massime 
Corte di Cassazione
Sez. 3, Sentenza n. 19451 del 15 luglio 2008
Presidente: Varrone M.  Estensore: Spirito A.  Relatore: Spirito A.  P.M. Carestia A. (Conf.)
Citterio Spa (Menghini Athos ed altro) contro Schenker Ital. Spa (Vitali ed altro)
(Sentenza impugnata: App. Milano, 8 giugno 2004)

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TERZA
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. VARRONE Michele - Presidente -
Dott. FEDERICO Giovanni - Consigliere -
Dott. URBAN Giancarlo - Consigliere -
Dott. SPIRITO Angelo - rel. Consigliere -
Dott. BISOGNI Giacinto - Consigliere -
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso proposto da:

CITTERIO SPA, in persona del legale rappresentante Dr. Citterio Paolo, elettivamente domiciliata in ROMA VIALE GIULIO CESARE 14, presso lo studio dell'avvocato BARBANTINI MARIA TERESA, che la difende unitamente all'avvocato MENGHINI ATHOS, giusta delega in atti;
- ricorrente -
contro
SCHENKER ITAL SPA, incorporante la Società Trasporti Castelletti SpA, in persona del presidente del consiglio di amministrazione e legale rappresentante Papa Lorenzo, elettivamente domiciliata in ROMA VIA TOSCANA 10, presso lo studio dell'avvocato RIZZO ANTONIO, che la difende unitamente all'avvocato VITALI FEDERICO, giusta delega in atti;
- controricorrente -
avverso la sentenza n. 1609/04 della Corte d'Appello di MILANO, seconda sezione civile, emessa il 28/04/04, depositata l'8/06/04, R.G. 3563/01;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 17/06/08 dal Consigliere Dott. Angelo SPIRITO;
udito l'Avvocato Patrizia SOLDINI (per delega Avv. Maria Teresa BARBANTINI FEDELI (depositata in udienza);
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.ssa CARESTIA Antonietta, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Tribunale di Milano respinse, per carenza di legittimazione, la domanda proposta dalla Citterio nei confronti della Castelletti per il risarcimento del danno da inadempimento nell'esecuzione del contratto di trasporto (inadempimento consistente nel ritardo nella riconsegna e nel danneggiamento della merce trasportata). La decisione di primo grado è stata confermata dalla Corte d'appello di Milano, la quale, qualificato come "di trasporto" il contratto intercorrente tra le parti, ha ritenuto: applicabile alla fattispecie la Convenzione di Ginevra; tardivamente eccepita e destituita di prova la circostanza che la Citterio fosse mittente ed al tempo stesso destinataria delle merci trasportate; che il contratto in esame sia riconducibile allo schema del contratto a favore di terzo; che, nella specie, non v'è stata cessione dei diritti del destinatario in favore del mittente; che, in conclusione, la Citterio è priva di legittimazione all'azione.
Quest'ultima società impugna per cassazione la sentenza della Corte milanese a mezzo di quattro motivi. Si difende con controricorso la Schenken Italiana s.p.a., incorporante la soc. Castelletti.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il primo motivo (vizi della motivazione - violazione artt. 2730 - 2733 c.c. artt. 116, 163 e 183 c.p.c.) riguarda il punto della sentenza in cui è affermata l'applicabilità, al rapporto in questione, della normativa CMR (la Convenzione di Ginevra del 1956, ratificata con L. 6 dicembre 1960, n. 1621) in quanto
"confessoriamente ammessa dalla Citterio", la quale non solo aveva menzionato tale circostanza nell'atto di citazione, per quanto aveva prodotto "lettere di vettura internazionale indicanti la soggezione del trasporto alla CMR". La ricorrente censura siffatta statuizione sotto due diversi profili: a) i documenti ai quali fa riferimento la sentenza non contengono menzione della CMR, benché questa sia stata erroneamente indicata nella lista dei documenti stessi; comunque, quella in questione non può essere considerata una confessione, in quanto contenuta in atti difensivi sottoscritti unicamente dal difensore; b) avrebbe errato il giudice nell'interpretare l'atto di citazione nel senso di "dichiarazione di negazione della qualifica di mittente - destinatario della Citterio".
Con il secondo motivo (violazione della L. n. 1621 del 1960) la ricorrente censura la sentenza per avere ritenuto applicabile alla controversia la Convenzione citata, benché non vi fosse prova della espressa volontà delle parti circa l'applicabilità stessa. Il terzo motivo (violazione art. 1689 c.c.) censura la sentenza per non avere accertato se il contratto di trasporto in questione fosse stato effettivamente costruito come contratto a favore del terzo e, comunque, di non aver tenuto conto che la merce era stata ricevuta dal personale della stessa ditta ricorrente, presente in Grecia. I tre motivi, che possono essere congiuntamente esaminati, sono infondati.
Occorre, innanzi tutto, ribadire che, in tema di contratto di trasporto di cose (che si configura come contratto a favore di terzi) il destinatario, dopo che abbia chiesto o comunque ricevuto la consegna della merce, acquista tutti i diritti nascenti dal contratto, compreso quello al risarcimento del danno subito dal carico, a prescindere dal pagamento dei crediti relativi al trasporto (tra le varie, cfr. Cass. 11 maggio 1999, n. 4650).
La sentenza è pervenuta alla affermazione della carenza di legittimazione all'azione da parte dell'attrice Citterio dopo avere accertato che, dalla documentazione da questa stessa prodotta e dalle affermazioni contenute nell'atto di citazione, la destinataria era da identificarsi nella ditta Reynolds di Atene, alla quale, dunque, in base al summenzionato principio di diritto, competevano tutti i diritti inerenti al contratto di trasporto. I rilievi mossi dalla ricorrente (peraltro in maniera confusa) si infrangono, pertanto, contro un accertamento di fatto che, siccome fondato su corrette argomentazioni logico-giuridiche, è incensurabile in questa sede. Deve essere pure osservata l'irrilevanza della questione attinente all'applicabilità o meno della menzionata Convenzione alla fattispecie in trattazione, tenuto conto che l'applicazione delle disposizioni ordinarie in tema di trasporto conducono, comunque, alla medesima conclusione quanto alla titolarità dell'esercizio dei diritti correlati al contratto di trasporto.
Infondato è anche il quarto motivo (violazione e falsa applicazione art. 112 c.p.c.), dove si denunzia che la sentenza abbia omesso di pronunziarsi in ordine alla domanda di risarcimento dei danni alla merce ed all'immagine della società attrice; sostenendosi, altresì, che neppure potrebbe ritenersi che la domanda stessa fosse stata assorbita dalla statuizione della carenza di legittimazione in capo all'attrice, posto che, a riguardo, questa avrebbe agito in via extracontrattuale.
Basti dire, a riguardo, che la pretesa aquiliana si palesa del tutto nuova, per avere la parte agito sempre in via contrattuale; per altro verso deve essere rilevato che la questione stessa non ha costituito motivo d'appello avverso la sentenza di primo grado che, affermata la carenza di legittimazione, aveva ritenuto assorbita ogni altra domanda.
In conclusione, il ricorso deve essere respinto, con condanna della ricorrente a rivalere la controparte delle spese sopportate nel giudizio di Cassazione.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 3100,00, di cui Euro 100,00 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.
Così deciso in Roma, il 17 giugno 2008. Depositato in Cancelleria il 15 luglio 2008


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