massime 
 Corte di Cassazione
Sez. 3, Sentenza n. 21389 dell' 8 ottobre 2009
Presidente: Di Nanni LF.  Estensore: Di Nanni LF.  Relatore: Di Nanni LF.  P.M. Scardaccione EV. (Diff.)
Colonna (Farina ed altro) contro Sai Spa ed altro
(Sentenza impugnata: Trib. Catania, sez. dist. Mascalucia, 24/03/2004)
 
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TERZA
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. DI NANNI Luigi Francesco - rel. Presidente -
Dott. UCCELLA Fulvio - Consigliere -
Dott. AMATUCCI Alfonso - Consigliere -
Dott. SPAGNA MUSSO Bruno - Consigliere -
Dott. SPIRITO Angelo - Consigliere -
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso 8958/2005 proposto da:

COLONNA CRISTINA, considerato domiciliata "ex lege" presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall'avvocato FARINA Vincenzo con studio in CATANIA, VIA MONS. VENTIMIGLIA 219, giusta delega in atti;
- ricorrente -
contro
FONDIARIA SAI SPA (già SAI - Società Assicuratrice Industriale S.p.A.), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLA CONCILTAZIONE 44, presso lo studio dell'avvocato PERILLI Maria Antonietta, che la rappresenta e difende giusta delega a margine del controricorso;
- controricorrente -
e nonché
SCHILLACI SALVATORE;
- intimato -
avverso la sentenza n. 51/2004 del TRIBUNALE DI CATANIA SEDE DISTACCATA DI MASCALUCIA, emessa il 24/03/2004, depositata il 24/03/2004, R.G.N. 25645/2002;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 18/09/2009 dal Consigliere Doti. ALFONSO AMATUCCI;
udito l'Avvocato VINCENZO FARINA;
udito l'Avvocato MARIA ANTONTETTA FERILLI;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SCARDACCIONE Eduardo Vittorio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Cristina Colonna ha convenuto davanti al giudice di pace di Mascalucia Salvatore Schillaci e la spa Fondiaria SAI, chiedendo loro di essere risarcita dei danni che aveva riportato, come trasportata a bordo dell'auto condotta dal proprietario Schillaci, in seguito all'urto dell'auto conto un pilone di illuminazione del centro commerciale all'interno del quale lo Schillaci si spostava. 2. La domanda è stata accolta dal primo giudice, che ha condannato i convenuti in solido al risarcimento del danno nella misura di oltre Euro 3.500,00.
3. La decisione è stata impugnata dalla Colonna e la SAI ha proposto appello incidentale con il quale ha chiesto che la domanda sia rigettata.
Il tribunale di Catania, con sentenza in data 24 marzo 2004, ha annullato la sentenza di primo grado.
4. Cristina Colonna ha proposto ricorso per cassazione. La spa Fondiaria SAI ha resistito con controricorso. L'altro intimato Salvatore Schillaci non ha svolto attività difensiva.
Cristina Colonna, in data 8 settembre 2009, ha depositato fuori termine memoria difensiva.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. I primi due motivi del ricorso si riferiscono al punto in cui la sentenza impugnata, accogliendo l'appello incidentale proposto dalla SAI, ha dichiarato che nessuna responsabilità poteva essere addebitata allo Schillaci, perché il pilone di illuminazione del centro commerciale all'interno del quale egli si spostava "non era visibile".
La ricorrente sostiene che con la decisione il tribunale è incorso nella violazione dell'art. 2054 cod. civ. e della L. n. 990 del 1969, artt. 4 e 18, nonché nel difetto di motivazione su punto decisivo della controversia.
I motivi, che possono essere esaminati congiuntamente in considerazione dell'evidente connessione, sono fondati nei termini di seguito indicati.

2. Nel trasporto non gratuito ma accordato per cortesia o amicizia, il titolo della responsabilità di colui che effettua il trasporto è di natura extracontrattuale e, quindi, è regolata interamente dall'art. 2043 cod. civ. (conf. Cass. 5 marzo 1990, n. 1700). 2.1. Se ne ricava che nell'azione di risarcimento del danno dolo e colpa, come elementi costitutivi dell'illecito, debbono essere sempre accertati in concreto.
In particolare, la colpa si riferisce alla deficienza dello sforzo diligente dovuto nell'interesse altrui e deve essere valutata obbiettivamente, nel senso che il soggetto che tiene un comportamento non conforme ai canoni obbiettivi della diligenza è in colpa, quando non abbia evitato il danno a causa della sua inettitudine, come nel caso di mancanza di attenzione o di imperizia.
2.2. Nella fattispecie, il tribunale di Catania ha ritenuto che non si poteva emettere un giudizio di responsabilità a carico dello Schillaci, perché di notte nella manovra di retromarcia il muretto contro il quale era urtata l'auto non era visibile.
La conclusione è certamente superficiale e, quindi, errata, perché nelle condizioni di scarsa visibilità sono le manovre di retromarcia quelle che presentano un elevato quoziente di incertezza, la quale impone all'automobilista che le compie l'obbligo di osservare prudenza ad un grado elevato.
Di questo il tribunale non ha tenuto conto alcuno, soffermandosi a rimarcare elementi (quali quello che lo Schillaci procedeva a "bassa velocità" e indossava le cinture di sicurezza) che non hanno nulla a che vedere con la prudenza richiesta nella situazione data. In altri termini, per escludere la colpa, era richiesta la prova che l'urto era avvenuto per caso fortuito o forza maggiore; il che non è dato rilevare.
2.3. La sentenza impugnata, pertanto, deve essere cassata ed il giudice del rinvio deve ripetere la valutazione della colpa, facendo riferimento ai presupposti dell'illecito obbiettivamente valutati.

3. Queste conclusioni assorbono l'esame del terzo, quarto e quinto motivo del ricorso, che si riferiscono alla richiesta di risarcimento del danno, la quale è un profilo di accertamento ulteriore.

4. Sulle spese di questo giudizio può provvedere il giudice del rinvio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso per quanto di ragione; cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti con rinvio al tribunale di Catania in diversa composizione, anche per le spese di questo giudizio.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 18 settembre 2009. Depositato in Cancelleria il 8 ottobre 2009


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