massime 
  Corte di Cassazione
Sez. U, Sentenza n. 7580 del 30/03/2009
Presidente: Carbone V.  Estensore: D'Alonzo M.  Relatore: D'Alonzo M.  P.M. Iannelli D. (Conf.)
Agenzia Dogane (Avv. Gen. Stato) contro Mondial Trans Soc (Moscatiello)
(Sentenza impugnata: Giud. pace Bari, 12/11/2004)
 
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONI UNITE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. CARBONE Vincenzo - Primo Presidente -
Dott. MATTONE Sergio - Presidente di sezione -
Dott. PAPA Enrico - Presidente di sezione -
Dott. VIDIRI Guido - Consigliere -
Dott. D'ALONZO Michele - rel. Consigliere -
Dott. SETTIMJ Giovanni - Consigliere -
Dott. SEGRETO Antonio - Consigliere -
Dott. RORDORF Renato - Consigliere -
Dott. AMATUCCI Alfonso - Consigliere -
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
Agenzia delle Dogane, in persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma alla Via dei Portoghesi n. 12 presso l'Avvocatura dello Stato che la rappresenta e difende;
- ricorrente -
contro
la società Hondial Trans, "corrente in Durazzo (Albania)", in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata, nel giudizio innanzi al Giudice di Pace, in Bari al Corso Vittorio Emanuele II n. 60, presso lo studio dell'avv. MOSCATIELLO Nicola che ivi la rappresentava e difendeva;
- intimata -
avverso la sentenza n. 5350/04 depositata il 12 novembre 2004 dal Giudice di Pace di Bari.

Udita la relazione svolta nella Pubblica udienza del 3 marzo 2009 dal Cons. dr. Michele D'ALONZO;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dr. IANNELLI Domenico, il quale ha concluso per il rigetto del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso notificato alla società Mondial Trans (nel domicilio eletto) il 20 dicembre 2005 (depositato il 9 gennaio 2006), l'Agenzia delle Dogane, in forza di DUE motivi, chiedeva di cassare (con "ogni consequenziale provvedimento in ordine alle spese") la sentenza n. 5350/04, depositata il 12 novembre 2004, con la quale il Giudice di Pace di Bari (che già aveva "immesso nel possesso" dello stesso "la società ... rappresentata dal suo spedizioniere") aveva annullato il "provvedimento di fermo amministrativo del mezzo articolato ... di proprietà" di detta ditta che la "S.V.A.D. Circoscrizione Doganale di Bari", ritenendo la società "non in possesso di autorizzazione al trasporto", aveva emesso "in data 26 giugno 2004" ai sensi "della L. n. 298 del 1974, art. 46 e art. 26, comma 2" ("depenalizzati dal D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507, art. 18").
La società intimata non svolgeva attività difensiva.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con la sentenza gravata, il Giudice di Pace - esposto aver "la Mondial Trans" (1) "eccepito i motivi di illegittimità in ordine al verbale come emesso da organo non competente ed in assenza di interprete ufficiale, iscritto all'Albo, e quindi in eccesso di potere dell'autorità procedente" e (2) "prodotto l'autorizzazione internazionale per il trasporto senza alcuna limitazione rilasciata dall'autorità competente in data 14 giugno 2004, antecedente al controllo effettuato dall'ente in data 26 giugno 2004" - ha annullato il "provvedimento di fermo" ("disposto dalla SVAD ... di Bari ... ai sensi della L. 6 giugno 1974, n. 298, art. 46 e art. 26, comma 2, depenalizzati dal D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507, art. 18") perché "il mezzo al momento della contestazione era coperto da valida documentazione di trasporto" per cui, secondo lo stesso giudice, "deve ritenersi la nullità del disposto fermo amministrativo".

2. L'Agenzia delle Dogane chiede di cassare tale decisione in base a due motivi.
A. In primo luogo, la ricorrente denunzia "violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 2" assumendo che "nella specie", avendo "la controversia ... ad oggetto la sanzione accessoria prevista per violazioni in materia doganale", "la giurisdizione ordinaria doveva essere declinata in favore di quella tributaria", alla quale, ai sensi di detta norma, "appartengono ... tutte le controversie aventi ad oggetto tributi di ogni genere e specie ... nonché le sovrimposte, le addizionali e le sanzioni amministrative comunque irrogate da uffici finanziari e ogni altro accessorio". B. La stessa Agenzia - esposto aver: (a) la società dedotto (al) "l'illegittimità del provvedimento di fermo" per "incompetenza dell'autorità procedente", per "violazione del diritto di difesa" ("mancata presenza di un interprete regolarmente iscritto all'albo") e per "errata indicazione dei termini per l'impugnazione" nonché (a2) "l'illegittimità e/o nullità del verbale di fermo per essere in possesso di regolare autorizzazione di viaggio"; (b) essa contestato "puntualmente le preliminari eccezioni", evidenziando "le ragioni di diritto poste a fondamento della legittimità del provvedimento di fermo" -, di poi, in secondo (ed ultimo) luogo, denunzia ("in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3") "violazione e falsa, applicazione del D.P.R. n. 43 del 1973, art. 325; dell'art. 137 e segg., e art. 170 e segg. del Reg. CEE n. 2913/92 (Codice Doganale Comunitario) e dell'art. 718 del Reg. CEE n. 2454/93", oltre che (ex art. 360 c.p.c., n. 5) "omessa od insufficiente motivazione ... su di un punto decisivo della controversia", esponendo che "il giudice di pace ha completamente omesso di motivare la pronuncia di annullamento del provvedimento sanzionatorio accessorio" atteso che:
- "quanto al ... profilo ... attinente alla incompetenza dell'autorità che ha redatto il verbale" "ove quel dare atto della relativa eccezione da parte del giudicante, sia inteso come (implicita) pronuncia di suo accoglimento", "oltre alla completa omissione di motivazione", "la statuizione viola ... la disposizione del ... D.P.R. n. 43 del 1973, art. 325 ... che attribuisce ai suoi funzionari ... competenza esclusiva alla redazione del verbale, per violazioni in materia doganale e per le violazioni delle disposizioni di ogni altra legge la cui applicazione è demandata alle dogane, accertate entro gli spazi doganali, talché la censura non poteva ... trovare accoglimento";
- "quanto alla rilevata assenza di un interprete ufficiale", il giudice a quo non ha considerato aver essa dedotto "non soltanto che l'interprete che ha assistito il conducente durante la redazione del verbale", "nominato dal funzionario doganale", era "persona di nazionalità albanese, nonché intermediario nei rapporti commerciali tra ... venditrice e la ditta albanese acquirente" ma anche che "il conducente dell'autoarticolato" era "perfettamente in grado di parlare e capire la lingua italiana";
- "quanto ... alla sussistenza di regolare autorizzazione al trasporto", essendo "pacifico che l'automezzo fermato stesse effettuando un trasporto internazionale di merci", poiché "per effettuare i trasporti internazionali consentiti dalle norme vigenti nel paese di origine i mezzi di trasporto devono essere in possesso del titolo valido (autorizzazione a viaggio) per effettuare il trasporto internazionale richiesto dagli accordi bilaterali o multilaterali (L. 6 giugno 1974, n. 298, art. 44)", che "il mezzo di trasporto di cui si tratta è stato introdotto nella Comunità vincolato al regime dell'ammissione temporanea, ossia al regime economico e sospensivo che consente di utilizzare merci estere nel territorio doganale comunitario, in esonero totale o parziale dai dazi, e senza assoggettamento a misure di politica commerciale, con la riesportazione delle merci tal quali fuori dall'UE, ad eccezione del loro normale deprezzamento dovuto all'uso che ne è stato fatto (art. 137 Reg. CEE n. 2913/92)": i "mezzi di trasporto, intestati e/o condotti, da cittadini residenti fuori dall'UE", quindi, "possono entrare ed uscire dal territorio doganale della comunità senza alcun adempimento o altra formalità doganale" e "il passaggio di questi mezzi da un ufficio doganale è considerato come una domanda di autorizzazione e il non intervento delle autorità doganali come autorizzazione (art. 730 Reg. CEE 2454/1993)";
- "tale regime viene appurato quando le merci (compresi i mezzi di trasporto) sono esportate o vincolate ad un'altra destinazione doganale, come nell'ipotesi di specie in cui siano introdotte in un deposito franco"; "quando le merci e i mezzi di trasporto sono introdotti in un deposito franco il regime di ammissione temporanea è appurato e termina" atteso che "il beneficio dell'ammissione temporanea è subordinato alla condizione che i veicoli siano utilizzati per un trasporto che inizia e termina fuori da territorio doganale della Comunità (art. 718 Reg. CEE n. 2454/1993)";
- "nel caso ..., il mezzo di trasporto, una volta introdotto nel deposito franco, previo scarico delle merci presso lo stabilimento della Birra Peroni sito in Bari, aveva, esaurito la validità dell'autorizzazione per il trasporto internazionale di cui era in possesso ai sensi del disposto dall'art. 110, comma 2, lett. a), art. 232, comma 2 e art. 233, lett. a) e, di conseguenza, con la successiva uscita dal deposito, ancorché ammesso ad un nuovo regime di ammissione temporanea, avrebbe dovuto essere in possesso di un'ulteriore autorizzazione per il trasporto anzidetto, essendo divenuta la precedente priva di validità": "di qui la legittimità della contestata violazione della L. n. 298 del 1994, art. 46, e della sanzione accessoria del fermo amministrativo". L'Agenzia aggiunge che "la decisione impugnata":
- "non da alcuna ragione in ordine alla ritenuta sussistenza della regolare autorizzazione di viaggio di cui il giudicante si limita a prendere atto", pur essendo tenuta "ad esplicare" la "motivazione" attesa la "decisività della questione, vieppiù considerate le specifiche contestazioni sul punto spiegate ... nelle sue difese di primo grado";
- "ha ... violato le disposizioni denunciate ... dell'ammissione temporanea cui il mezzo era vincolato ed il suo conseguente esaurimento a seguito dell'appuramento con l'ingresso nel deposito franco".

3. Il ricorso deve essere respinto perché infondato.
A. In via preliminare, va evidenziato che la mera attribuzione ad un ufficio finanziario del potere di rilevare e di irrogare una sanzione amministrativa (principale od accessoria) non costituisce elemento sufficiente per ritenere, di necessaria conseguenza, assegnata al giudice tributario la potestà di decidere la controversia avente ad oggetto la contestazione dell'esercizio di quel potere punitivo: con sentenza 14 maggio 2008 n. 130, infatti, la Corte Costituzionale - peraltro in conformità a principi già enunciati dalla stessa: cfr. la sentenza n. 64 del 14 marzo 2008, secondo cui "la giurisdizione tributaria deve essere considerata un organo speciale di giurisdizione preesistente alla Costituzione" e "l'oggetto" della stessa, "così come la disciplina degli organi speciali", "ben possano essere modificati dal legislatore ordinario, il quale, tuttavia, incontra precisi limiti costituzionali consistenti nel non snaturare (come elemento essenziale e caratterizzante la giurisprudenza speciale) le materie attribuite a dette giurisdizioni speciali e nell'assicurare la conformità a Costituzione delle medesime giurisdizioni (ordinanza n. 144 del 1998)" - ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 2, comma 1 (...), nella parte in cui attribuisce alla giurisdizione tributaria le controversie relative alle sanzioni comunque irrogate da uffici finanziari, anche laddove esse conseguano alla violazione di disposizioni non aventi natura tributaria" perché la giurisdizione tributaria ... "deve ritenersi imprescindibilmente collegata" alla "natura tributaria del rapporto" per cui la medesima non può essere ancorata "al solo dato formale e soggettivo, relativo all'ufficio competente ad irrogare la sanzione".
Nell'interpretazione delle afferenti norme, quindi, tenuto conto di tal principio (atteso che, prosegue il giudice delle leggi, "l'identità della natura delle materie oggetto delle suddette giurisdizioni costituisce... una condizione essenziale perché le modifiche legislative di tale oggetto possano qualificarsi come una consentita revisione dei giudici speciali e non come una vietata introduzione di un nuovo giudice speciale (ancora sentenza n. 64 del 2008)"), si deve escludere l'idoneità, a legittimamente radicare la giurisdizione del giudice tributario, della (sola) qualità "tributaria" del soggetto cui è attribuito il potere di rilevare e di irrogare la sanzione, dovendosi, invece, aver riguardo al dato oggettivo della "natura tributaria del rapporto" punito con la sanzione.
B. La natura tributaria di una sanzione (principale e/o accessoria), di poi, va riconosciuta esclusivamente a quelle "pene" che puniscono specificamente un comportamento (od una omissione) contrastante con un obbligo avente natura propriamente tributaria: la "pena", quindi, nella sostanza, deve essere posta dalla norma a tutela dell'adempimento dell'obbligo costituzionale di cui all'art. 53 Cost., comma 1, secondo cui "tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva". Il D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472 - che, come noto, ha sostituito il sistema sanzionatorio già dettato dalla L. 7 gennaio 1929, n. 4 ("norme generali per la repressione delle violazioni delle leggi finanziarie"), la quale prevedeva, oltre che il "pagamento di una somma, a titolo di pena pecuniaria" (avente "carattere" di "obbligazione ... civile"), anche la possibilità di applicazione, "in aggiunta", di una "sopratassa" e, in taluni casi, la "chiusura di un pubblico esercizio o negozio ovvero di uno stabilimento commerciale o industriale" -, al primo comma del suo art. 2 dispone che "le sanzioni amministrative previste per la violazione di norme tributarie" sono (1) "la sanzione pecuniaria" ("consistente nel pagamento di una somma di denaro") e (2) "le sanzioni accessorie, indicate nell'art. 21" (le quali, peraltro, "possono essere irrogate solo nei casi espessamente previsti"), ovverosia: (a) "l'interdizione, per una durata massima di sei mesi, dalle cariche di amministratore, sindaco o revisore di società di capitali e di enti con personalità giuridica, pubblici o privati", (b) "l'interdizione dalla partecipazione a gare per l'affidamento di pubblici appalti e forniture, per la durata massima di sei mesi", (c) "l'interdizione dal conseguimento di licenze, concessioni o autorizzazioni amministrative per l'esercizio di imprese o di attività di lavoro autonomo e la loro sospensione, per la durata massima di sei mesi" e (d) "la sospensione, per la durata massima di sei mesi, dall'esercizio di attività di lavoro autonomo o di impresa diverse da quelle indicate nella lett. c)".
Lo stesso D.Lgs. n. 472 del 1997, poi, dispone:
- all'art. 3, comma 1 ("principio di legalità"), che "nessuno può essere assoggettato a sanzioni se non in forza di una legge entrata in vigore prima della commissione della violazione";
- all'art. 29, comma 2, che è abrogata "ogni altra norma in materia di sanzioni amministrative tributarie, nonché della loro determinazione ed irrogatorie, non compatibile con le disposizioni del presente decreto".
Nel sistema generale specificamente delineato "in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributaria" dal D.Lgs. in esame, quindi, non è prevista la sanzione amministrativa accessoria del "fermo amministrativo" di un "veicolo" (fattispecie, intuitivamente, del tutto diversa dal "fermo di beni mobili registrati", regolato dall'art. 86 come sostituito dal D.Lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, art. 16 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, avente finalità non sanzionatoria ma cautelare, ai fini della "riscossione coattiva": peraltro anch'esso, allo stato della legislazione, finalizzato alla riscossione anche di crediti dell'ente pubblico non tributari): tanto impone di escludere la natura "tributaria" di tale sanzione "accessoria" sol perché (eventualmente) irrogata da un'Agenzia fiscale.
C. Nella sentenza impugnata, comunque, il giudice a quo riferisce (e l'Agenzia conferma nel proprio ricorso per cassazione) che il "provvedimento di fermo" in contestazione è stato "disposto dalla SVAD ... di Bari... ai sensi della L. 6 giugno 1974, n. 298, art. 46 e art. 26, comma 2, depenalizzati dal D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507, art. 18, perché non in possesso di autorizzazione al trasporto".
La L. 6 giugno 1974, n. 298 - che istituisce l'"albo nazionale degli autotrasportatori di cose per conto di terzi" (nonché "un sistema di tariffe a forcella per i trasporti di merci su strada") e disciplina gli "autotrasporti di cose" -, richiamata nella decisione gravata, nel testo (applicabile alla specie ratione temporis) modificato dal D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507, art. 18, punisce "con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma" (1) "l'esercizio abusivo dell'autotrasporto" (art. 26) e (2) "i trasporti abusivi" (art. 46) e prevede, in entrambi i casi (con irrilevante variabile testuale) che a quelle "violazioni" consegue (pertanto, iure) sempre "la sanzione accessoria del fermo amministrativo del veicolo per un periodo di tre mesi ovvero, in caso di reiterazione delle violazioni, la sanzione accessoria della confisca amministrativa del veicolo, con l'osservanza delle norme di cui al D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, capo 1^, sezione 2^, del titolo 6^".
Il (temporaneo) "fermo amministrativo del veicolo" utilizzato per l'"esercizio abusivo dell'autotrasporto" (ovverosia per l'esercizio dell'"attività di cui all'art. 1 senza essere iscritto nell'albo") o per "trasporti abusivi" ("esecuzione di trasporto di cose con autoveicoli o motoveicoli, senza licenza o senza autorizzazione oppure violando le condizioni o i limiti stabiliti nella licenza o nell'autorizzazione") - come, nell'ipotesi più grave ("caso di reiterazione"), la definitiva "confisca" dello stesso "veicolo" -, quindi, per espressa previsione normativa, costituisce una "sanzione accessoria" di quella (propriamente "amministrativa del pagamento di una somma"), avente evidente natura "principale", irrogata per la commissione dell'aderente infrazione alle norme che regolamentano l'esercizio dell'attività di trasporto tutelata e, pertanto, per necessità logica e giuridica - oltre che supporre, siccome connaturale al suo carattere accessorio, la irrogazione della sanzione principale - ha la stessa natura della sanzione principale e la mantiene a prescindere dalla qualità del soggetto autorizzato a rilevare (ed a punire) l'infrazione ed alla contestualità di tale rilevazione con l'eventuale accertamento della commissione anche di infrazioni univocamente fiscali.
Di conseguenza, il riscontro, da parte dell'autorità doganale, della carenza di "licenza" o di "autorizzazione" al trasporto (internazionale) delle merci - quand'anche per effetto ed in conseguenza del venir meno (prospettato, nel caso, chiaramente solo con il secondo motivo di ricorso) delle condizioni, specificamente previste dalle norme comunitarie doganali, legittimanti quel trasporto - non è idoneo a mutare in "doganale" (quindi in fiscale) la natura della sanzione accessoria del fermo dell'autoveicolo e, di conseguenza, ad attribuire (sol per questo) la cognizione della relativa controversia al giudice tributario, essendo quella sanzione accessoria connessa, sempre e solo, alla violazione prevista dalla legge di regolamentazione dell'attività di trasporto delle merci, con conseguente inidoneità dell'eventuale contestuale rilevazione di una violazione doganale a snaturare detta natura e ad attribuire la giurisdizione al giudice tributario.
Si consideri, peraltro ed infine, che tra le "norme di cui al D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, capo 1^, sezione 2^, titolo 6" ("nuovo codice della strada"), di cui gli artt. 26 e 46 detti impongono l'"osservanza", è compreso (Cass., 2^, 3 agosto 2007 n. 17028) anche l'art. 204 bis (inserito dal D.L. 27 giugno 2003, n. 151, art. 4, convertito nella L. 1 agosto 2003, n. 214) il quale - in via generale, salvo che nelle ipotesi di competenza del tribunale, comunque di un giudice ordinario, implicanti (si veda la L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 22 bis, aggiunto dal D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507, art. 98), peraltro, una questione non posta di incompetenza per materia (sempre e solo tra giudici ordinari) e non già di giurisdizione - indica nel "giudice di pace" (adito nel caso) l'organo giurisdizionale cui far ricorso ("secondo le modalità stabilite dalla L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 22, e secondo il procedimento fissato dall'art. 23 della medesima legge"), anche per quanto concerne le "sanzioni accessorie".
D. Dalla (più volte ricordata) natura "accessoria" della sanzione del "fermo amministrativo dell'autoveicolo" discende (anche ad integrazione della motivazione della sentenza impugnata, ex art. 384 c.p.c.) l'inammissibilità del secondo motivo di ricorso, di contestazione dell'annullamento di quella sanzione pronunciato dal giudice di pace.
Sia la L. n. 298 del 1974, art. 26, art. 46, infatti, come riportato, collegano indissolubilmente ("consegue") la "sanzione accessoria del fermo amministrativo del veicolo" unicamente alle "violazioni" previste e sanzionate nel loro comma 1; tale legame impone, di imprescindibile necessità, che l'afferente "violazione" sanzionata dal primo comma non solo sia effettiva ma sia stata anche debitamente (contestata e) punita: nel caso, l'Agenzia ricorrente non ha mai neppure allegato (così negligendo, comunque, il disposto dell'art. 366 c.p.c.) che la violazione (sanzionata dall'art. 26, comma 1 e art. 46 detti), riscontrata dal suo "SVAD" (Servizio Vigilanza Antifrode Doganale), è stata (contestata e) comminata dall'organo competente ne' ha mai dedotto che il relativo provvedimento debba ritenersi definitivo perché non opposto o perché confermato in sede giudiziaria.
Tale rilievo, di per sè, rende del tutto superfluo l'esame del profilo di doglianza dell'Agenzia concernente la contestazione della "sussistenza di regolare autorizzazione al trasporto", affermata dal giudice a quo, atteso che non risulta nemmeno dedotta l'avvenuta irrogazione (si ripete, da parte dell'organo competente) della sanzione principale concernente la violazione relativa alla eventuale mancanza di autorizzazione (sia pure per effetto di inosservanza delle norme doganali comunitarie) allo specifico trasporto posto in essere dalla società albanese, ritenuta dallo SVAD. La superfluità detta, intuitivamente, rende del pari inutile sia l'esame della eventuale "incompetenza dell'autorità che ha redatto il verbale" di fermo amministrativo del veicolo che della legittimità della redazione di tale verbale per effetto della "assenza", al momento di quella redazione, di "un interprete ufficiale", potendo gli eventuali vizi del "verbale" - che, peraltro, il giudice a quo si è limitato ad esporre come motivi di ricorso proposti dalla società, senza, però, porli a fondamento della sua decisione di annullamento dell'atto di fermo - assumere rilievo sulla validità del provvedimento (non indicato) di irrogazione della "sanzione amministrativa del pagamento di una somma" e solo in via indiretta su quello, sempre accessorio, di fermo amministrativo del veicolo.
4. Nessuna pronuncia deve essere adottata in ordine alle spese di questo giudizio di legittimità, nonostante l'integrale reiezione del ricorso, perché l'intimata non ha svolto attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 3 marzo 2009. Depositato in Cancelleria il 30 marzo 2009


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