 1 per cui il personale di tali imprese terze utilizzato dalla società avrebbe dovuto essere ritenuto dipendente da questa, quindi tenuta per esso al versamento dei contributi previdenziali.
Riuniti i ricorsi, il primo giudice, senza entrare nel merito della questione, aveva accolto le opposizioni in base alla considerazione dello ius superveniens rappresentato dall'entrata in vigore della L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 116, comma 12 che aveva abolito le sanzioni amministrative relative alle violazioni in materia di previdenza e assistenza obbligatorie - consistenti nell'omissione totale o parziale del versamento dei contributi o premi o dalle quali derivi tale conseguenza, ritenendo che tale norma fosse dotata di efficacia retroattiva.
Su appello dell'INPS, la Corte d'appello di Genova, con sentenza depositata il 16 giugno 2004 e notificata il 31 gennaio 2005, pur aderendo alla giurisprudenza divenuta prevalente di questa Corte suprema, secondo la quale la citata L. n. 388 del 2000, art. 116, comma 12 non ha efficacia retroattiva, ha egualmente respinto l'appello, accogliendo l'opposizione con una diversa motivazione. In particolare, la Corte territoriale ha affermato - alla luce dell'analisi della normativa di legge succeduta nel tempo a disciplinare la materia del lavoro portuale con riferimento all'epoca delle pretese violazioni e tenendo conto dei ripetuti interventi della Corte di giustizia CE su tale disciplina di legge (in particolare con le sentenze del 10 dicembre 1991 in causa C-179/90 e 12 febbraio 1998 in causa C-163/96) - che nel periodo dal luglio 1990 al maggio 1994, cui si riferiscono i verbali ispettivi posti alla base dell'ordinanza-ingiunzione, non fosse applicabile alle attività portuali il divieto di cui alla L. n. 1369 del 1960, art. 1. Avverso la sentenza l'INPS propone tempestivo ricorso per cassazione affidato a due motivi.
Resistono alle domande la società e il suo Presidente con separati tempestivi controricorsi.
Infine, la società, in prossimità dell'udienza, ha depositato una memoria difensiva ai sensi dell'art. 378 c.p.c..

MOTIVI DELLA DECISIONE

1 - Col primo motivo di ricorso, l'INPS deduce la violazione di legge e il vizio di motivazione della sentenza impugnata, relativamente alla ritenuta inapplicabilità nel settore delle operazioni portuali per conto terzi del divieto di interposizione di mano d'opera di cui alla L. 23 ottobre 1960, n. 1369, art. 1 a seguito della sentenza della Corte di Giustizia CE del 10 dicembre 1991 in causa C-179/90. L'Ente premette che gli atti di cui deduce l'illegittimità sono stati sostanzialmente compiuti nel quadro della normativa vigente prima della L. 28 gennaio 1994, n. 84 (entrata in vigore il 19 aprile 1994) e quindi della disciplina del codice della navigazione, il quale agli artt. 110 e 111 stabiliva l'obbligo (penalmente sanzionato) per le imprese concessionarie dei servizi portuari di servirsi per l'esecuzione delle operazioni portuali (di imbarco, sbarco, trasbordo, deposito e movimento in genere delle merci e di ogni altro materiale) esclusivamente delle maestranze costituite nelle compagnie o nei gruppi portuali, i cui soci-lavoratori devono possedere la cittadinanza italiana.
Tale disciplina non era stata intaccata dall'entrata in vigore della L. n. 1369 del 1960, rimanendo disciplina generale relativamente al lavoro portuale, cui non era pertanto ritenuto applicabile il divieto di ed. appalto di manodopera.
Nel 1990, la richiesta applicazione di tale disciplina avanti al Tribunale di Genova aveva originato la proposizione, da parte di questo alla Corte di Giustizia CE di una questione pregiudiziale relativamente alla interpretazione degli artt. 7, 30, 85, 86 e 90 del Trattato.
Con sentenza del 10 dicembre 1991 in causa n. 179/90, la Corte di giustizia aveva dichiarato che il combinato disposto dell'art. 90, n. 1 e degli artt. 30, 48 e 86 del trattato CE osta alla normativa di uno Stato membro che obblighi una impresa stabilita in questo Stato, alla quale sia stato concesso il diritto esclusivo di esercizio delle operazioni portuali, a servirsi per l'esecuzione di tali operazioni, di una compagnia portuale composta esclusivamente da maestranze nazionali.
Ciò premesso, l'INPS, richiamando il principio universalmente riconosciuto secondo cui le pronunce della Corte di Giustizia hanno una efficacia vincolante generale ex tunc nell'ordinamento interno degli Stati membri, ne ha desunto la sopravvenuta inapplicabilità anche per il passato delle norme citate del codice della navigazione in tema di monopolio delle Compagnie portuali.
A ciò sarebbe conseguito un vuoto normativo nella materia, non coperto da una serie di decreti legge non convertiti succeduti alla pronuncia della Corte di giustizia, ne' dalla L. n. 84 del 1994, contenente norme analoghe a quelle dei decreti non convertiti, ma non retroattive e comunque anch'essa occasione di una pronuncia della Corte di giustizia (sentenza 12 febbraio 1998 in causa n. 163/96), che ne ha determinato sostanzialmente l'inapplicabilità all'interno dello Stato, col dichiarare che gli artt. 86 e 90 del Trattato devono essere interpretati nel senso che essi ostano ad una disposizione nazionale che riservi ad una compagnia portuale il diritto di fornire lavoro temporaneo alle altre imprese operanti nel porto in cui essa è stabilita, qualora tale compagnia sia essa stessa autorizzata all'espletamento di operazioni portuali.
In tale situazione di vuoto normativo, l'INPS ritiene che, per contemperare, nel periodo corrispondente, i diritti scaturenti l'uno dalla legge nazionale di protezione del lavoratore da fenomeni di sfruttamento e l'altro da norme comunitarie di tutela della concorrenza delle imprese nel territorio dell'Unione, non sia necessario operare una scelta tra le due discipline, applicando la prima ogni qual volta in cui "dietro il contratto per lo svolgimento di operazioni portuali ... si nasconda una intermediazione illecita di manodopera " e la seconda solo laddove nella fattispecie concreta si ponga un problema di lesione del principio comunitario di tutela della concorrenza.
Applicando questi principi al caso in esame, l'INPS, rilevato che la società opponente è una impresa concessionaria di un terminale portuale nel porto di La Spezia, la quale dal 9 luglio 1990 al 31 maggio 1994 avrebbe affidato a due cooperative (Duveco e Il Sole Cinque Terre) nonché alla società Sincor e Bonifiche impiantistica e Manutenzioni Generali l'appalto di mere prestazioni di lavoro consistenti nel "rizzaggio e derizzaggio" di containers a bordo delle navi utenti del terminale, ha sostenuto la violazione da parte della stessa del divieto di cui alla L. n. 1369 del 1960, art. 1 e quindi la legittimità dell'iniziativa sanzionatoria operata con l'ordinaza- ingiunzione opposta.

2 - Col secondo motivo di ricorso, l'Inps ripropone in questa sede, per il caso di accoglimento della questione di principio proposta col primo motivo, la questione, ritenuta assorbita dal giudice d'appello, della effettiva sussistenza nel caso in esame di un mero appalto vietato di manodopera.
L'Ente conclude pertanto chiedendo la cassazione della sentenza impugnata, con ogni conseguenza di legge.
Il ricorso è infondato.
Ad integrazione di quanto esposto in ricorso, sembra utile ricordare che la L. 28 gennaio 1994, n. 84 (applicabile per una parte ridotta del periodo in contestazione), adottata dopo i numerosi decreti L. non convertiti in legge, succeduti nel tempo a seguito della pronuncia della citata Corte di giustizia del 1991, aveva cercato di limitare il monopolio delle compagnie portuali, che essa stessa riformava, relativamente alla fornitura del lavoro temporaneo, stabilendo che nei porti, oltre alle concessionarie, potevano operare, con propri dipendenti, altre imprese autorizzate all'espletamento di operazioni portuali, con la conseguenza che queste non erano più tenute ad avvalersi esclusivamente dell'opera delle ex compagnie o gruppi.
Qualora peraltro tale personale dipendente non fosse sufficiente per l'espletamento delle operazioni portuali, le imprese concessionarie e quelle autorizzate potevano richiedere esclusivamente alle società e cooperative, in cui si erano trasformate le compagnie e i gruppi portuali, il personale necessario per l'effettuazione di mere prestazioni di lavoro.
Infine, di queste ultime compagnie e gruppi era stata disposta la trasformazione in società o in cooperative per l'esercizio, anch'esse, in condizioni di concorrenza, delle operazioni portuali oppure in società o cooperative per la fornitura di servizi, ivi comprese, in deroga alla L. 23 ottobre 1960, n. 1369, art. 1 mere prestazioni di lavoro.
È appunto in relazione a tale disciplina che era stato posto alla Corte di giustizia CE il quesito se il diritto comunitario osti ad una norma nazionale che riservi ad una compagnia portuale il diritto di mettere a disposizione manodopera temporanea alle altre imprese operanti nel porto e in particolare alle imprese terminaliste, servizi limitati alla mera fornitura di manodopera; quesito che ha avuto la risposta di cui alla citata sentenza della Corte (quinta sezione) del 12 febbraio 1998, in causa n. 163/96, sopra ricordata. Così chiarito l'assetto normativo esistente all'epoca dei fatti e gli interventi della Corte di Giustizia da esso occasionati, va premesso che la presente controversia giudiziaria è stata preceduta da altra tra le medesime parti (salvo Andrea Costa), promossa su iniziativa dell'INPS per ottenere dalla società La Spezia Container Terminal il pagamento dei contributi pretesamene omessi nel medesimo periodo con riguardo ai dipendenti delle due cooperative (Duveco e Il Sole Cinque Terre) nonché della società Sincor e Bonifiche impiantistica e Manutenzioni Generali (nessuna delle quali è autorizzata ad operare in operazioni di porto) dalla stessa utilizzati in violazione della L. 23 ottobre 1960, n. 1369, art. 1. Tale precedente controversia è stata definitivamente risolta con sentenza 18 gennaio 2007 n. 1104 di questa Corte, le cui argomentazioni il collegio condivide pienamente.
Dai principi affermati dalle sentenze della Corte di giustizia citate, le quali hanno riguardato unicamente l'eventuale contrasto di normative nazionali con la normativa comunitaria in materia di libertà di concorrenza, è infatti desumibile non un vuoto normativo assoluto, per il venire meno prima della disciplina di cui agli artt. 110 e 111 c.n. e poi di quella di cui alla L. n. 84 del 1994, col conseguente ripristino del principio del divieto di intermediazione di manodopera di cui alla L. n. 1369 del 1960, art. 1.
Al contrario, le suddette pronunce non riguardano e non incidono in alcun modo sulla preesistente regola vigente in maniera di lavoro portuale di non applicabilità di tale divieto, ma concernono unicamente il divieto per il legislatore nazionale di riservare unicamente alle compagnie portuali precedenti o alle compagnie portuali trasformate il monopolio relativamente alla fornitura di mere prestazioni di lavoro alle imprese terminaliste o comunque autorizzate ad operare nei porti.
Conseguentemente, per effetto del principio relativo alla efficacia generale che le pronunce della Corte di giustizia hanno all'interno dell'ordinamento degli Stati membri, devesi ritenere che la parte retroattivamente non applicabile della disciplina citata del codice della navigazione e della legge del 1994 è esclusivamente quella che costituiva posizioni di monopolio, non consentendo a tutte le imprese operanti nel porto di avvalersi per le operazioni portuali di personale esterno, in deroga alla disciplina di cui alla L. n. 1369 del 1960, art. 1.
Questa Corte ha avuto altresì modo di osservare nella sentenza "gemella" prima richiamata, che "l'evoluzione del diritto interno, posteriormente ai fatti per cui è causa ... dimostra come il legislatore non abbia inteso, almeno fino al 2000, attribuire alla L. n. 1369 del 1960 la portata espansiva sostenuta dall'INPS, dopo le pronunce della Corte di giustizia CE".
Dopo la L. n. 84 del 1994 il cui contenuto è stato prima riassunto, solo la L. n. 186 del 2000 (peraltro non applicabile al caso in esame ratione temporis) ha infatti "modificato la precedente aggiungendo che rientrano nei servizi portuali le prestazioni specialistiche, complementari ed accessorie al ciclo delle operazioni portuali" ed ha previsto che "le operazioni e i servizi non possono svolgersi in deroga alla L. n. 1369 del 1960, salvo quanto previsto dall'art. 17;
il quale a sua volta disciplina la fornitura di lavoro portuale temporaneo in deroga alla L. n. 1369 del 1960, art. 1 alle imprese di cui alla L. n. 84 del 1994, artt. 16 e 18" (quelle concessionarie o autorizzate all'espletamento di lavori portuali) "da parte di una impresa esclusivamente dedita alla fornitura di lavoro temporaneo ". Alla stregua delle considerazioni svolte, il primo motivo di ricorso, attinente alla applicabilità della L. n. 1369, art. 1 alla controricorrente, impresa terminalista del porto di La Spezia che aveva utilizzato nel periodo indicato per le operazioni portuali personale di cooperative e società non riconducibili alle ex compagnie o gruppi portuali eventualmente in deroga al divieto di cui alla L. n. 1369 del 1960, art. 1 è infondato.
Resta assorbito l'esame del secondo motivo.
Il ricorso va pertanto respinto, con le normali conseguenze in ordine al regolamento delle spese del presente giudizio di cassazione, secondo la liquidazione fattane in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna l'INPS a rimborsare a ciascuno dei controricorrenti le spese di questo giudizio, liquidate per ciascuno in Euro 31,00 per spese ed Euro 2.500,00 per onorari, oltre spese generali, I.V.A. e c.p.a..
Così deciso in Roma, il 13 maggio 2008. Depositato in Cancelleria il 14 luglio 2008



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