massima
  Sez. 3, Sentenza n. 187 del 11/01/1993
Presidente: Cecere C.  Estensore: Lo Piano M.  P.M. Leo A.
Lamacchia (Ruggi) contro Mercury Ass.ni Spa (Brunetti)
(Sentenza impugnata: App. Potenza, 27 settembre 1988).

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Il 25 ottobre 1982, Lamacchia Eustachio subì il furto della sua autocisterna e del carico, consistente in q.li 149,20 di grano duro, affidatogli per il trasporto della società Salvediva. Tanto premesso e dedotto che per il furto delle merci trasportate egli aveva stipulato una polizza con la Mercury Assicurazioni s. p. a., il Lamacchia convenne quest'ultima società, davanti al Tribunale di Matera, e ne chiese la condanna al pagamento della somma di lire 8.370.120.
Costituitasi in giudizio la società convenuta chiese il rigetto della domanda.
Il Tribunale con sentenza del 26 febbraio 1987 respinse la domanda per il rilievo che trattandosi di contratto "per conto di chi spetta", disciplinato dall'art. 1891 c.c., i diritti derivanti dal contratto potevano essere fatti valere solo dall'assicurato e, quindi, nella specie, dal soggetto proprietario della merce trasportata.
Contro la sentenza propose appello il Lamacchia deducendo:
a) che egli aveva stipulato il contratto per evitare lesioni al suo patrimonio connesse all'obbligo risarcitorio posto a carico del vettore dall'art. 1693 c.c., lesioni che egli aveva invece subito per effetto dell'inadempimento contrattuale della società assicuratrice che non aveva provveduto a risarcire direttamente la ditta Salvediva;
b) che l'omesso adempimento della società assicuratrice aveva dato ingresso alla sua responsabilità quale vettore, che costituiva l'oggetto del contratto di assicurazione, rispetto al quale l'assicurato si poneva come terzo, titolare di azione diretta nei confronti dell'assicuratore solo in quanto di detta azione intendesse avvalersi;
c) che il mancato indennizzo si sarebbe trasformato in un indebito arricchimento in favore della società assicuratrice;
d) che l'inadempimento della società assicuratrice costituiva violazione del generale precetto di cui all'art. 2043 c.c. La società Mercury, costituitasi in giudizio, chiese il rigetto dell'appello.
La Corte di Appello, con sentenza del 27 settembre 1988, respinse il gravame, rilevando che ai sensi dell'art. 1891 c.c. i diritti, derivanti dal contratto di assicurazione stipulato per conto di chi spetta, competono all'assicurato da individuarsi in colui il quale risulti proprietario del bene coperto dalla polizza, mentre l'azione proposta non poteva trovare ingresso ne' sotto il profilo dell'art. 2043 ne' sotto quello dell'art. 2041 c.c.
per la cassazione della suddetta sentenza ricorre il Lamacchia sulla base di due motivi di censura.
Resiste con controricorso la società Mercury Assicurazioni. MOTIVI DELLA DECISIONE
Con il primo motivo, denunciando violazione ed errata applicazione dell'art. 1891 c.c., in relazione all'art. 360 n. 3 c.p.c., il ricorrente censura la sentenza impugnata per aver risolto la controversia senza tener conto della concreta situazione sottoposta al suo esame, ed in particolare:
a) del fatto che egli aveva dovuto subire le conseguenze economiche della perdita del carico, il cui valore non era stato risarcito dalla società assicuratrice alla ditta Salvediva;
b) del fatto che con lettera del 29 ottobre 1982 la ditta Salvediva, avendo dichiarato di trattenere a suo favore le somme corrispondenti al valore del carico sottratto, gli aveva sostanzialmente trasferito il diritto di agire direttamente nei confronti della compagnia di assicurazione, ai sensi del secondo comma dell'art. 1891 c.c.
Con il secondo motivo, denunciando insufficiente motivazione in relazione all'art. 360 n. 5 c.p.c., il ricorrente censura la sentenza impugnata per non aver tenuto della disponibilità dimostrata dalla compagnia assicuratrice a giungere ad una transazione, con ciò evidente riconoscendo una propria responsabilità e per non aver considerato il contenuto della citata lettera del 29 ottobre 1982, dalla quale emergeva l'implicita cessione del diritto di azione da parte della ditta Salvediva.
Entrambe le censure, che possono essere esaminate congiuntamente stante la loro connessione, sono infondate.
Nell'esaminare la fattispecie sottoposta al suo esame la Corte di Appello, invero, ha correttamente interpretato il disposto dell'art. 1891 c.c., tra l'altro attenendosi al principio, già altra volta affermato da questa Corte secondo cui "nell'assicurazione per conto di chi spetta, che è diretta a garantire un bene determinato da qualsiasi danno che possa incidere sul valore economico di esso, la persona dell'assicurato, avente diritto all'indennità in caso di verificarsi del danno, va individuata in colui che, al momento dell'evento dannoso, risulti proprietario della cosa, o titolare di un diritto reale limitato o di un diritto di garanzia su di essa costituito, mentre è da escludersi, in mancanza di un'apposita pattuizione, che il vettore, lo spedizioniere o, in genere, chi ha una relazione di custodia con il bene, possa essere riconosciuto titolare di quell'interesse, poiché il danno alla merce custodita si riflette solo in modo indiretto sul suo patrimonio, per la responsabilità che a lui fa carico per la perdita o il
deterioramento delle cose in custodia, e può trovare la sua copertura solo nell'altra forma di assicurazione sulla responsabilità civile" (Cass. sez. I, 23 dicembre 1983 n. 7592);
pertanto, nel caso, ricorrente nella specie, in cui il contratto sia stato stipulato dal vettore in favore del proprietario delle cose trasportate, il primo non può agire contro l'assicuratore, poiché l'art. 1891 secondo comma c.c. dispone che i diritti derivanti dal contratto non possono essere fatti valere dal contraente, ma solo dall'assicurato (Cass. sez. I, 20 giugno 1983 n. 4227). La situazione così delineata non muta poi ove il proprietario della merce, invece di rivolgersi alla compagnia di assicurazioni a norma del citato art. 1891 c.c. per ottenere l'indennizzo, così giovandosi del contratto stipulato dal vettore, preferisca rivolgersi direttamente a quest'ultimo esercitando l'azione nascente dal contratto di trasporto, poiché ciò rientra nella libera scelta del danneggiato.
Nè potrebbe utilmente invocarsi il disposto dell'ultimo comma dell'art. 1411 c.c. secondo cui, in ipotesi di contratto a favore di terzi, qual'è quello dell'assicurazione per conto di chi spetta, la prestazione rimane a beneficio dello stipulante ove il terzo rifiuti di profittarne, perché tale disposizione di carattere generale trova un limite nell'inciso, contenuto nella stessa norma, "salvo che diversamente risulti dalla volontà delle parti o dalla natura del contratto"; e nella specie proprio con riferimento allo specifico contratto la norma di cui al secondo comma dell'art. 1891 c.c. fa divieto al contraente di far valere i diritti derivanti dal contratto.
Detto limite, sempre secondo il richiamato comma dell'art. 1891 c.c., può essere superato solo nell'ipotesi in cui vi sia l'espresso consenso dell'assicurato.
Appunto richiamandosi a tale norma il ricorrente ha censurato la sentenza impugnata per non aver preso in considerazione la lettera della ditta Salvediva dalla quale emergerebbe, a suo parere, il consenso da parte dell'assicurato all'esercizio dell'azione da parte del contraente.
Senonché sotto questo aspetto la censura appare inammissibile perché la tesi dell'avvenuta cessione in favore del ricorrente dell'azione spettante alla proprietaria della merce assicurata, la quale impone l'interpretazione della lettera del 29 ottobre 1982, inammissibile in questa sede, comportando un giudizio di fatto, non è stata, invero, dedotta nel giudizio di merito.
In sede di appello, infatti, il Lamacchia si è soltanto limitato a sostenere che il suo diritto ad agire nei confronti
dell'assicuratore derivava dal fatto che egli, con il contratto, aveva inteso assicurare la diminuzione patrimoniale che avrebbe potuto subire per effetto dalla perdita del carico in conseguenza dell'obbligazione su di lui gravante quale vettore, tesi ritenuta infondata dalla Corte di Appello, che ha correttamente applicato il principio giuridico all'inizio indicato.
Per le esposte considerazioni il ricorso deve essere respinto, con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di Cassazione.
P.Q.M.
La Corte di cassazione, sezione terza civile, rigetta il ricorso proposto da Lamacchia Eustachio contro la sentenza n. 168-88 della Corte di Appello di Potenza e lo condanna a rifondere alla s.p.a. Mercury Assicurazioni le spese del giudizio di Cassazione che liquida in lire 34.600 oltre a lire 1.000.000 (un milione) per onorari di avvocato.
Così deciso, nella camera di consiglio della terza sezione civile della Corte di Cassazione, il 24 marzo 1992.











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