massime 
 Corte di Cassazione
Sez. 2, Sentenza n. 23082 del 30 ottobre 2009
Presidente: Elefante A.  Estensore: Piccialli L.  Relatore: Piccialli L.  P.M. Velardi M. (Diff.)
Trasp. Escavazioni Ste Di Defrancesco (Callipari ed altro) contro Reg. Carabinieri Trentino Alto Adige Comp. ed altri (Avv. Gen. Stato)
(Sentenza impugnata: Trib. Trento Sez. distacc. Cavalese, 23/09/2004)
 
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SECONDA
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. ELEFANTE Antonino - Presidente -
Dott. MENSITIERI Alfredo - Consigliere -
Dott. MALZONE Ennio - Consigliere -
Dott. PICCIALLI Luigi - rel. Consigliere -
Dott. CORRENTI Vincenzo - Consigliere -
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso proposto da:

TRASP ESCAVAZIONI STE DI DEFRANCESCO WALTER & C SNC, in persona del legale rappresentante pro tempore DEFRANCESCO Luigi elettivamente domiciliato in ROMA, VIA MORIN COSTANTINO 45, presso lo studio dell’avvocato TOSCANO GIUSEPPE MARIA, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato CALLIPARI NATALE;
- ricorrente –
contro
REG CARABINIERI TRENTINO ALTO ADIGE COMP. CAVALESE NUCLEO OPERATIVO RADIOMOBILE, COMMISSARIATO GOVERNO PROVINCIA TRENTO, in persona dei rispettivi legali rappresentanti, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e difende ope legis;
- controricorrenti -
avverso la sentenza n. 81/2004 della SEDE DISTACCATA DI TRIBUNALE di CAVALESE, depositata il 23/09/2004;

udita la relazione della causa svolta nella Udienza pubblica del 23/09/2009 dal Consigliere Dott. PICCIALLI Luigi;
udito l’Avvocato Stefano RUBRO con delega depositata in udienza dell’Avvocato CALLIPARI Natale, difensore del ricorrente che ha chiesto accoglimento del ricorso;
udito il. P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. VELARDI Maurizio, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso (nel merito) 1 motivo per quanto di ragione.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con verbale del 20.8.02 i Carabinieri della compagnia di Cavalese accertarono che un autocarro con rimorchio appartenente alla societa’ STE s.n.c., destinato secondo le carte di circolazione al trasporto specifico di macchine operatrici, trasportava invece, per conto terzi, tubi in cemento. I militari conseguentemente contestavano la violazione degli artt. 88 C.d.S., comma 3 e L. n. 298 del 1974, art. 46, procedendo al fermo amministrativo del complesso veicolare, ai sensi dell’art. 214 cit. cod.. Tale verbale veniva impugnato sia davanti al Tribunale di Trento, nella sezione distaccata di Cavalese, il quale sospendeva il fermo, sia davanti al Giudice di Pace di Cavalese, che si dichiarava invece incompetente, con sentenza del 6.12.02. Successivamente il Commissario del Governo per la Provincia di Trento, al quale il verbale era pervenuto nonostante le impugnative giudiziarie,emetteva a carico della suddetta societa’ ordinanza - ingiunzione del 13.2.03,di pagamento della sanzione di Euro 2.065,83. Anche quest’ultimo provvedimento veniva impugnato davanti al suddetto Tribunale, che dopo avere,al riguardo,sollevato di ufficio in prima udienza la questione relativa alla propria competenza, procedeva tuttavia alla riunione delle due cause, risultanti (dall’epigrafe della sentenza in questa sede impugnata), instaurate nei confronti, la prima, della "Regione Carabinieri Trentino Alto ADIGE - Compagnia di Cavalese - Nucleo Operativo e Radiomobile - Aliquota radiomobile", la seconda, del "Commissariato del Governo della Provincia di Trento", costituito a mezzo di un proprio funzionario.
Sulla scorta degli atti acquisiti, con sentenza del 23.9.04, contestualmente motivataci giudice dell’adito Tribunale respingeva entrambe le opposizioni e condannava l’opponente societa’ al rimborso in favore del Commissariato di Governo delle spese, sulla scorta delle seguenti argomentazioni:
a) la questione dell’incompetenza per materia (che pur sarebbe stata fondata L. n. 689 del 1981, ex art. 22 bis, comma 3, lett. c) era da ritenersi preclusa ex art. 38 c.p.c.,per mancanza di tempestivo rilievo nella prima delle due cause;
b) nel merito le opposizioni erano infondate perche’, essendo incontroversa la circostanza che il trasporto dei tubi in cemento non fosse previsto nella carta di circolazione del rimorchio, doveva ritenersi integrato l’illecito di cui all’art. 88 C.d.S., comma 3, sanzionante il trasporto di cose per conto terzi in violazione delle prescrizioni e dei limiti indicati nella carta di circolazione;
c) nessun rilievo poteva spiegare l’omissione, dedotta dall’opponente, dell’indicazione a verbale della facolta’ di opposizione, essendo stata questa in concreto esercitata;
d) la sanzione accessoria, come documentalmente accertato, era stata correttamente applicata non al conducente, bensi’ al "reale trasgressore", vale a dire all’opponente;
e) la copia notificata dell’ordinanza - ingiunzione, come dall’apposta certificazione di conformita’ all’originale, risultava regolarmente sottoscritta da un vice - prefetto vicario dell’ufficio emittente. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per Cassazione la societa’ STE (Societa’ di Defrancesco Walter & C) s.n.c., deducendo due motivi di censura.
Hanno resistito, con comune controricorso dell’Avvocatura Generale dello Statola "Regione Carabinieri Trentino Alto Adige - Compagnia di Cavalese - Nucleo Operativo e Radiomobile - Aliquota radiomobile" ed il Commissariato del Governo per la Provincia di Trento. La difesa della ricorrente ha depositato una memoria illustrativa.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Per quanto attiene all’opposizione avverso il processo verbale di contestazione dell’illecito, oggetto del primo dei surriferiti giudizi di opposizione, la Corte, in via preliminare ed assorbente rispetto ad ogni altra questione dedotta dalle parti (ivi compresa l’eccezione d’inammissibilita’ sollevata dall’Avvocatura dello Stato, con riferimento all’erronea instaurazione del giudizio oppositivo e del presente nei confronti della Regione Carabinieri, in quanto priva di propria soggettivita’ e non legittimata a contraddire, in luogo della competente amministrazione centrale di appartenenza o di funzionale dipendenza: v. Cass. S.U. n. 3117/06, n. 21624/06), deve rilevare il sopravvenuto difetto d’interesse dell’opponente, odierna ricorrente, all’eventuale dichiarazione d’illegittimita’ dell’atto dalla medesima inizialmente impugnato ai sensi dell’art. 204 bis C.d.S..
Come si rileva dalla premessa narrativa della confusa vicenda, tale verbale e’ stato recepito dal Commissario di Governo (svolgente nella provincia autonoma trentina le funzioni prefettizie), ufficio che, nonostante le opposizioni giudiziarie proposte dalla societa’ STE (che l’art. 204 bis cit. espressamente prevede quali rimedi alternativi all’opposizione di cui all’art. 203 C.d.S., in sede amministrativa) ha ritenuto di emettere il provvedimento ingiuntivo ex art. 204 C.d.S., la cui legittimita’, sotto tal profilo, non e’ stata posta in discussione dalla destinataria, avendo la medesima, come emerge dalla narrativa della sentenza impugnata, affidato la sua successiva opposizione alle stesse ragioni poste a base della precedente. Da tanto consegue che, essendosi il provvedimento commissariale sovrappostocele titolo sanzionatorio, al verbale, ormai insuscettibile di assumere, di per se’, quell’efficacia esecutiva che l’art. 203 C.d.S., comma 3, gli attribuisce, in deroga alle disposizioni di cui alla L. n. 689 del 1981, art. 17 solo "qualora nei termini previsti non sia stato proposto ricorso e non sia avvenuto il pagamento in misura ridotta..", il giudice di merito, investito di entrambe le opposizioni, avrebbe dovuto dichiarare inammissibile, per sopravvenuta carenza d’interesse, la prima, avendo ad oggetto un provvedimento ormai non piu’ idoneo a ledere i diritti dell’opponente, essendo stato sostituto da quello successivo, con assorbimento della pretesa sanzionatoria da parte di quest’ultimo, fatto oggetto d’impugnazione per le stesse ragioni a suo tempo addotte a sostegno della prima opposizione. E’ appena il caso di osservare che tale rilievo,attenendo alla persistenza di un requisito, prescritto dall’art. 100 c.p.c., va compiuto anche di ufficio ed in qualsiasi grado (v.,tra le altre, Cass. 5806/95, 3330/02, 3060/02, 7740/05) e comporta la dichiarazione d’inammissibilita’ della domanda. In tal senso, pertanto, si provvede, previa cassazione senza rinvio della sentenza impugnata in parte de qua e diretta pronunzia sull’opposizione,ex art. 384 c.p.c., comma 1, u.p.,non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto. Passando all’esame del ricorso,nella parte relativa al rigetto della seconda opposizione, va anzitutto osservato che la preliminare eccezione sollevata nel controricorso dell’avvocatura erariale, deducente l’inammissibilita’ dell’impugnazione di legittimita’, nella parte rivolta al Commissariato di Governo, per "mancanza di specificazione del soggetto destinatario degli effetti dell’atto giudiziario e, comunque, per l’irritualita’ della procedura di notifica, in "assenza dei requisiti di legge richiesti dall’art. 144 c.p.c. e del R.D. n. 161 del 1933, art. 11..", resta superata, poiche’ la rituale e tempestiva costituzione dell’amministrazione intimata e l’accettazione del contraddittorio in ordine all’impugnazione hanno comportato, comunque, avvenuto raggiungimento dello scopo da parte dell’atto censurato, con sanatoria ex art. 156 c.p.c., comma 3 di ogni eventuale irregolarita’.
Con il primo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 88, comma 3 e della L. n. 298 del 1974, art. 46 per aver il giudice di merito erroneamente ritenuto ancora applicabile,in tema di trasporto per conto terzi,il previgente regime autorizzatorio, senza tener conto che lo stesso era venuto meno, a partire dal 1.1.2001, ai sensi del D.Lgs. 14 marzo 1998, n. 85, art. 1 prevedente, al comma 1, che a decorrere da tale data le imprese iscritte all’albo degli autotrasportatori sono autorizzate al trasporto per conto terzi. Sicche’, bastando la sola iscrizione nell’albo suddetto, non avrebbero piu’ alcun rilievo le prescrizioni contenute nelle precedenti autorizzazioni e la fattispecie di illecito, prevista dall’art. 88 C.d.S., comma 3, u.p., nella specie contestata, non troverebbe piu’ applicazione, poiche’, non essendo piu’ richieste le autorizzazioni al trasporto in questione relative ai veicoli, ma essendo sufficiente il solo requisito soggettivo, richiedente che l’impresa esercente il trasporto stesso sia iscritta nel relativo albo, non avrebbero piu’ alcuna rilevanza le limitazioni del carico.
La censura non e’ meritevole di accoglimento.
L’art. 88 C.d.S., comma 3 punisce, con le sanzioni amministrative previste dall’art. 46, commi 1 e 2 "chiunque adibisce al trasporto di cose per conto terzi veicoli non adibiti a tale uso o viola le prescrizioni e i limiti indicati nell’autorizzazione o nella carta di circolazione". L’evidenziata congiunzione disgiuntiva "o", presente nell’ultima parte della disposizione denota l’alternativita’ delle fattispecie d’illecito configurate dalla norma, la prima delle quali attiene alla mancata osservanza delle prescrizioni e dei limiti indicati nel provvedimento autorizzativo al trasporto per conto terzi, mentre la seconda si riferisce alla inosservanza di quelli contenuti, indipendentemente dalla esistenza o meno di un’autorizzazione, nella carta di circolazione del veicolo. La tesi, avallata anche dal Ministero dei Trasporti con D.M. 31 gennaio 2001, secondo la quale con l’entrata in vigore del regime previsto dal D.Lgs. n. 85 del 1998, art. 1, si sarebbe verificata una sorta di conversione delle autorizzazioni ai singoli veicoli in autorizzazione (rectius: abilitazione) globale all’impresa iscritta all’albo, puo’ comportare il venir meno della sola fattispecie di illecito relativa all’inosservanza delle prescrizioni dell’autorizzazione veicolare, non piu’ richiestala non e’ riferibile all’altra ipotesi tipica prevista, alternativamente, dalla citata norma, relativa alla mancata osservanza dei limiti e delle prescrizioni contenute nella carta di circolazione del veicolo, correlate, a garanzia di ovvie esigenze di sicurezza della circolazione, alle oggettive caratteristiche dello stesso,indipendentemente dall’appartenenza o meno ad un soggetto abilitato, con l’iscrizione nel relativo albo, al trasporto di cose per conto terzi.
Nel caso di specie correttamente,dunque,e’ stata contestata e confermata la violazione dell’art. 88 C.d.S., comma 3, u.p. cit., essendo stato accertato che sul rimorchio del complesso veicolare venivano trasportati materiali (tubi in cemento) incompatibili con le sue oggettive caratteristiche, in considerazione delle quali sul documento di circolazione era stato espressamente precisato che lo stesso era specificamente ed esclusivamente, come evidenziato dal giudice di merito, adibito al trasporto di macchine operatoci. Il motivo va pertanto rigettato.
Con il secondo motivo di ricorso si deduce insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, censurandosi la sentenza impugnata nella parte in cui, dopo avere precisato di non poter piu’ dichiarare, ai ritenuti sensi dell’art. 38 c.p.c. l’incompetenza del Tribunale per non essere stata tempestivamente rilevata nel corso del primo giudizio oppositivo, avrebbe nondimeno e successivamente affermato che effettivamente l’opposizione avrebbe dovuto essere proposta davanti al Giudice di Pace.
Il motivo e’ palesemente inammissibile, non solo perche’ censura un vizio di motivazione attinente ad una questione processuale e non di fatto, ma anche e soprattutto per l’evidente carenza di interesse che lo connota. La ricorrente,infatti,non si duole della mancata dichiarazione d’incompetenza da parte del Tribunale (questione sulla quale, in mancanza d’impugnazione delle parti, questa Corte non puo’ decidere, in quanto coperta da giudicato interno, tanto piu’ che neppure la sentenza del Giudice di Pace, di cui si e’ in narrativa riferito, e’ stata impugnata dalle parti), ma solo di considerazioni ultronee, obiter dicta, non funzionali all’adottata decisione, non determinanti dunque profili di soccombenza per la parte, tali da giustificarne l’interesse alla relativa rimozione. Il ricorso va, conclusivamente, respinto.
La complessita’ della controversia, particolarmente tormentata e confusa nelle varie fasi, amministrativa e giudiziarie del suo iter, nonche’ l’obiettiva controvertibilita’ (anche in considerazione della citata interpretazione ministeriale delle norme di riferimento) delle questioni trattate, in ordine alle quali non risultano precedenti giurisprudenziali in termini, comportano, infine, la totale compensazione delle spese dell’intero processo.

P.Q.M.

LA CORTE
Pronunziando sul ricorso,cassa senza rinvio la sentenza impugnata, relativamente all’opposizione avverso il verbale di contestazione del 20.8.82 e, decidendo sulla stessa, la dichiara inammissibile; rigetta il ricorso, nella parte relativa all’opposizione avverso l’ordinanza ingiunzione del 13.2.03; dichiara totalmente compensate tra le parti le spese del presente giudizio e di quelli di merito.
Cosi’ deciso in Roma, il 23 settembre 2009. Depositato in Cancelleria il 30 ottobre 2009


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