massime 
Corte di Cassazione
Sez. L, Sentenza n. 24735 del 7 ottobre 2008
Presidente: Ianniruberto G.  Estensore: Balletti B.  Relatore: Balletti B.  P.M. Matera M. (Conf.)
Gest. Governativa Ferrovie Sardegna (Avv. Gen. Stato) contro Fadda ed altri
(Sentenza impugnata: App. Cagliari, 4 maggio 2005)

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE LAVORO
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. IANNIRUBERTO Giuseppe - Presidente -
Dott. CELENTANO Attilio - Consigliere -
Dott. VIDIRI Guido - Consigliere -
Dott. BANDINI Gianfranco - Consigliere -
Dott. BALLETTI Bruno - rel. Consigliere -
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso proposto da:

GESTIONE GOVERNATIVA FERROVIE DELLA SARDEGNA, in persona del legale rappresentante pro tempore, domiciliata in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope legis;
- ricorrente -
contro
FADDA MARIO, CARAI MARIA GRAZIA, SIMULA ANTONIO, OLIVAS ROBERTO, PORCHEDDU ANTONELLO, MARCEDDU MARIA RITA, CUCCURU GIOVANNA ANTONIA;
- intimati -
e sul 2^ ricorso n 30014/05 proposto da:
FADDA MARIO, CARAI MARIA GRAZIA, SIMULA ANTONIO, OLIVAS ROBERTO, PORCHEDDU ANTONELLO, MARCEDDU MARIA RITA, CUCCURU GIOVANNA ANTONIA, elettivamente domiciliati in ROMA VIA DEI GRACCHI 291/A, presso lo studio dell'avvocato DI GIACOMO GUIDO, rappresentati e difesi dagli avvocati MOCCI ANGELO, STARA FRANCESCO, giusta delega in atti;
- controricorrenti e ricorrenti incidentali -
e contro
GESTIONE GOVERNATIVA FERROVIE DELLA SARDEGNA;
- intimata -
avverso la sentenza n. 342/05 della Corte d'Appello di CAGLIARI, depositata il 04/05/05 r.g.n. 531/02;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 11/06/08 dal Consigliere Dott. Bruno BALLETTI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. MATERA Marcello che ha concluso per il rigetto di entrambi i ricorsi.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con distinti ricorsi ex art. 414 cod. proc. civ. dinanzi al Tribunale- giudice del lavoro di Oristano tredici dipendenti - indicati in epigrafe - delle FERROVIE DELLA SARDEGNA convenivano in giudizio l'Ente datore di lavoro esponendo di lavorare tutti dal 1 gennaio 1992 (ad eccezione della Fadda dal 1 marzo 1979), in qualità di guardia stazione ad eccezione di Antonietta FADDA e Antonio Giuseppe DIANA inquadrati come guardiabarriera e GIUGGIA Anna Maria Pes e Maria Atonia inquadrate come guardia fermata), tutti, comunque, inquadrati come lavoratori avventizi pur essendo stati assunti per bisogni continuativi, non saltuari ed eccezionali dell'azienda. I ricorrenti deducevano che, poiché il loro rapporto di lavoro con le Ferrovie della Sardegna era privo del carattere della straordinarietà ed occasionalità (come comprovato dalla circostanza che si protraeva oramai da quasi un decennio), doveva considerarsi trasformato da rapporto di lavoro a tempo determinato in rapporto a tempo indeterminato con conseguente loro inclusione tra il personale di ruolo con diritto alla stabilità nel posto a decorrer dalla data di rispettive assunzioni; richiedevano, quindi, all'adito giudice del lavoro l'accertamento della natura di rapporto a tempo indeterminato a decorrere dal gennaio 1992 e la condanna della convenuta al pagamento delle somme per ciascuno di loro specificatamente indicate.
Si costituivano in giudizio la GESTIONE GOVERNATIVA FERROVIE DELLA SARDEGNA che impugnava integralmente i cennati ricorsi e ne chiedeva il rigetto.
Il Tribunale - giudice del lavoro di Oristano disposta la riunione dei giudizi - rigettava i ricorsi, ma - su impugnatia degli originari ricorrenti e ricostituitosi il contraddittorio - la Corte di appello di Cagliari, in parziale riforma della sentenza di primo grado, riteneva infondato il ricorso proposto dal personale operante in qualità di "guardiabarriera" e "guardia fermata", mentre accoglieva l'appellò proposto dal personale operante in qualità di "guardia stazione"; in particolare, quanto a questi ultimi, la Corte osservava che tale categoria di personale, a differenza dei "guardiabarriera" e dei "guardia fermata", non era mai stata disciplinata dalla legge ne' dalla contrattazione collettiva sicché non poteva essere creata da accordi a livello aziendale. La Corte territoriale statuiva, altresì, che la L. 12 luglio 1988, n. 270, nel prevedere la delegificazione della disciplina del rapporto del personale addetto ai pubblici servizi di trasporto, dopo aver abrogato le tabelle nazionali delle qualifiche del personale, aveva previsto che la disciplina della materia fosse rimessa alla contrattazione collettiva nazionale di categoria e, per questa ragione, la Gestione non avrebbe potuto creare la categoria dei guardia stazione, come aveva fatto con il contratto aziendale del 1991, in quanto materia di competenza della contrattazione di area nazionale.
Per la cassazione di tale sentenza la GESTIONE GOVERNATIVA FEROVIE DELLO STATO propone ricorso affidato a tre motivi.
Gli intimati - originari ricorrenti resistono con controricorso e propongono ricorso incidentale affidato ad un unico motivo.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1 - Deve essere disposta la riunione dei due ricorsi in quanto proposti contro la medesima sentenza (art. 335 cod. proc. civ.).

 2 - Con il primo motivo del ricorso "principale" la ricorrente - denunciando "violazione dell'art. 97 Cost., comma 3, ed erroneità della motivazione" - rileva che "a) i ricorrenti di fatto chiedevano la declaratoria dell'esistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato; b) a tal fine, la norma costituzionale impone l'espletamento del pubblico concorso, nella specie non svolto; c) correttamente, dunque, il giudice di primo grado aveva respinto la domanda".
Con il secondo motivo la ricorrente - denunciando "violazione della L. n. 270 del 1988, della L. n. 30 del 1976, dell'art. 2103 cod. civ. e del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36 nonché vizi di motivazione" - sostiene che "la L. n. 270 del 1988, n. 271 non può avere devoluto alla contrattazione nazionale autoferrotranvieri la disciplina del rapporto delle qualifiche riguardanti le guardabarriere e le guardiafermate perché di tali qualifiche tale contrattazione non se n'è mai occupata" e rileva che "in questa situazione, del tutto anomala che si giunge al 1991, anno in cui la Gestione, al fine di salvaguardare la posizione di alcuni lavoratori autonomi (cd. assuntori) procedette alla trasformazione del loro rapporto di lavoro, con il passaggio degli assuntori di passaggio a livello nella categoria delle Guardabarriere, degli Assuntori di fermata in quella di Guardia-fermata e degli Assuntori di Stazione in quella di Guardia Stazione, prevedendo espressamente per tutti l'applicazione del c.c.n.l. del 1931": per cui censura la statuizione della Corte territoriale "per avere affermato che al guardia-stazione si applicano le leggi nazionali relative agli autoferrotranviari che prevedono l'esclusività della contrattazione nazionale per la definizione delle qualifiche (rectius, L. n. 270 del 1988), allorquando dalla stessa sentenza risulta che fin dal 1978, con la L. n. 30, le parti sociali ed il legislatore tralasciarono non solo di effettuare una riclassificazione dei guardiabarriere e guardiafermate, ma anche di prevedere un loro passaggio a ruolo (con eventuale esaurimento della categoria)".
Con il terzo motivo del ricorso "principale" la ricorrente - denuncia che "non appare chiaro sulla base di quale norma la Corte d'Appello abbia potuto affermare la sussistenza di un rapporto di impiego pubblico a favore della guardia stazione", ipotizzando che "probabilmente i giudici hanno fatto riferimento ai principi di carattere generale che si applicano nel settore privatistico dimenticando che il rapporto di lavoro che lega i dipendenti alle gestioni governative di linee ferroviarie, a seguito del venir meno del regime di concessione, riveste natura di rapporto di lavoro pubblico".
Con l'unico motivo del ricorso incidentale i ricorrenti censurano "quanto disatteso dal Giudice di merito con riferimento alla richiesta di inquadramento dei lavoratori nell'area professionale 4^, profilo ausiliario, parametro 110, sulla base delle attività concretamente svolte dai lavoratori e non contestate dall'azienda".

3 - Il primo motivo del ricorso principale non merita accoglimento. A parte, infatti, che il riferimento all'art. 97 Cost., comma 3 - che, secondo la ricorrente, convaliderebbe l'erroneità della decisione impugnata in merito al riconoscimento del diritto all'inquadramento nell'"area professionale 4^, profilo di ausiliario, parametro 110" degli originari ricorrenti già dipendenti delle "FERROVIE DELLA SARDEGNA" con la qualifica di "guardia stazione" - potrebbe, al limite, determinare l'esigenza di sollevare la questione di legittimità costituzionale della normativa specifica in materie di rapporto di lavoro degli autoferrotranvieri -questione neppure adombrata dalla odierna ricorrente, si rimarca che non può negarsi al legislatore un'ampia discrezionalità nello scegliere i sistemi e le procedure per la costituzione del rapporto di pubblico impiego e per la progressione in carriera e che il limite a siffatta discriminalità è data essenzialmente dall'art. 97 Cost., comma 1, dal quale discende la necessità che le norme siano tali da garantire il buon andamento della p.a.; il che, per quanto attiene al momento della costituzione del rapporto d'impiego, consiste nel far sì che nella p.a. siano immessi soggetti i quali dimostrino convenientemente la loro generica attitudine a svolgere le funzioni che vengono affidate a chi deve agire per la p.a. e, per quanto attiene alla progressione, consiste nel valutare congruamente e razionalmente l'attività pregressa del dipendente, sì da trame utili elementi per ritenere che egli possa bene svolgere anche le funzioni superiori. E se è vero che lo stesso art. 97 Cost., comma 3, sancisce che il sistema preferibile per la prima ammissione in carriera (e, cioè, per l'accertamento della predetta generica attitudine) sia quello del pubblico concorso, non significa certo che il cennato sistema sia stato elevato dal Costituente a regole assolute, "essendo libero il legislatore di adottare sistemi diversi, purché anch'essi congrui e ragionevoli in rapporto al fine da raggiungere ed all'interesse da soddisfare" (così, testualmente, Corte cost. n. 57/1983). A convalida di tale conclusione - in base alla quale trova conferma l'infondatezza del motivo di ricorso in esame che, in relazione ai summenzionati canoni interpretativi delle norme costituzionali, si appalesa del tutto generico - si rileva che, anche di recente, con riferimento al principio di ottimizzazione delle risorse umane, la normativa in materia ha introdotto, accanto al concorso, il diverso "sistema della mobilità", in conformità anche all'art. 97 Cost., che nel provvedere il concorso fa salvi i casi stabiliti dalla legge, con la conseguenza che non può ritenersi, in astratto, che la scelta concorsuale sia tale da garantire meglio il controllo della capacità dei candidati al posto da ricoprire (cfr. Cons. Stato, Sez. 5^, 6. marzo 2006, n. 1060).

4/a - Anche il secondo ed il terzo motivo del ricorso principale - esaminabili congiuntamente in quanto intrinsecamente connessi - debbono essere respinti.
Al riguardo, la L. n. 270 del 1988, n. 270, nel prevedere la delegificazione della disciplina del rapporto del personale addetto ai servizi pubblici di trasporto dopo aver abrogato le tabelle nazionali delle qualifiche del personale ha previsto che disciplina della materia era rimessa alla contrattazione collettiva nazionale di categoria: per cui solo quest'ultima avrebbe potuto creare nuove qualifiche professionali mentre ciò era precluso alla contrattazione di livello aziendale inferiore.
Sulla base della cennata situazione normativa, come testualmente precisata nella sentenza impugnata (e non contestata dalla ricorrente) la Corte territoriale si è posta il problema dell'inquadramento dei lavoratori, che avevano espletato le mansioni ed avevano la qualifica di guardia-stazione, statuendo che detti lavoratori non potevano essere inquadrati alla stesso livello del guardia-barriera e guardia-fermata poiché "le mansioni svolte dai guardia-stazione sono, sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo, sia sotto l'aspetto delle modalità di regolamento del servizio assai più complesse ed articolate". In particolare, la Corte di appello di Cagliari ha rilevato che "le mansioni del guardia- stazione potevano essere assimilate a quelle previste nell'area professionale 4^ (lavoratori che eseguono attività di limitata complessità, in esecuzione di metodi operativi definiti, che presuppongono generiche competenze professionali acquisibili mediante addestramento e/o pratica, comprese attività di semplice coordinamento di personale ausiliario") e nel profilo dell'ausiliario, parametro 110 ("lavoratori che svolgono mansioni di supporto alle attività degli uffici, anche all'esterno, di controllo della regolarità degli ingressi e degli accessi, di manovalanza e/o vigilanza sulla sede e sull'armamento, nonché presenziamento in posti di linea, di attività inerenti il servizio viaggiatori, di attività limitata complessità complementari all'esercizio") mentre il profilo di ausiliario generico (parametro 100) era di livello inferiore atteso che tale lavoratore sì limita "a svolgere compiti di sorveglianza e custodia delle unità aziendali nonché di manovalanza e/o pulizia".
4/b - In relazione alla cennata statuizione, congruamente motivata dal giudice di appello si rileva che la valutazione degli elementi probatori è attività istituzionalmente riservata al giudice di merito non sindacabile in cassazione se non sotto il profilo della congruità della motivazione del relativo apprezzamento (Cass. n. 322/2003).
Pervero, il giudice di merito è libero di attingere il proprio convincimento da quelle prove che ritenga più attendibili e idonee alla formazione dello stesso e di disattendere taluni elementi ritenuti incompatibili con la decisione adottata, essendo sufficiente, ai fini della congruità della motivazione, che da questa risulti che il convincimento si sia realizzato attraverso una valutazione dei vari elementi processualmente acquisiti, considerati nel loro complesso, pur senza un'esplicita confutazione degli altri elementi non menzionati e non accolti, anche se allegati, purché risulti logico e coerente il valore preminente attribuito, a quelli utilizzati. Comunque, ove con il ricorso per cassazione venga dedotta l'incongruità o illogicità della motivazione della sentenza impugnata per l'asserita mancata valutazione di risultanze processuali, è necessario, al fine di consentire al giudice di legittimità il controllo della decisività della risultanza non valutata (o insufficientemente valutata), che il ricorrente precisi - mediante integrale trascrizione della medesima nel ricorso (nella specie non avvenuta) - la risultanza che egli asserisce decisiva e non valutata o insufficientemente valutata, dato che solo tale specificazione consente alla Corte di cassazione, alla quale è precluso l'esame diretto degli atti di causa, di delibare la decisività della risultanza stessa (Cass. n. 9954/2005). 4/c - Con riferimento, inoltre, ai pretesi vizi di motivazione - che, secondo la ricorrente, connoterebbero la sentenza impugnata - vale rilevare che: a) il difetto di motivazione, nel senso d'insufficienza di essa, può riscontrarsi soltanto quando dall'esame del ragionamento svolto dal giudice e quale risulta dalla sentenza stessa emerga la totale obliterazione di elementi che potrebbero condurre ad una diversa decisione ovvero l'obiettiva deficienza, nel complesso di essa, del procedimento logico che ha indotto il giudice, sulla base degli elementi acquisiti, al suo convincimento, ma non già, invece, - come per le doglianze mosse nella specie dalla ricorrente quando vi sia difformità rispetto alle attese ed alle deduzioni della parte sul valore e sul significato attribuiti dal giudice di merito agli elementi delibati; b) il vizio di motivazione sussiste unicamente quando le motivazioni del giudice non consentano di ripercorrere l'iter logico da questi seguito o esibiscano al loro interno non insanabile contrasto ovvero quando nel ragionamento sviluppato nella sentenza sia mancato l'esame di punti decisivi della controversia - irregolarità queste che la sentenza impugnata di certo non presenta;
c) per poter considerare la motivazione adottata dal giudice di merito adeguata e sufficiente, non è necessario che nella stessa vengano prese in esame (al fine di confutarle o condividerle) tutte le argomentazioni svolte dalle parti, ma è sufficiente che il giudice indichi le ragioni del proprio convincimento, dovendosi in questo caso ritenere implicitamente rigettate tutte le argomentazioni logicamente incompatibili con esse.
Benvero, le censure con cui una sentenza venga impugnata per vizio della motivazione non possono ricostruzione dei fatti operata dal giudice del merito al diverso convincimento soggettivo della parte e, in particolare, non vi si può opporre un preteso migliore e più appagante coordinamento dei molteplici dati acquisiti, atteso che tali aspetti del giudizio, interni all'ambito della discrezionalità di valutazione degli elementi di prova e dell'apprezzamento dei fatti, attengono al libero convincimento del giudice e non ai possibili vizi dell'iter formativo di tale convincimento in caso contrario, il motivo di ricorso si risolverebbe in una inammissibile istanza di revisione delle valutazioni e dei convincimenti del giudice di merito, id est di una nuova pronuncia sul fatto sicuramente estranea alla natura e alle finalità del giudizio di cassazione.
4/d - A definitiva conferma della pronuncia di rigetto dei motivi di ricorso in esame vale, infine, riportarsi al principio di cui alla sentenza di questa Corte n. 5149/2001 (e di recente, di Cass. Sez. Unite n. 14297/2007) in virtù del quale, essendo stata rigettata la principale assorbente ragione di censura, il ricorso deve essere respinto nella sua interezza poiché diventano inammissibili, per difetto di interesse, le ulteriori ragioni di censura così, nella specie, per quanto concerne il non pertinente richiamo al D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 36 (t.u.).

5 - Passando ora alla valutazione dell'unico motivo del ricorso incidentale, lo stesso deve essere dichiarato inammissibile in quanto i motivi di ricorso per cassazione devono consistere, pena l'inammissibilità degli stessi, in una critica della decisione impugnata e, pertanto, debbono prendere in considerazione le ragioni che la sorreggono con l'esplicita e specifica indicazione dei motivi per cui essa deve considerarsi errata.
In particolare, il ricorso per cassazione deve contenere, a pena di inammissibilità, i motivi per i quali si richiede la cassazione, aventi i caratteri di specificità, completezza e riferibilità alla decisione impugnata, il che comporta l'esatta individuazione del capo di pronunzia impugnata e l'esposizione di ragioni che illustrino in modo intelligibile ed esauriente le dedotte violazioni di norme e principi di diritto (Cass. n. 19145/2005): requisiti questi del tutto carenti nel motivo di ricorso incidentale, donde la conferma di inammissibilità dello stesso.

6 - In definitiva, alla stregua delle considerazioni svolte, il ricorso "principale" deve essere respinto, mentre il ricorso "incidentale" va dichiarato inammissibile.
Ricorrono giusti motivi (id est, reciproca soccombenza) per dichiarare interamente compensate tra le parti le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi; rigetta il ricorso principale; dichiara inammissibile il ricorso incidentale; compensa tra le parti le spese del giudizio di cassazione.
Così deciso in Roma, il 11 giugno 2008. Depositato in Cancelleria il 7 ottobre 2008


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