massime 
Corte di Cassazione
Sez. L, Sentenza n. 25276 del 16 ottobre 2008
Presidente: Sciarelli G.  Estensore: Balletti B.  Relatore: Balletti B.  P.M. Lo Voi F. (Conf.)
Metro Metropolitana Roma Spa (Di Luccio) contro Ruggeri (Marrazzo)
(Sentenza impugnata: App. Roma, 4 ottobre 2004)


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE LAVORO
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. SCIARELLI Guglielmo - Presidente -
Dott. CUOCO Pietro - Consigliere -
Dott. MAIORANO Francesco Antonio - Consigliere -
Dott. LA TERZA Maura - Consigliere -
Dott. BALLETTI Bruno - rel. Consigliere -
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso proposto da:

MET.RO. S.P.A. - METROPOLITANA DI ROMA S.P.A. - (già Metroferro S.P.A., già COTRAL), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA TIBURTINA 770, presso lo studio dell'avvocato DI LUCCIO Marina, che lo rappresenta e difende, giusta delega in atti;
- ricorrente -
contro
RUGGERI MAURIZIO, elettivamente domiciliato in ROMA VIA QUATTRO FONTANE 149, presso lo studio dell'avvocato MARRAZZO Domenico, che lo rappresenta e difende, giusta delega in atti;
- controricorrente -
avverso la sentenza n. 5927/03 della Corte d'Appello di ROMA, depositata il 04/10/04 r.g.n. 6030/01;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del 10/06/08 dal Consigliere Dott. Bruno BALLETTI;
udito l'Avvocato AMEDEO BESI per delega MARINA DI LUCCIO;
udito l'Avvocato DOMENICO MARRAZZO;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. LO VOI Francesco, che ha concluso per l'accoglimento del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso ex art. 414 cod. proc. civ., dinanzi al Pretore-Giudice del lavoro di Roma MAURIZIO RUGGERI conveniva in giudizio il CO.TRA.L. - alle cui dipendenze aveva prestato lavoro con la qualifica di "conducente di linea" (6^ livello di cui al c.c.n.l. 13 maggio 1987), poi distolto dalle relative mansioni a causa di sopravvenuta inidoneità fisica ed assegnato a mansioni di c.d. minor aggravio fisico con conservazione della qualifica e della retribuzione del 6^ livello - per ottenere "la corresponsione dell'assegno ad personam tra il 7^ e il 6^ livello contrattuale e della retribuzione secondo il parametro di cui alla tabella 2/A allegata all'accordo naz. 2 ottobre 1989 per la qualifica di addetto stazione e gestione", avendo partecipato al concorso bandito per conseguire detta qualifica e, superato il corso abilitante, avendo conseguito la cennata qualifica.
Si costituiva in giudizio il CO.TRA.L. che impugnava la domanda attorea e ne chiedeva l'integrale rigetto.
L'adito Giudice del lavoro accoglieva il ricorso e - su impugnativa della s.p.a. MET.RO. (subentrata al CO.TRA.L. nelle more del giudizio) e ricostituitosi il contraddittorio - la Corte di appello di Roma rigettava l'appello compensando le spese del grado. Per quello che rileva in questa sede la Corte Territoriale ha rimarcato che: a) "nella fattispecie, l'Azienda ha indetto un concorso che era strumentale all'obiettivo di riassetto organizzativo mediante la copertura di un prestabilito numero di posizione per addetti di stazione e prescindeva del tutto dalla condizione di inidoneità fisica alla precedente qualifica, atteso che il corso abilitante non aveva lo scopo di riqualificare il personale inidoneo mediante cambio di qualifica, ma era rivolto a tutti gli agenti (compresi quelli inidonei) in possesso dei requisiti richiesti dal bando prendendo una vera e propria prova selettiva da effettuarsi al termine del corso"; b) "di conseguenza, la domanda di partecipazione non era altro che un consenso preventivo che il lavoratore manifestava rispetto all'iniziativa, esclusivamente aziendale, volta a modificare il profilo professionale e le funzioni di una parte del personale già in servizio".
Per la cassazione di tale sentenza la MET.RO. s.p.a. propone ricorso affidato a due motivi.
L'intimato MAURIZIO RUGGERI resiste con controricorso e deposita memoria ex art. 378 c.p.c..

MOTIVI DELLA DECISIONE

1 - Con il primo motivo del ricorso la ricorrente - denunciando "violazione del R.D. n. 148 del 1931, art. 3, reg. all. A" - rileva criticamente che "la ratio di detta norma è quella di non aggravare ulteriormente la posizione del lavoratore nei cui confronti venga adottato un provvedimento ex, art. 3 cit., il quale trovandosi in una posizione di mera soggezione rispetto alla decisione datoriale verrebbe ad essere danneggiato sul piano economico nel caso di cambi di qualifica che comportino un mutamento in pejus del livello retributivo precedentemente posseduto, (per cui) solo entro i limiti precisati può ritenersi ammessa la conversione in assegno personale della differenza di stipendio, non esistendo alcuna norma che al di fuori di tale ipotesi prevede l'obbligo per il datore di lavoro di conservare il trattamento economico pregresso qualora lo stesso lavoratore non abbia "subito" il cambio di qualifica, ma lo abbia viceversa richiesto presentando domanda di partecipazione al concorso bandito per una qualifica posta ad un livello inferiore (ciò a maggior ragione nel caso di specie in cui l'agente che chieda di partecipare alla prova sia non più idoneo alle mansioni della qualifica di appartenenza ed il conseguimento della nuova qualifica gli consente così di evitare l'esonero ai sensi dell'art. 27, lett. b) del reg. cit.").
Con il secondo motivo la ricorrente - denunciando "vizi di motivazione" - evidenzia di avere ritualmente eccepito "l'inapplicabilità al caso di specie dell'art. 3 cit., perché riferito esclusivamente al c.d. ius variandi" ed addebita alla Corte di appello di Roma "di non essersi preoccupata nemmeno di contestare l'assunto di parte appellante (- infatti non vi è alcun accenno nella sentenza impugnata al potere del datore di lavoro di trasferire l'agente o comunque modificare la posizione del lavoratore -) e, conseguentemente, fornire una esauriente giustificazione del perché dell'art. 3 citato, comma 3, pur essendo inserito in una disposizione che disciplina esclusivamente lo ius variandi debba poi trovare applicazione anche in altri casi".

2 - Debbono anzitutto, valutarsi le eccezioni di inammissibilità proposte dal controricorrente. Al riguardo appare infondata l'eccezione di inammissibilità del ricorso per difetto di legittimazione attiva della s.p.a. MET.RO. in quanto la cennata società risultava essere parte nel giudizio di appello e, come tale, ha ritualmente proposto ricorso per cassazione non essendo prescritta per l'indicazione delle parti -richiesta dall'art. 366 cod. proc. civ., n. 1, a pena di inammissibilità del ricorso per cassazione - alcuna forma speciale purché esse, pur non indicate nell'epigrafe del ricorso, siano con sicurezza identificabili - come nella specie - dal contesto del ricorso medesimo e dal riferimento agli atti dei precedenti gradi di giudizio.
Parimenti infondata si appalesa infondata l'ulteriore eccezione di inammissibilità per l'asserita "insufficiente esposizione della controversia" atteso che - ai fini dell'ammissibilità del ricorso per cassazione - l'esposizione sommaria dei fatti di causa ex art. 366 cod. proc. civ., n. 3, postula che il ricorso offra, almeno nei motivi di impugnazione, elementi tali che consentano una cognizione chiara e completa della controversia e, nella specie, siffatto requisito connota sicuramente il ricorso proposto dalla s.p.a. MET.RO (come si confermerà evidente dalla disamina "nel merito" dei motivi di impugnazione).

3 - Passando ora alla valutazione dei motivi di ricorso, gli stessi - esaminabili congiuntamente in quanto intrinsecamente connessi - sono meritevoli di accoglimento.
Al riguardo è da premettere che, nel rapporto di lavoro del personale dipendente da imprese esercenti pubblici servizi di trasporti (di cui al R.D. n. 148 del 1931), il c.d. ius variandi e la ed. promozione automatica sono soggetti alla disciplina speciale dettata da un corpus complesso di norme (di cui, essenzialmente, al citato R.D. n. 148, artt. 3, 18 e 27, reg. all. A) - e, come tale, non derogata dalla disciplina generale nella stessa materia (di cui all'art. 2103 cod. civ., come sostituito della L. n. 300 del 1970, art. 13) - secondo la giurisprudenza consolidata di questa Corte (ex plurimis Cass. n. 16988/2007, alle cui parte motiva si fa qui testuale riferimento).
Siffatta conclusione risulta confermata dalle disposizioni sopravvenute alla L. n. 300 del 1970, (quali la L. n. 889 del 1971, art. 17, recante norme di previdenza per gli addetti ai pubblici servizi di trasporto) e la L. 12 luglio 1988, n. 270, art. 1, comma 2 (recante "attuazione del contratto collettivo nazionale di lavoro del personale autoferrotranviario ed internavigatore per il triennio 1985- 1987, agevolazioni dell'esodo del personale inidoneo ed altre misure")), che - richiamando quella disciplina speciale (in particolare, l'art. 18 del regolamento, allegato cit.) e, rispettivamente, stabilendo che la contrattazione collettiva nazionale di categoria può derogare le disposizioni dello stesso regolamento - all'evidenza ne attestano la permanente vigenza, mentre la seconda delle stesse disposizioni sopravvenute (L. n. 270 del 1988, art. 1, comma 2, cit.) da coerente attuazione, altresì, al monito della Corte costituzionale (sentenza n. 500/1988), laddove affida al legislatore la soddisfazione, mediante una riforma integrale e non settoriale, delle riconosciute esigenze di ammodernamento della disciplina per gli autoferrotranvieri, prevista dal cennato regolamento. Ora la disciplina speciale prospettata reca, tra l'altro, la previsione (art. 3 del regolamento cit.) di un amplissimo ius variandi orizzontale - che consente l'adibizione di quel personale a mansioni diverse della stessa o di altra qualifica, purché del medesimo "grado" (comma 1) - stabilendone, contestualmente, la procedura per l'esercizio (commi 2 e 5), nonché - per quel che qui interessa le posizioni giuridiche soggettive (commi 3 e 4) che ne derivano al personale medesimo. Riconducibile al prospettato ius varianti orizzontale (arg. Ex comma 4 dello stesso art. 3 del regolamento cit.) è, poi, anche la fattispecie dell'assegnazione, al personale divenuto inabile al servizio nelle mansioni precedentemente svolte, di mansioni diverse, che risultino compatibili con le proprie attitudini o condizioni residue (art. 27, comma 1, lett. b dello stesso regolamento). Quanto, poi, alle posizioni giuridiche soggettive - che ne risultano garantite al personale assegnato a mansioni diverse, nell'esercizio del prospettato ius variandi orizzontale (di cui all'art. 3, anche in relazione all'art. 27 del regolamento, allegato A al R.D. n. 148 del 1931, cit.) - esse riguardano soltanto il trattamento economico - essendo prevista (comma 3 del citato art. 3) la conversione in assegno personale dell'eventuale migliore trattamento fruito nella qualifica precedente nonché, nell'ipotesi di cui all'art. 27, il mantenimento dell'anzianità maturata nella precedente qualifica (comma 4, dello stesso art. 3).
Non risulta, invece, garantito al medesimo personale il diritto alla qualifica corrispondente a ciascuna delle mansioni diverse - che gli siano assegnate nell'esercizio, appunto, dello ius varianti orizzontale (di cui all'art. 3, anche in relazione all'art. 27, - sebbene lo stesso regolamento (art. 18) preveda, espressamente la "promozione effettiva" del lavoratore a "funzioni di grado superiore" - per l'ipotesi, affatto diversa, che gli siano temporaneamente assegnate dal direttore dell'azienda, nell'esercizio dello ius varianti verticale - alle condizioni stabilite contestualmente: una volta "trascorsi sei mesi di reggenza in un anno, sempre che vi sia la vacanza del posto".
Oltre a non essere previsto, il diritto alla qualifica corrispondente alle mansioni assegnate, tuttavia, non è neanche configurabile, a fronte della prospettata ampiezza dello ius variandi orizzontale (di cui all'art. 3, anche in relazione all'art. 27 cit.) che, all'evidenza, preclude la stessa configurabilità di quel diritto. In altri termini: la facoltà del datore di assegnare al lavoratore qualsiasi mansioni diversa da quella precedente, purché del medesimo grado" (ai sensi dell'art. 3, anche in relazione all'art. 27 cit., appunto), all'evidenza preclude, infatti, il diritto del lavoratore medesimo al mantenimento della qualifica corrispondente a ciascuna delle mansioni diverse, che gli siano assegnate (così testualmente Cass. n. 16988/2002 cit. che - vale ribadire - ha affermato il seguente principio: "con riferimento al rapporto di lavoro degli autoferrotranviari, la disciplina speciale che prevede un amplissimo ius varianti orizzontale che consente all'azienda, nell'esercizio della facoltà, prevista dall'art. 3 del regolamento di cui all'allegato A) del R.D. n. 148 del 1931, di trasferire il personale divenuto temporaneamente inabile al servizio nelle mansioni precedentemente svolte a mansioni diverse, purché del medesimo grado, che risultino compatibili con le attitudini e le condizioni residue, non comporta il diritto del lavoratore alla qualifica corrispondente a ciascuna delle nuove mansioni, ma solo il diritto al corrispondente trattamento economico nonché, nell'ipotesi di cui all'art. 27 del predetto regolamento, il mantenimento dell'anzianità maturata nella precedente qualifica, a nulla rilevando che l'assegnazione temporanea abbia avuto durata superiore ai dodici mesi previsti".
3/b - Applicando il cennato principio - che non consente l'applicazione arbitrariamente estensiva e generalizzata della particolare disposizione dell'art. 3 del regolamento cit., che disciplina lo ius variandi nelle specifiche ipotesi di cambi di qualifica stabilito dall'Azienda - nella fattispecie in esame il cambio di qualifica si è verificato a seguito della libera determinazione del RUGGERI nel momento in cui lo stesso ha richiesto di partecipare al corso abilitante per "addetto di stazione e gestione-livello 7^" (qualifica che, pur essendo posta ad un livello retributivo inferiore, offriva al RUGGERI maggiori possibilità di "progressione di carriera").
Di conseguenza, la Corte territoriale è incorsa in un decisivo errore nel ritenere applicabile nella specie l'art. 3 cit., in quanto il cambiamento di qualifica non era stato disposto dall'Azienda, ma era la conseguenza della libera determinazione-scelta dell'agente di partecipare al corso abilitante finalizzato all'acquisizione della qualifica di "addetto di stazione e gestione".

4 - In definitiva, alla stregua delle considerazioni svolte, il ricorso proposto dalla s.p.a. MET.RO. deve essere accolto; per cui viene cassata la sentenza impugnata e - decidendo nel merito perché non si rendono necessari ulteriori accertamenti di fatto essendo del tutto generici e, quindi, inammissibili (anche perché assorbiti dall'accoglimento del ricorso) i rilievi in merito all'asserito "azzeramento dell'anzianità di servizio" formulati dal controricorrente - va rigettata la domanda originariamente proposta da MAURIZIO RUGGERI con il ricorso ex art. 414 cod. proc. civ., del 13 giugno 1997.
Ricorrono giusti motivi (in relazione al differente esito del giudizio nei due gradi di merito) per compensare integralmente tra le parti le spese dell'intero processo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e - decidendo nel merito - rigetta la domanda originariamente proposta da MAURIZIO RUGGERI; compensa interamente tra le parti le spese dell'intero processo.
Così deciso in Roma, il 10 giugno 2008. Depositato in Cancelleria il 16 ottobre 2008


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