massime 
Corte di Cassazione
Sez. L, Sentenza n. 21695 del 14 agosto 2008
Presidente: Ianniruberto G.  Estensore: Ianniruberto G.  Relatore: Ianniruberto G.  P.M. Lo Voi F. (Diff.)
Giugliano (Porzio Calcedonio ed altro) contro Perillo (De Siervo ed altro)
(Sentenza impugnata: App. Napoli, 23 agosto 2005)

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE LAVORO
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. IANNIRUBERTO Giuseppe - rel. Presidente -
Dott. DE RENZIS Alessandro - Consigliere -
Dott. PICONE Pasquale - Consigliere -
Dott. STILE Paolo - Consigliere -
Dott. NAPOLETANO Giuseppe - Consigliere -
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso proposto da:

GIUGLIANO PIETRO titolare dell'omonima Ditta, domiciliato in ROMA presso LA CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall'avvocato PORZIO CALCEDONIO, giusta delega in atti;
- ricorrente -
contro
PERILLO FRANCESCO, elettivamente domiciliato in ROMA VIA PANAMA 52, presso lo studio dell'avvocato DE SIERVO BEATRICE, rappresentato e difeso dall'avvocato IOVINO GENNARO, giusta delega in atti;
- controricorrente -
avverso la sentenza n. 4045/05 della Corte d'Appello di NAPOLI, depositata il 23/08/05 r.g.n. 2665/03;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 01/07/08 dal Consigliere Dott. IANNIRUBERTO GIUSEPPE;
udito l'Avvocato IOVINO GENNARO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. LO VOI Francesco, che ha concluso per il rigetto del primo e accoglimento del secondo motivo del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte di appello di Napoli, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Nola, ha accolto la domanda di Perillo Francesco, autista alla guida di autotreni alle dipendenze di Giugliano Pietro, condannando quest'ultimo al pagamento di Euro 11.465,49, oltre accessori, quale compenso per lavoro straordinario solo parzialmente compensato, per differenze sulla 13^ e sul t.f.r.. Per quanto ancora rileva ai fini del presente giudizio il Giudice del gravame riteneva provato che il Perillo aveva prestato la sua opera per 16 ore al giorno per 4 giorni alla settimana, essendo addetto alla guida di autotreni senza il secondo autista.
Contro tale decisione ha proposto ricorso il Giugliano con due motivi.
Il Perillo resiste con controricorso, illustrato da memoria.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo il ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 156, 414, 416 e 420 c.p.c., oltre a vizi di motivazione.
Sostiene il ricorrente che nella sentenza impugnata manca ogni motivazione sull'eccezione di nullità del ricorso introduttivo del giudizio per l'incompleta esposizione dei fatti, rilevabile in ogni stato e grado del processo.
La censura non può essere accolta.
Dalla lettura del presente ricorso emerge che il Perillo, pur se non ha indicato in maniera precisa l'orario osservato, ha dedotto di aver prestato la sua opera giorno e notte, riposando in cuccetta fra un carico e l'altro: orbene, pur se manca nella sentenza impugnata una specifica motivazione sulla dedotta nullità, sta di fatto che di fronte all'affermazione del lavoratore di aver lavorato ininterrottamente con brevi intervalli tra un carico e l'altro, il Giudice del gravame ha ritenuto provato solo in parte la domanda, così da ritenere che l'orario di lavoro osservato era di 16 ore al giorno per quattro giorni alla settimana. In altre parole, sia pur enfatizzando la durata della sua prestazione, il Perillo ha indicato un periodo giornaliero di lavoro, che è stato poi ridimensionato nel giudizio di merito, tenendosi conto dell'orario di partenza e del rientro a distanza di due giorni.
Non ricorre, dunque, la denunziata nullità dell'atto introduttivo del giudizio per quello che risulta dallo stesso ricorso in cassazione.
Con il secondo motivo il Giugliano denunzia violazione e falsa applicazione dell'art. 2108 c.c., con riferimento agli artt. 13 e 14 c.c.n.l. autotrasporti e spedizioni nonché al R.D.L. n. 692 del 1923, al R.D. n. 1955 del 1923, al R.D. n. 2657 del 1923, nonché vizi di motivazione, sostenendo che, nella specie, si trattava di lavoro discontinuo e che, dall'istruttoria espletata risultava che il Perillo, durante le operazioni di carico e scarico aveva modo di riposare.
Premesso che tale ultima circostanza è stata ammessa dallo stesso interessato, così come risulta dalla descrizione del contenuto del ricorso di primo grado così come riportato nel presente ricorso, va ricordato che, secondo l'orientamento di questa Corte (cfr. Cass. 3 luglio 2003 n. 10542) resta pur sempre valido un principio di ragionevolezza, in base al quale l'orario di lavoro deve comunque rispettare i limiti imposti dalla tutela del diritto alla salute, principio che pertanto si applica anche alle mansioni discontinue o di semplice attesa per le quali la variabilità, caso per caso, della relativa onerosità - la quale dipende dalla intensità e dalla natura della prestazione ed è diversa a seconda che questa sia continuativa, anche se di semplice attesa, o discontinua - impedisce una limitazione dell'orario in via generale da parte del legislatore. La valutazione in ordine al superamento, in concreto, del suddetto limite, spetta al Giudice del merito ed è incensurabile in sede di legittimità se assistita da motivazione logica e sufficiente. Questa enunciazione di principio appare quanto mai rilevante nel caso in esame, nel senso che, essendo stata accertata dal Giudice del gravame (con una motivazione corretta e logica) che il Perillo lavorava per 64 ore settimanali, sarebbe stato necessario che l'allora appellante principale avesse criticato la decisione di primo grado per non aver tenuto conto del carattere discontinuo della prestazione resa dal lavoratore, per poi consentire di verificare in concreto ed in base ad una valutazione dei fatti, il superamento o meno del richiamato principio di ragionevolezza: questa questione non è stata prospettata in appello e, quindi, non può essere introdotta nel giudizio di cassazione. Il ricorso va quindi rigettato. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento di Euro 22,00, per spese, Euro 2.500,00, per onorari, oltre accessori come per legge.
Così deciso in Roma, il 1 luglio 2008. Depositato in Cancelleria il 14 agosto 2008  


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