massime 
  Corte di Cassazione
Sez. L, Sentenza n. 6908 del 20 marzo 2009
Presidente: Sciarelli G.  Estensore: Curzio P.  Relatore: Curzio P.  P.M. Fuzio R. (Conf.)
Deodato (Petrantoni ed altro) contro Siremar Sicilia Reg. Marittima Spa (Sciortino ed altro)
(Sentenza impugnata: App. Messina 14/12/2005)  
 
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE LAVORO
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. SCIARELLI Guglielmo - Presidente -
Dott. MONACI Stefano - Consigliere -
Dott. DI NUBILA Vincenzo - Consigliere -
Dott. BANDINI Gianfranco - Consigliere -
Dott. CURZIO Pietro - rel. Consigliere -
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
DEODATO GIACOMO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G. CESARE 71, presso lo studio dell'avvocato DEL NOSTRO PATRIZIA, rappresentato e difeso dall'avvocato PETRANTONI FABIO giusta delega a margine del ricorso;
- ricorrente -
contro
SI.RE.MAR. (SOCIETÀ SICILIA REGIONALE MARITTIMA) S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PIAVE 52, presso lo studio dell'avvocato CARCIONE RENATO, rappresentata e difesa dall'avvocato SCIORTINO TERESA MARIA giusta mandato in calce all'avverso ricorso;
- controricorrente -

avverso la sentenza n. 1285/2005 della CORTE D'APPELLO di MESSINA, depositata il 14/12/2005 R.G.N. 1534/03;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 21/01/2009 dal Consigliere Dott. PIETRO CURZIO;
udito l'Avvocato ORLANDO per delega PETRANTONI;
udito l'Avvocato CARCIONE per delega SCIORTINO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. FUZIO Riccardo che ha concluso per il rigetto del ricorso.

FATTO E DIRITTO

Giacomo Deodato ricorre per cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello di Messina dell'8 novembre 2005, che respinse la sua impugnazione della sentenza del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, che a sua volta aveva rigettato la domanda volta alla declaratoria di illegittimità del suo licenziamento. Il Deodato già dipendente della Si.Re.Na, spa, venne assunto dalla Si.Re.Mar, spa, con decorrenza dal 1 gennaio 1976, in forza della L. n. 169 del 1975, raggiungendo la qualifica di Funzionario sotto capo ufficio. Con lettera del 12 ottobre 1999 la Siremar, premesso che era in corso un profondo e strutturale riassetto dell'organizzazione del gruppo Tirrenia, gli comunicò di aver disposto la soppressione dell'ufficio di Milazzo, tanto da aver già dato disdetta della locazione dei locali, con la conseguenza che la posizione lavorativa del ricorrente "nell'originario settore geografico di appartenenza (L. n. 169 del 1975), quello eoliano" era divenuta inutilizzabile, e si imponeva pertanto il licenziamento, salvo che il Deodato non avesse accettato il trasferimento alla sede di Palermo.
Il Deodato non accettò il trasferimento ed impugnò il licenziamento, prima con richiesta di provvedimento d'urgenza, respinta anche in sede di reclamo, poi con domanda in giudizio ordinario, respinta dal Tribunale e poi della Corte d'Appello. Ricorre contro la sentenza della Corte d'Appello per quattro motivi, concludendo per l'annullamento della sentenza e la reintegra nel posto di lavoro, con condanna della Siremar al relativo risarcimento. La società si è costituita con controricorso, concludendo per il rigetto dell' impugnazione.
Il ricorrente ha depositato una memoria per l'udienza. I motivi del ricorso sono i seguenti.

1. violazione della L. 19 maggio 1975, n. 169, art. 7 ed omessa motivazione sul relativo punto, decisivo per la controversia.
2. violazione della L. n. 604 del 1966, artt. 1, 3, e 12 e relativo vizio motivazionale perché il rapporto di lavoro marittimo del ricorrente non sarebbe soggetto alla disciplina della L. n. 604 del 1966 in materia di licenziamenti.
3. violazione della L. n. 169 del 1975, art. 1 e della L. n. 604 del 1966, art. 3, perché la società non avrebbe provato il riassetto organizzativo che è alla base del licenziamento.
4. violazione degli artt. 1362 e 1372 c.c., e insufficiente motivazione sull'applicabilità del regolamento organizzativo del 14 giugno 1985.

Tutti i motivi sono infondati.
La tesi di fondo del ricorrente è che la L. n. 169 del 1975, art. 7 gli riconoscerebbe il "diritto al mantenimento in servizio e nell'originario settore geografico di competenza" (ricorso, pag. 6), pur in presenza della soppressione dell'ufficio di Milazzo e della sua indisponibilità a trasferirsi negli uffici di Palermo. L'art. 7, invocato, dispone quanto segue: "Le società di navigazione a carattere regionale sono tenute ad assumere il personale, iscritto nei ruoli organici del personale amministrativo e navigante o comunque in servizio al 31 dicembre 1974, dipendente dalle società che attualmente gestiscono i servizi marittimi sovvenzionati di carattere locale. Per la tutela dei diritti del personale, il ministro per la marina mercantile è tenuto a inserire nelle convenzioni che dovrà stipulare ai sensi dell'art. 2, le norme di cui agli artt. 13 e 14 delle convenzioni in vigore fino al 31 dicembre 1973 e successivamente prorogate. Il personale come sopra assunto dovrà essere utilizzato in ogni settore di appartenenza, in conformità al disposto della L. 5 gennaio 1953, n. 34, artt. 2 e 7. Allo scopo di garantire all'istituto nazionale della previdenza sociale il versamento dei contributi dovuti dalle società che attualmente gestiscono i servizi marittimi sovvenzionati di carattere locale, il ministero della marina mercantile, prima di procedere alla liquidazione degli acconti e dei saldi delle sovvenzioni relative all'anno 1975, dovrà accertare l'avvenuto versamento dei contributi assicurativi e previdenziali".
Non vi è alcun elemento nella norma su integralmente riportata, che permetta di affermare che, il ricorrente, assunto nel 1976, in forza di tale legge in quanto dipendente di altra società di trasporto marittimo, a fronte della soppressione dell'ufficio al quale è addetto (Milazzo) e nonostante la mancata accettazione dell'offerta di proseguire il rapporto nell'ufficio di Palermo, abbia diritto alla conservazione del posto di lavoro. Tale norma non contiene una disciplina specifica (e più favorevole per i lavoratori) della materia dei licenziamenti rispetto a quella contenuta nella L. n. 604 del 1966, che è pertanto applicabile al rapporto, il che rende pienamente infondato anche il secondo motivo di ricorso.
Infondato è anche il terzo motivo del ricorso, perché la sentenza impugnata contiene una specifica e compiuta argomentazione sul perché risulti accertata nel processo la sussistenza dei presupposti che legittimano il licenziamento per giustificato motivo oggettivo:
la soppressione della intera sede di Milazzo (pag. 5 della sentenza) e il più generale riassetto organizzativo dell'azienda (pag. 6-7).
Quanto all'ultimo motivo, è dirimente il dato, adeguatamente evidenziato nella sentenza, che la determinazione dell'amministratore delegato "ha trovato espressa ratifica nella Delib. 17 dicembre 1999 prodotta in atti".
Infondati sono i dubbi sulla regolarità della procura per il controricorso, sollevati in base a quanto rilevato nell'epigrafe dell'atto. Da tale lettura si deduce infatti che la procura è stata rilasciata in calce all'avverso ricorso.
Il ricorso pertanto deve essere respinto, con i provvedimenti consequenziali in ordine alle spese.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese in Euro 34,00 oltre Euro 2.000,00 di onorario + spese generali, IVA e Cpa.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 21 gennaio 2009. Depositato in Cancelleria il 20 marzo 2009



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