massime 
 Corte di Cassazione
Sez. 5, Sentenza n. 24310 del 18 novembre 2009
Presidente: Altieri E.  Estensore: Carleo G.  Relatore: Carleo G.  P.M. Apice U. (Diff.)
Aipa Spa (Di Benedetto) contro Egidio Galbani Spa (Camosci ed altro)
(Sentenza impugnata: Comm. Trib. Reg. Milano, 8/02/2006)

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TRIBUTARIA
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. ALTIERI Enrico - Presidente -
Dott. BOGNANNI Salvatore - Consigliere -
Dott. MAGNO Giuseppe Vito Antonio - Consigliere -
Dott. BERNARDI Sergio - Consigliere -
Dott. CARLEO Giovanni - rel. Consigliere -
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso proposto da:

AIPA S.p.a., in persona del Direttore pro tempore; rappresentata e difesa dall’Avv. DI BENEDETTO Pietro, presso il cui studio e’ elett.te dom.ta in Roma, alla via Cicerone 28, giusta procura a margine del ricorso;
- ricorrente -
contro
Egidio Galbani S.p.a., in persona del legale rapp.te pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma via Bertolani 29 presso lo studio dell’avv. PETTINATO Salvo, che la rappresenta e difende giusta procura speciale in calce al ricorso in via anche disgiunta con l’avv. Giuseppe Camosci;
- controricorrente -
avverso la sentenza n. 143.36.05, depositata il 8.2.06, della Commissione tributaria regionale della Lombardia;

udita la relazione della causa svolta nella Udienza pubblica del 24.9.09 dal Consigliere Dott. CARLEO Giovanni;
sentita la difesa svolta dall’Avv. Pietro Di Benedetto per conto della ricorrente, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso, la cassazione della sentenza impugnata con ogni consequenziale statuizione anche in ordine alle spese processuali;
Udita la difesa svolta dall’avv. Salvo Pettinato per conto della controricorrente che ha concluso per il rigetto del ricorso con vittoria di spese;
Udito il P.G. in persona del Dott. APICE Umberto, che ha concluso per il rigetto del ricorso con le pronunce consequenziali.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Nella qualita’ di concessionaria del servizio di accertamento e riscossione dell’imposta sulla pubblicita’ e dei diritti sulle pubbliche affissioni, per conto del Comune di Castione Andevenno (SO), l’AIPA S.p.a. in data 4 luglio 2003 notificava alla Egidio Galbani S.p.a. un avviso di accertamento per l’anno 2003. L’avviso in questione si fondava sull’esposizione di pubblicita’ su veicoli di proprieta’ di altra impresa esercente attivita’ di noleggio di automezzi, utilizzati dalla Galbani per il trasporto dei propri prodotti.
La Egidio Galbani S.p.a. premesso di non essere tenuta al pagamento dell’imposta presentava ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Sondrio, la quale accoglieva il ricorso. Proponeva appello la AIPA e la Commissione tributaria regionale della Lombardia rigettava il gravame ritenendo che il logo Galbani apposto sugli autocarri, in quanto non accompagnato da altra indicazione, non costituisse espressione di forma pubblicitaria.
Avverso la detta sentenza la AIPA S.p.a. ha quindi proposto ricorso per Cassazione articolato in due motivi.
La Galbani S.pa. resiste con controricorso.

MOTIVI DELLA DECISIONE

La prima delle doglianze, svolte dalla ricorrente, articolata sotto il profilo della violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 13, commi 3, 4 e 4 bis nonche’ della motivazione omessa e/o carente, si fonda sulla considerazione che la C.T.R. avrebbe sbagliato quando ha ritenuto che la fattispecie di cui si controverte rientrasse nell’ipotesi di esenzione dall’imposta introdotte dal comma 4 bis del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 13 citato, aggiunto dalla L. n. 16 del 2002, art. 5 bis. Ed invero - questa, in sintesi, la conclusione della ricorrente - l’esenzione prevista dalla norma citata, per l’indicazione della propria ditta e dell’indirizzo, riguarderebbe, invece, solo gli autotrasportatori che effettuano trasporti con veicoli di loro proprieta’ sia per conto proprio sia per conto terzi, e non anche le imprese di produzione di beni e servizi che effettuano come attivita’ strumentale il trasporto della merce da loro stesse prodotta.
La tesi merita attenzione.
A riguardo, giova premettere che alla pubblicita’ effettuata con veicoli e’ dedicato D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 13, come modificato dalla L. n. 16 del 2002, che disciplina l’intera materia della pubblicita’ effettuata con veicoli. La norma in questione, nel comma 1, prevede, come principio di carattere generale, la sottoposizione al prelievo impositivo della pubblicita’ effettuata sia per conto proprio sia per conto altrui, all’interno e all’esterno di veicoli in genere, di vetture autofilotranviarie, battelli, barche e simili, di uso pubblico o privato, in base alla superficie complessiva dei mezzi pubblicitari installati su ciascun veicolo. Dopo aver indicato, nel comma 2, i diversi enti territoriali beneficiari dell’imposta, il legislatore, nel successivo comma 3, passa a considerare in particolare la pubblicita’ effettuata da un’impresa "per conto proprio", pubblicita’ che peraltro puo’ essere compiuta, secondo l’espressa previsione letterale della norma, sia su veicoli di proprieta’ della stessa impresa sia su veicoli adibiti ai trasporti per suo conto.
Ora, torna utile evidenziare come tale previsione normativa aderisca perfettamente alla vicenda in esame, posto che e’ la stessa ricorrente a precisare nel ricorso (pag. 2) che, per la distribuzione dei propri prodotti presso i punti vendita al dettaglio "utilizza dei furgoncini condotti, nella maggior parte dei casi, in base ad un contratto di noleggio". Cio’ posto, vale la pena di sottolineare che, nel successivo comma 4, il legislatore stabilisce che per i veicoli di cui al comma 3, vale a dire i veicoli di proprieta’ dell’impresa nonche’ quelli adibiti ai trasporti per suo conto, non e’ dovuta l’imposta per l’indicazione del marchio, della ragione sociale e dell’indirizzo dell’impresa purche’ sia apposta non piu’ di due volte e ciascuna iscrizione non sia di superficie superiore a mezzo metro quadrato. Se ne desume che l’indicazione del marchio, della ragione sociale e dell’indirizzo dell’impresa, apposte sui veicoli adibiti al trasporto della merce prodotta, secondo l’insindacabile valutazione della legge, intanto svolgono una funzione meramente informativa riguardo ai beni prodotti dall’impresa - funzione come tale non assoggettabile al prelievo impositivo - in quanto le dimensioni delle iscrizioni ovvero la reiterazione delle stesse non eccedano i precisi limiti fissati dalla legge.
Al contrario, l’apposizione reiterata (oltre due volte secondo la previsione della norma in commento) di un marchio o di una ragione sociale su un veicolo cosi’ come la notevole dimensione dell’iscrizione sullo stesso, oltre la superficie di mezzo metro quadrato, costituiscono, secondo la valutazione del legislatore, strumenti di promozione e di incentivazione della vendita delle merci prodotte dall’impresa, in base alla tecnica propria della pubblicita’ subliminale, e mirano a determinare un effetto di suggestione tale da veicolare le scelte dei consumatori.
Ora, posto che il comma 4 in commento e’ volto a disciplinare la pubblicita’ effettuata da un’impresa per conto proprio, pubblicita’ effettuata sia su veicoli di proprieta’ dell’impresa stessa sia su veicoli adibiti ai trasporti per suo conto, fissando il limite di cui sopra come discrimine tra funzione informativa e funzione di propaganda, appare evidente che il successivo comma 4 bis, aggiunto dalla L. n. 16 del 2002, art. 5 bis nel prevedere che l’imposta non e’ altresi’ dovuta per l’indicazione - sui veicoli utilizzati per il trasporto - della ditta e dell’indirizzo dell’impresa che effettua l’attivita’ di trasporto, limitatamente alla sola superficie occupata da tali indicazioni, non si rivolge alla stessa impresa di produzione di cui al comma precedente bensi’ alla diversa impresa che si limiti ad effettuare la sola attivita’ di trasporto, giacche’, altrimenti, avrebbe di fatto vanificato il limite di esenzione previsto dal comma 4, pur rimasto in vigore, consentendo ad ogni impresa di produzione di poter superare i limiti fissati dalla legge effettuando come attivita’ strumentale il trasporto della merce prodotta sia su veicoli propri sia su veicoli adibiti ai trasporti per suo conto come risulta gia’ di ovvia evidenza sulla base del semplice dato letterale, la norma e’ quindi diretta al ed. vettore che, in quanto tale, nell’espletamento di un contratto di trasporto, svolge la sua attivita’ per conto proprio oppure per conto di terzi, come subvettore in esecuzione di un contratto di subtrasporto stipulato con il primo vettore, e non si rivolge anche all’impresa di produzione che effettui, come attivita’ strumentale, il trasporto della merce prodotta.
Tale conclusione trova inoltre conferma nella finalita’ della L. n. 16 del 2002, nel cui corpo si trova l’art. 5 bis che ha introdotto il il D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 13, comma 4 bis, volta ad introdurre una serie di agevolazioni fiscali in favore degli autotrasportatori, come risulta dalla rubrica della legge in cui si fa espresso riferimento a "disposizioni urgenti in tema di accise, di gasolio per autotrazione, di smaltimento di oli usati, di giochi e scommesse nonche’ sulla pubblicita’ con veicolo....".
Ne consegue che la censura formulata merita di essere condivisa, ritenendosi in essa assorbito il secondo motivo di impugnazione, fondato sulla violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, artt. 5 e 13 e 4 bis.
Il ricorso per Cassazione va quindi accolto e la sentenza impugnata, che ha fatto riferimento, in modo non corretto, ad una regula iuris diversa, deve essere cassata.
Con l’ulteriore conseguenza che, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa deve essere decisa nel merito con il rigetto del ricorso introduttivo della lite proposto dalla contribuente. Sussistono giusti motivi per compensare fra le parti le spese dell’intero giudizio per la novita’ della questione esaminata.

P.Q.M.

LA CORTE
Accoglie il primo motivo del ricorso, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 1, rigetta il ricorso introduttivo della lite proposto dalla contribuente. Compensa integralmente fra le parti le spese dell’intero giudizio.
Così deciso in Roma, il 24 settembre 2009. Depositato in Cancelleria il 18 novembre 2009



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