massime 
  Corte di Cassazione
Sez. 2, Sentenza n. 20856 del 29 settembre 2009
Presidente: Elefante A.  Estensore: San Giorgio MR.  Relatore: San Giorgio MR.  P.M. Russo RG. (Conf.)
Bianchini ed altro (Natali ed altro) contro Prov. Ascoli Piceno (Pelagallo ed altro)
(Sentenza impugnata: Trib. Ascoli Piceno, 25/02/2004)
 
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SECONDA
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. ELEFANTE Antonino - Presidente -
Dott. SCHETTINO Olindo - Consigliere -
Dott. MALZONE Ennio - Consigliere -
Dott. PICCIALLI Luigi - Consigliere -
Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria - rel. Consigliere -
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso 5665/2005 proposto da:

BIANCHINI STEFANO, nella qualità di legale rappresentante della lavanderia "LA SORGENTE", CAVUCCI LIDIA, attuale legale rappresentante della lavanderia "LA SORGENTE", elettivamente domiciliati in ROMA, VIA G B MORGAGNI 2/A, presso lo studio dell'avvocato BLASI FABIO, rappresentati e difesi dall'avvocato NATALI LUIGI;
- ricorrenti -
contro
AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE ASCOLI PICENO in persona del Presidente pro tempore Prof. ROSSI MASSIMO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA SIMONE DE SAINTBON 61, presso lo studio dell'avvocato PERUCCA DIEGO, rappresentato e difeso dall'avvocato PELAGALLO FRANCESCO;
- controricorrente -
avverso la sentenza n. 23/2004 del TRIBUNALE di ASCOLI PICENO, depositata il 25/02/2004;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 25/02/2009 dal Consigliere Dott. SAN GIORGIO MARIA ROSARIA;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. RUSSO Rosario Giovanni, che ha concluso per rigetto e condanna alle spese.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. - Stefano Bianchini, quale legale rappresentante della lavanderia "La Sorgente" di Bianchini & Cavicci s.n.c. di Ascoli Piceno, propose opposizione avverso la ordinanza ingiunzione n. 43 del 17 febbraio 1999 emessa dalla Provincia di Ascoli Piceno, con la quale gli era stato ingiunto il pagamento della somma di L. 30.000.000 a titolo di sanzione amministrativa per la violazione del D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 12, per mancato aggiornamento dei registri di carico e scarico dei rifiuti pericolosi prodotti. Il ricorrente dedusse di non aver mai prodotto decalite, come contestatogli, e rilevò la mancata previsione ad opera della legge di un termine per l'annotazione nei registri. Nel corso del giudizio, il ricorrente eccepì anche il mancato rispetto dei termini previsti dalla L. n. 241 del 1990, art. 2, per la emanazione della ordinanza ingiunzione. La parte resistente non accettò il contraddittorio sul punto ed il giudicante dichiarò inammissibile la eccezione perché proposta tardivamente.
Con sentenza depositata il 25 febbraio 2004, il g.o.t. del Tribunale di Ascoli Piceno rigettò il ricorso. Osservò il giudicante che la mancata annotazione, nel registro di carico e scarico, dei rifiuti prodotti dal ricorrente, che si era protratta per quasi un anno, riguardava la produzione di rifiuti pericolosi rientranti nel ciclo produttivo della lavanderia, a prescindere dalla indicazione nominativa degli stessi, definiti "decalite" in luogo di "materiale di residuo del distillo", trattandosi in ogni caso di rifiuto pericoloso. Rilevato che, all'epoca dei fatti, la normativa vigente, cioè il D.P.R. n. 815 del 1982, non prevedeva espressamente un limite temporale per la registrazione, il giudicante precisò tuttavia che detta mancata previsione non equivaleva alla affermazione di un ampio margine di discrezionalità per il compimento delle operazioni in questione, che, per loro natura, come chiarito anche dalla giurisprudenza, richiedono la registrazione a brevissimo termine. Comunque, il Bianchini aveva omesso la registrazione per un tempo che andava ben oltre la previsione di una settimana di cui alla normativa sopravvenuta.

2. - Per la cassazione di tale sentenza, ricorrono il Bianchini e Lidia Cavucci, attuale legale rappresentante della lavanderia "La Sorgente", affidandosi a quattro motivi. Resiste con controricorso l'Amministrazione Provinciale di Ascoli Piceno.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. - Con il primo motivo di ricorso, si denuncia la omessa motivazione in ordine ad un punto decisivo della controversia. La sentenza impugnata non avrebbe motivato il rigetto della eccezione di nullità della ordinanza ingiunzione dell'Amministrazione provinciale di Ascoli Piceno, in quanto notificata in data 24 febbraio 1999, e, cioè, dopo due anni e sette mesi dal ricorso proposto dalBianchini della L. n. 689 del 1981, ex art. 18, in spregio al termine di 180 giorni legislativamente previsto.

2.1. - La censura è infondata.
2.2. - Essa non tiene conto che, come risulta dalla narrativa della sentenza impugnata, il g.o.t. di Ascoli Piceno, nel corso del giudizio, ha esaminato la eccezione riguardante il mancato rispetto dei termini previsti dalla L. n. 241 del 1990, art. 2, per la emanazione della ordinanza ingiunzione, dichiarandola inammissibile perché proposta tardivamente.

3. - La seconda censura ha ad oggetto la lamentata contraddittorietà della motivazione della decisione impugnata circa un punto decisivo della controversia, avendo il giudicante escluso che l'utente avesse alcun margine di discrezionalità circa la scelta del momento in cui effettuare le registrazioni previste legislativamente, e ciò pur avendo riconosciuto l'applicabilità alla fattispecie della disciplina di cui al D.P.R. n. 915 del 1982, che non prevedeva alcun limite temporale per eseguire l'annotazione di carico e scarico dei rifiuti nei registri.

4. - Con il quarto motivo di ricorso, da esaminare congiuntamente al secondo per ragioni di connessione logica, si denuncia la violazione e falsa applicazione di norme di diritto. Erroneo sarebbe il riferimento operato dal giudicante alla necessaria brevità dei termini per la registrazione, desunta dal rilievo che il successivo D.L. n. 140 del 1998 li aveva fissati in una settimana.

5.1. - Le doglianze non risultano meritevoli di accoglimento.
5.2. - Il giudicante, nell'interpretare la normativa vigente all'epoca dei fatti nel senso che essa non consentisse alcun indugio nell'adempimento degli obblighi attinenti alla tenuta dei registri di carico e scarico dei rifiuti, ha correttamente ritenuto che siffatta esegesi si attagli alle finalità perseguite dalla prescrizione in esame, adeguandosi, tra l'altro, all'orientamento della giurisprudenza di legittimità (richiamato anche nel controricorso), secondo la quale dal D.P.R. n. 915 del 1982, art. 19, si evince che la registrazione della quantità, natura, composizione e caratteristiche chimico - fisiche dei rifiuti deve avvenire nel momento in cui gli stessi sono prodotti, ovvero trasportati o detenuti, in quanto una diversa interpretazione, che consentisse che la registrazione avvenga in qualunque momento, frustrerebbe, appunto, lo scopo di un monitoraggio continuo dei rifiuti, cui si ispira la citata disposizione (v. Cass. sez. 3^ pen., ord. n. 3986 del 1995).

6. - Il terzo motivo di ricorso concerne ancora la violazione dell'art. 360 c.p.c., n. 5, nonché la violazione e falsa applicazione di norme di diritto. Avrebbe errato il giudicante nel confermare la ordinanza ingiunzione che aveva applicato la sanzione di L. 30.000.000 in ossequio alla disposizione del D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 52, comma 2, mentre, ai sensi della medesima norma, sino a quando non si fossero individuati i modelli uniformi di registro di carico e scarico nonché le modalità di tenuta degli stessi (ciò che sarebbe avvenuto solo con il successivo D.Lgs. n. 140 del 1998), avrebbero trovato applicazione le disposizioni vigenti, e, cioè, quelle di cui al D.P.R. n. 915 del 1982, le cui prescrizioni, sul piano sanzionatorio, si ponevano in termini totalmente diversi da quelli del D.Lgs. n. 22 del 1997.

7.1. - La doglianza è inammissibile.
7.2. - Non risulta, infatti, che la questione fosse stata sollevata in sede di opposizione alla ordinanza ingiunzione, ne' dal ricorso emerge alcuna dimostrazione in tal senso.

8. - Il ricorso, deve, conclusivamente, essere rigettato. Alla stregua del criterio della soccombenza, i ricorrenti devono essere condannati, in solido, al pagamento delle spese del presente giudizio, che vengono liquidate come da dispositivo.

 P.Q.M.

La Corte:
Rigetta il ricorso. Condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese del giudizio, che liquida in complessivi Euro 1.200,00, di cui Euro 1.000,00, per onorari.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 25 febbraio 2009.
Depositato in Cancelleria il 29 settembre 2009



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