massime 
Corte di Cassazione
Sez. 3, Sentenza n. 29873 del 19 dicembre 2008
Presidente: Di Nanni LF.  Estensore: Segreto A.  Relatore: Segreto A.  P.M. Fuzio R. (Conf.)
Parnese (Franco Arnaldo ed altro) contro Meta Felix Tour Srl (Di Lieto ed altro)
(Sentenza impugnata: Trib. Salerno, 8 novembre 2002)


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TERZA
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. DI NANNI Luigi Francesco - Presidente -
Dott. FICO Nino - Consigliere -
Dott. SEGRETO Antonio - rel. Consigliere -
Dott. AMATUCCI Alfonso - Consigliere -
Dott. LANZILLO Raffaella - Consigliere -
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso 1273/2004 proposto da:

PARNESE ALBERTO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CIPRO 46, presso lo studio dell'avvocato NOSCHESE VINCENZO, rappresentato e difeso dall'avvocato FRANCO ARNALDO, giusta delega a margine del ricorso;
- ricorrente -
contro
META FELIX TOUR SRL, in persona del legale rapp.te P.t. sig. Scuotto Giuseppe, elettivamente domiciliata in ROMA, presso CANCELLERIA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall'avvocato DI LIETO ANDREA con studio in 84100 - Salerno, Corso V. Emanuele, n. 143, giusta delega a margine del controricorso;
- controricorrente -
avverso la sentenza n. 3185/2002 del TRIBUNALE di SALERNO, 3^ Sezione Civile, emessa il 19/07/02, depositata l'8/11/2002; R.G.N. 322/01;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 14/11/2008 dal Consigliere Dott. ANTONIO SEGRETO;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. FUZIO Riccardo, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con citazione del 7.7.1998 Parnese Alberto, premesso che nel 1997 aveva acquistato presso l'agenzia di viaggi Marcina Tour, al prezzo di L. 2.734.000, un pacchetto turistico per due persone comprendente il volo di andata e ritorno con Boeing 737 Napoli - Palma di Maiorca ed il soggiorno in hotel dal 9 al 16.8.1997; che solo all'aeroporto di Napoli, al momento della partenza, aveva saputo che il volo sarebbe avvenuto con un aereo bimotore ad elica ATR 42, su cui egli non intendeva volare, per cui era rientrato alla propria residenza, senza ottenere il rimborso della somma pagata, conveniva davanti al giudice di pace di Salerno la predetta agenzia di viaggi, nonché l'organizzatrice del pacchetto, la Meta Felix Tour s.r.l., per sentirli condannare alla restituzione del prezzo pagato ed al risarcimento dei danni per mancata partenza per le ferie. Il giudice di pace di Salerno accoglieva la domanda esclusivamente nei confronti della Meta Felix Tour, che condannava alla restituzione della somma pagata, oltre al risarcimento del danno, liquidato in L. 500.000.
Il tribunale di Salerno, in composizione monocratica, con sentenza n. 3185/2002, adito in appello dalla Meta Felix Tour, accoglieva l'appello e rigettava la domanda anche nei confronti dell'organizzatrice del viaggio.
Riteneva il giudice di appello che il pacchetto turistico prevedeva due soluzioni, quanto al viaggio aereo, sia quello con volo di linea (anche con Boeing 737) sia quello con volo charter; che nella specie non risultava provato che l'attore avesse accettato la prima soluzione; che anzi il prezzo pagato corrispondeva a quello relativo alla proposta contrattuale con volo charter; che di nessun rilievo era il fax della Meta Felix datato 10.7.1997 ed indirizzato al Parnese, con cui si comunicava che il viaggio sarebbe avvenuto con aereo Boeing, in quanto tale fax era successivo al contratto, dal quale non emergeva un diritto del Parnese al volo con aereo Boeing. Avverso questa sentenza ha proposto ricorso per cassazione l'attore. Resiste con controricorso la Meta Felix Tour.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso il ricorrente lamenta l'omessa motivazione su un punto decisivo della controversia, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 5, in quanto il tribunale, senza tener conto del D.Lgs. n. 111 del 1995, artt. 7 e 12, non aveva motivato sul punto che la modifica del tipo di aereo, rispetto a quello comunicato, comportava una modifica di elemento contrattuale che doveva essere comunicata immediatamente al consumatore, che aveva confidato sulle informazioni ricevute dal tour operator.

2. Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente lamenta l'insufficiente motivazione della sentenza, in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 5., per aver erratamente ritenuto irrilevante nella fattispecie il fax del 10.7.1997, con cui la convenuta aveva comunicato il tipo di aereo (Boeing 737) per l'effettuazione del viaggio.

3.1. I due motivi di ricorso, essendo strettamente connessi, vanno esaminati congiuntamente.
Essi sono infondati.
Va premesso, per quanto concerne la normativa applicabile, che nella fattispecie è stato stipulato dalle parti un contratto di viaggio caratterizzato dalla predisposizione, da parte del tour operator, di una serie di servizi, comprendenti adempimenti burocratici, trasferimenti, pernottamenti, venduti in un unico "pacchetto" dal prezzo forfetariamente determinato. Tale figura negoziale è stata in un primo tempo disciplinata dalla Convenzione Internazionale sul contratto di viaggio, approvata il 23 aprile 1970 a Bruxelles, diretta a realizzare una armonizzazione delle legislazioni dei singoli Stati, che ha avuto tuttavia scarsa applicazione a causa l'esiguo numero di Stati aderenti, soprattutto in Europa (in Italia è stata ratificata con L. 27 dicembre 1977, n. 1084). A vent'anni di distanza è quindi intervenuta la Direttiva CEE n. 314 del 13 giugno 1990 concernente i viaggi, le vacanze ed i circuiti "tutto compreso", finalizzata a garantire uniformità di disciplina a livello Europeo. La Direttiva, che ha introdotto una disciplina più incisiva sotto il profilo della tutela del consumatore, è stata recepita in Italia con il D.Lgs. 17 marzo 1995, n. 111, che all'art. 1, individua il proprio ambito di operatività con riferimento ai "pacchetti turistici", venduti od offerti in vendita nel territorio nazionale dagli operatori turistici anche al di fuori dei locali commerciali. Tale disciplina, che, pur senza abrogare la L. n. 1084 del 1977, ne ha ridotto sensibilmente il campo di applicazione e che si distingue da quella posta dalla Convenzione per quanto riguarda, tra l'altro, la definizione e i limiti della responsabilità dell'operatore turistico, è applicabile alla fattispecie ratione temporis, essendo successivo al contratto in questione il D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206, che all'art. 146, ha abrogato il D.Lgs. n. 111 del 1995, tuttavia recependone sostanzialmente la normativa negli artt. da 82 a 100, dello stesso decreto.
3.2. Il citato D.Lgs. n. 111 del 1995, art. 7, alla lett. g), statuisce che sono elementi del contratto: "mezzi, caratteristiche e tipologie di trasporto, data, ora, luogo della partenza e del ritorno, tipo di posto assegnato".
L'art. 9, statuisce che "l'opuscolo, ove posto a disposizione del consumatore, indica in modo chiaro e preciso la destinazione, il mezzo, il tipo, la categoria di trasporto utilizzato". Ne consegue che costituisce elemento del contratto, ove sia previsto il viaggio aereo, anche l'indicazione del tipo di aereo utilizzato, con la conseguenza che la modifica di tale tipo di aereo, è sottoposta alla disciplina di cui al D.Lgs. n. 111 del 1995, art. 12. Tale ultima norma regolamenta le modifiche delle condizioni contrattuali, a seconda che si verifichino prima o dopo la partenza. Quanto alle prime, che qui in ipotesi rilevano, la norma statuisce "che prima della partenza l'organizzatore o il venditore che abbia necessità di modificare in modo significativo uno o più elementi del contratto, ne da immediato avviso in forma scritta al consumatore, indicando il tipo di modifica e la variazione del prezzo che ne consegue.
Ove non accetti la proposta di modifica di cui al comma 1, il consumatore può recedere, senza pagamento di penale, ed ha diritto a quanto previsto nell'art. 13.
Il consumatore comunica la propria scelta all'organizzatore o al venditore entro due giorni lavorativi dal momento in cui ha ricevuto l'avviso indicato al comma 2".
3.3. Se il contratto prevede la possibilità per l'operatore di adempiere alla prestazione di trasporto, utilizzando indifferentemente due tipi di aereo e di voli (come nel caso di volo di linea o volo charter) si è in presenza di obbligazione alternativa, con scelta rimessa al debitore.
L'obbligazione alternativa, ai sensi dell'art. 1285 c.c. e ss., presuppone l'originario concorso di due o più prestazioni, poste in posizione di reciproca parità e dedotte in modo disgiuntivo, nessuna delle quali può essere adempiuta prima dell'indispensabile scelta di una di esse, scelta rimessa alla volontà di una delle parti e che diventa irrevocabile con la dichiarazione comunicata alla controparte. L'obbligazione cosiddetta facoltativa, invece, postula un'obbligazione semplice, avente ad oggetto una prestazione principale, unica e determinata fin dall'origine, nonché, accanto a questa, una prestazione facoltativa - della cui effettiva ed attuale esigibilità il creditore optante abbia piena consapevolezza dovuta solo in via subordinata e secondaria qualora venga preferita dal creditore stesso e costituisca quindi l'oggetto di una sua specifica ed univoca opzione, opzione che, peraltro, può essere esercitata solo fino al momento in cui non vi sia stato l'adempimento della prestazione principale (Cass. 16/08/2000, n. 10853). 3.4. Se questa fosse stata la volontà contrattuale (e cioè relativa ad obbligazione alternativa), avendo la Meta Felix Tours, con il fax del 10.7.1997, effettuato la scelta tra le due obbligazioni alternative, indicando che il volo sarebbe stato effettuato tramite Boeing 707, essa sarebbe stata obbligata a fornire tale prestazione.

 4.1. Sennonché il giudice di appello (cui compete quale giudice di merito) ha ricostruito la volontà contrattuale delle parti, ritenendo che con l'offerta al pubblico effettuata dall'operatore turistico erano indicate due autonome proposte di viaggio, una con volo di linea ed una con volo charter, a fronte delle quali vi erano due differenti prezzi (più basso quello del volo charter); che nella fattispecie non risultava provato che il Parnese avesse accettata la proposta relativa al volo di linea; che, anzi, dal contratto risultava che era stato pattuito il prezzo di L. 1.317.000 a persona, corrispondente, sulla base del catalogo, al viaggio con volo charter. Ne consegue che nella fattispecie il giudice di appello, interpretando il contratto in questione, ha ritenuto che l'alternatività del tipo di volo atteneva a due alternative proposte contrattuali e che, quindi, non fosse stata dedotta in contratto una obbligazione alternativa (con facoltà di scelta da parte del debitore operatore) o una obbligazione facoltativa in favore del creditore optante per quest'ultima, poiché l'accettazione doveva investire esclusivamente una delle due proposte e che nella fattispecie la proposta accettata era quella relativa al volo charter, tenuto conto della corrispondenza ad esso del prezzo pagato rispetto a quello praticato dalla convenuta per tale tipo di volo.
4.2. Così ricostruita la volontà contrattuale e, quindi, individuato il contenuto del contratto e le obbligazioni assunte dall'operatore turistico, relativamente al tipo di volo e di aereo, correttamente il giudice di appello ha escluso che nella fattispecie fosse sorto un diritto del Parnese ad effettuare il viaggio con volo di linea o con aereo del tipo Boeing 707.
Proprio l'affermata inesistenza di un patto negoziale sull'uso di tale ultimo aeromobile (sia come obbligazione semplice, sia come obbligazione alternativa, sia come obbligazione facoltativa), comporta che correttamente il giudice di merito ha ritenuto che il fax del 10.7.1997 (successivo al contratto), con cui si comunicava che l'aereo sarebbe stato un Boeing, non comportava che il Parnese acquistasse il diritto al viaggio con tale tipo di aeromobile. Perché ciò avvenisse, era necessario che, a norma del D.Lgs. n. 111 del 1995, art. 12, il consumatore comunicasse all'organizzatore la propria scelta di accettare la modifica entro due giorni lavorativi dal momento in cui aveva ricevuto l'avviso. La mancanza di accettazione di tale diverso tipo di aeromobile nel termine detto comportava che l'organizzatore potesse sempre adempiere alla propria originaria obbligazione.
4.3. Quanto alle censure relative alla ricostruzione della volontà negoziale e quindi al contenuto del contratto relativamente al tipo di aeromobile, effettuata dal giudice di merito, esse sono inammissibili.
Infatti la parte che denunzi in cassazione l'erronea determinazione della volontà negoziale effettuata dal giudice di merito, è tenuta ad indicare e dimostrare quali canoni o criteri interpretativi dell'art. 1362 c.c. e segg., siano stati violati, non potendo limitarsi a richiamare genericamente le norme che ritiene siano state disapplicate o erroneamente applicate. in mancanza l'individuazione della volontà negoziale - che avendo ad oggetto una realtà fenomenica ed oggettiva, si risolve in un accertamento di fatto, istituzionalmente riservato al giudice di merito - è censurabile non già quando le ragioni addotte a sostegno sono diverse da quelle della parte, bensì allorché esse sono insufficienti o inficiate da contraddittorietà logica o giuridica (Cass. 28.8.2001, n. 11289;
Cass. 12.3.1994, n. 2415; Cass. 2.2.1996,n. 914; Cass. 25.2.1998,n. 3142).
Sennonché, qualora si prospetti questa ultima ipotesi e si tratti di un contratto redatto per iscritto, qual'è quello di vendita di pacchetti turistici (D.Lgs. n. 111 del 1995, art. 6), per il principio di autosufficienza del ricorso, a pena di inammissibilità della censura per genericità del motivo, deve essere riportato nel ricorso la clausola contrattuale che si assume erratamente interpretata dal giudice di merito, poiché il controllo deve essere consentito alla corte di cassazione sulla base delle deduzioni contenute nell'atto, alle cui lacune non è possibile sopperire con indagini integrative (Cass. 28/07/2005, n. 15798). Nella fattispecie non risultano trascritte nel ricorso tali clausole contrattuali.

5. Con il terzo motivo di ricorso il ricorrente lamenta l'omessa motivazione dell'impugnata sentenza, a norma dell'art. 360 c.p.c., n. 5, poiché il tribunale non ha ritenuto nulla, a norma dell'art. 1469 bis c.c., perché vessatoria, la clausola di cui all'art. 10 delle condizioni generali di contratto, nella parte in cui consentiva all'operatore di modificare il tipo di mezzo utilizzato, con comunicazione al consumatore solo se tale modifica comprometteva nella sostanza la fruizione e la qualità del servizio.

6. Il motivo, prospettato sotto il profilo del vizio motivazionale, è inammissibile.
Infatti, la proposizione, con il ricorso per cassazione, di censure prive di specifica attinenza al "decisum" della sentenza impugnata è assimilabile alla mancata enunciazione dei motivi richiesti dall'art. 366 c.p.c., n. 4, con conseguente inammissibilità - rilevabile anche d'ufficio - del ricorso stesso (Cass. 13/10/1995, n. 10695; Cass. 9.10.1998, n. 9995) Nella fattispecie, a parte il rilievo di novità della questione in questa sede, la censura è inconferente con la motivazione adottata dalla sentenza, la quale ha correttamente ritenuto, come sopra detto, che nel contratto in questione non risultava previsto che il viaggio avvenisse con un volo di linea o con un Boeing 707. Il rigetto della domanda, in altri termini, non è stato fondato sull'esistenza di tale assunta clausola nulla.

7. Il ricorso va, pertanto, rigettato.
Il ricorrente va condannato al pagamento delle spese del giudizio di cassazione sostenute dalla resistente.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, sostenute dalla resistente e liquidate in complessivi Euro 1.600,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.
Così deciso in Roma, il 14 novembre 2008. Depositato in Cancelleria il 19 dicembre 2008 


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