massime 
  Corte di Cassazione
Sez. 2, Sentenza n. 20862 del 29 settembre 2009
Presidente: Triola RM.  Estensore: Bucciante E.  Relatore: Bucciante E.  P.M. Russo RG. (Diff.)
Ghirelli ed altro (Albarello ed altro) contro Direttore Ripartizione 29 Prov. Aut. (Von Guggenberg ed altro)
(Regola competenza)
 
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SECONDA
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. TRIOLA Roberto Michele - Presidente -
Dott. ATRIPALDI Umberto - Consigliere -
Dott. BUCCIANTE Ettore - rel. Consigliere -
Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria - Consigliere -
Dott. DE CHIARA Carlo - Consigliere -
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso 24880/2005 proposto da:

GHIRELLI PAOLO, BONATTI SPA, elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall'avvocato ALBARELLO GIORGIO;
- ricorrenti -
contro
DIRETTORE RIPARTIZIONE 29 - PROV AUT BOLZANO, Dott. MINACHI Luigi elettivamente domiciliato in ROMA, VIA BASSANO DEL GRAPPA 24, presso lo studio dell'avvocato COSTA MICHELE, che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato VON GUGGENBERG RENATE;
- controricorrente -
avverso la sentenza n. 530/2005 del TRIBUNALE di BOLZANO, depositata il 14/05/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 16/06/2009 dal Consigliere Dott. BUCCIANTE ETTORE;
udito l'Avvocato ALBARELLO Giorgio, difensore dei ricorrenti che ha chiesto accoglimento del ricorso;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. RUSSO Rosario Giovanni, che ha concluso per accoglimento 1 motivo assorbiti gli altri motivi del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con la sentenza indicata in epigrafe è stata respinta l'opposizione proposta dalla s.p.a. Bonatti e dal suo amministratore GHIRELLI Paolo avverso l'ordinanza ingiunzione in data 23 aprile 2002, con la quale era stata irrogata loro una sanzione pecuniaria dall'Agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente e tutela del lavoro di Bolzano, per aver fatto compiere un trasporto di rifiuti con utilizzazione di un formulario contenente dati incompleti o inesatti. Paolo Ghirelli e la s.p.a. Bonatti hanno proposto ricorso per cassazione, in base a tre motivi, poi illustrati anche con memoria. L'Agenzia provinciale per l'ambiente di Bolzano si è costituita con controricorso.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso Paolo Ghirelli e la s.p.a. Paolo Bonatti lamentano che erroneamente il Tribunale ha ritenuto che la sanzione comminata del D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, art. 52, comma 3, sia irrogabile non soltanto a chi effettua un trasporto di rifiuti con utilizzazione di un formulario contenente dati incompleti o inesatti, ma anche a chi da l'incarico al vettore.
La censura è infondata.
Questa Corte ha già risolto la questione in senso contrario a quello prospettato dai ricorrenti: v. Cass. 6 novembre 2006 n. 23621, con cui si è deciso che "il produttore di rifiuti avviati allo smaltimento deve indicare, all'atto della partenza, nell'apposito formulario, la quantità degli stessi e la mancata indicazione comporta l'irrogazione della sanzione amministrativa relativa alla violazione del D.Lgs. n. 22 del 1997, artt. 15 e 52". Nè da questo principio vi è ragione di discostarsi, stante la sua piena coerenza con la lettera delle norme da cui è stato tratto: l'art. 15 del citato decreto legislativo, dopo aver stabilito che i rifiuti, durante il trasporto, "sono accompagnati da un formulario di identificazione", dispone che questo "deve essere redatto in quattro esemplari, compilato, datato e firmato dal detentore dei rifiuti, e controfirmato dal trasportatore"; a sua volta l'art. 52 assoggetta a sanzione amministrativa sia "chiunque effettua il trasporto di rifiuti senza il prescritto formulario di cui all'art. 15", sia colui che "indica nel formulario stesso dati incompleti o inesatti". La responsabilità è dunque attribuita non soltanto al trasportatore, ma anche al produttore dei rifiuti, al quale compete la redazione e sottoscrizione del documento di accompagnamento. Contrariamente a quanto sostengono i ricorrenti, non osta a concludere in tal senso la previsione dell'art. 10 dello stesso decreto legislativo, secondo cui "la responsabilità del detentore per il corretto recupero o smaltimento dei rifiuti è esclusa ... in caso di conferimento dei rifiuti a soggetti autorizzati alle attività di recupero o di smaltimento, a condizione che il detentore abbia ricevuto il formulario di cui all'art. 15 controfirmato e datato in arrivo dal destinatario entro tre mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore, ovvero alla scadenza del predetto termine abbia provveduto a dare comunicazione alla provincia della mancata ricezione del formulario": la norma attiene a un'ipotesi di responsabilità concernente il recupero o smaltimento dei rifiuti, diverse da quella relativa alla regolarità del trasporto, cui si riferiscono gli artt. 15 e 52.
Con il secondo e il terzo motivo di ricorso si deduce,
rispettivamente, che il Tribunale: ha mancato di rilevare che l'indicazione della targa del veicolo è richiesta soltanto dal D.M. 1 aprile 1998, n. 145, che nell'approvare il "modello di formulario di identificazione dei rifiuti" ha illegittimamente integrato l'elenco dei dati richiesti dal D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 15, la cui inesattezza o incompletezza è unicamente sanzionata dall'art. 52; ha inoltre omesso di accertare se l'imprecisione avesse riguardato l'indicazione della targa dattiloscritta nel documento di accompagnamento o la correzione effettata a mano.
Le due censure possono essere prese in considerazione congiuntamente, poiché per una stessa ragione vanno disattese: attengono a temi che non possono avere ingresso in questa sede, in quanto non hanno formato oggetto di decisione nella sentenza impugnata, ne' i ricorrenti hanno precisato con quali atti e modalità li abbiano in ipotesi introdotti nel giudizio a quo (cfr. Cass. s.u. 28 luglio 2005 n. 15781).
Il ricorso deve essere pertanto rigettato, con conseguente condanna dei ricorrenti - in solido, stante il comune loro interesse nella causa - al rimborso delle spese del giudizio di cassazione sostenute dalla resistente, che si liquidano in Euro 200,00, oltre a Euro 300,00, per onorari, con gli accessori di legge.

P.Q.M.

La Corte:
Rigetta il ricorso; condanna i ricorrenti in solido a rimborsare alla resistente le spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 200,00, oltre a Euro 300,00, per onorari, con gli accessori di legge.
Così deciso in Roma, il 16 giugno 2009.Depositato in Cancelleria il 29 settembre 2009


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