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 Sez. 3, Sentenza n. 11890 del 01/12/1993
Presidente: Longo GE.  Estensore: Duva V.  P.M. Lupi M. (Conf.)
Ditta Guido Autotrasporti (Barbantini e Marchini) contro SER.TRA. S.r.l. ed altri (Bertoni)
(Sentenza impugnata: App. Genova, 29 gennaio 1990).

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con citazione del 30-7-1983, la S.p.A. CARD Compagnia di Assicurazioni agiva in surrogazione ai sensi dell'art. 1916 c.c. nei confronti della S.p.A. SCHENKER Italiana e della Ditta Guido Autotrasporti, per il rimborso dell'importo di lire 29.412.815 (oltre a rivalutazione e interessi) corrisposto alla Ditta Ceppi Ratti, assicurata contro il rischio del trasporto di una partita di merce - di cui era stata incaricata la Soc. SCHENKER la quale a sua volta ne aveva affidato l'esecuzione alla Ditta Guido - essendo stata la merce sottratta nel corso di tale trasporto.
La Soc. SCHENKER, costituitasi, chiedeva di essere manlevata dalla Ditta Guido.
Quest'ultima, costituitasi, esponeva di avere effettivamente ritirato con un proprio automezzo, su incarico della Soc. Schenker, il container, nel quale si trovava la merce, e di averlo lasciato, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 1982, in custodia al deposito SER.TRA. ubicato in Genova - Sampierdarena dal quale il semirimorchio con la merce era stato sottratto mediante uno stratagemma, consistito nella introduzione nel parcheggio di altro semirimorchio (rubato), nella sostituzione della targa del semirimorchio di essa esponente con quella del semirimorchio introdotto nel parcheggio e nella manomissione dell'antifurto. In tale situazione si configurava la mancanza di ogni responsabilità del vettore per l'assoluta impossibilità di impedire il fatto. Chiamava in causa, per essere manlevata, la S.r.l. SER.TRA., titolare del parcheggio, nonché la S.p.A. Italia Assicurazioni - Divisione Lloyd Italico e l'Ancora, quale assicuratrice di essa esponente.
Entrambe dette società, costituitesi, chiedevano la reiezione della domanda di garanzia.
L'adito Tribunale di Genova, con sentenza del 4-6-1987, accoglieva la domanda della Soc. CARD nei confronti della Soc. SCHENKER;
rigettava la domanda della Soc. CARD nei confronti della Ditta Guido Autotrasporti; condannava la Ditta Guido a manlevare la Soc. SCHENKER; condannava la Soc. SER.TRA. a manlevare la Ditta Guido;
rigettava invece la domanda della Ditta Guido nei confronti della Soc. Italia Assicurazioni.
In sede di gravame, la Corte di Appello di Genova, con sentenza del 3-10-1989, in parziale riforma della decisione impugnata, condannava la Soc. Italia Assicurazioni a tenere indenne la Ditta Guido, e assolveva la Soc. SER.TRA. dalla domanda proposta da tale Ditta.
In particolare - ai fini che qui interessano - la Corte disattendeva l'indirizzo interpretativo accolto dai primi giudici che aveva escluso che operasse nella specie la garanzia assicurativa invocata dalla Ditta Guido nei confronti della Soc. Italia Assicurazioni e avevano sul punto rilevato che la polizza era stata stipulata dalla Ditta Guido "per conto di chi spetta" e quindi ne beneficiava la sola proprietaria della merce - Ditta Ceppi Ratti, liquidata peraltro dalla Soc. CARD con la quale la Ditta Ceppi Ratti medesima era assicurata a parte - e non anche il vettore. La Corte predetta precisava (richiamando la sentenza n. 3425 del 1976 di questa Corte di Cassazione) che l'assicurazione per conto di chi spetta si configurava in funzione della titolarità dell'interesse assicurato e cioè dell'interesse alla conservazione della cosa, che se normalmente deriva da un diritto reale di proprietà o di godimento, può scaturire anche da un diritto di garanzia e può sorgere pure dalla responsabilità per il caso di perdita o danneggiamento della cosa, incombente su chi - come la ditta Guido - ha temporaneamente il possesso o la detenzione della cosa (ad esempio a favore del conduttore, del depositario o del vettore). La Corte si richiamava anche ad altra pronunzia di questa Corte Suprema (sentenza n. 2961 del 1988) secondo la quale, nell'assicurazione per conto di chi spetta, la previsione del 2 comma dell'art. 1891 c.c. (che esclude che il contraente possa far valere in nome proprio i diritti dell'assicurato, salvo espresso consenso di questo) configura un'ipotesi di sostituzione la quale può trovare titolo in uno specifico mandato ovvero in altro contratto.
Rivelava ancora la Corte che la dottrina, sul contratto di cui all'art. 1891 c.c., aveva evidenziato la distinzione tra "interesse oggettivo" consistente nel rischio su di un bene a prescindere dal rapporto con uno o più soggetti, e interesse soggettivo inteso come rapporto di una persona con la cosa minacciata dal rischio, e concludeva nel senso che l'interesse alla conservazione della cosa- interesse assicurato nel contratto di cui all'art. 1891 c.c. - spettava anche al vettore.
Rilevava comunque in definitiva la Corte che in realtà vi era un mandato tacito e implicito della Ditta Ceppi Ratti, destinataria della merce, e doveva conseguentemente ritenersi operante la polizza a favore della contraente Ditta Guido.
Quanto ai rapporti con la Soc. SER.TRA., condannata dai primi giudici a manlevare la Ditta Guido, la Corte ravvisava invece, in base alle modalità rilevate dalle ricevute, un contratto atipico di sola concessione del deposito nell'area demaniale ma senza custodia, e particolarmente escludeva l'obbligo della custodia dello stesso rimorchio dato il modesto onere di lire 5.000 per un deposito del valore di circa lire 100.000.000, e per il tenore delle clausole esplicite che comportavano in effetti un contratto di occupazione dell'area.
Ricorrono per cassazione la Ditta Guido Autotrasporti e la S.p.A. Lloyd Italico Assicurazioni; resistono, nei confronti della Ditta Guido, la S.r.l. SER.TRA. e la S.p.A. CARD con controricorso e con memoria, e la S.p.A, CARD propone ricorso incidentale condizionato;
la Ditta Guido, d'altra parte, resiste con controricorso nei confronti della Soc. Lloyd Italico Assicurazioni.
MOTIVI DELLA DECISIONE
I ricorsi vanno riuniti ai sensi dell'art. 335 c.p.c.. Quanto al ricorso della Ditta Guido Autotrasporti, con unico motivo la ricorrente denunzia la violazione e falsa e contraddittoria applicazione degli artt. 1766, 1767, 1768, 1780, 1362, 1363, 1366, 1367, 1370, 1341 e 1342 c.c., e deduce l'erronea valutazione delle risultanze in ordine alla qualificazione del contratto intercorso con la Soc. SER.TRA. la quale doveva ritenersi custode a titolo oneroso trattandosi di contratto di deposito e non di contratto di mera occupazione di area demaniale (come, invece, in concreto ritenuto dai giudici di appello). Precisa che, secondo l'articolazione della fattura SER.TRA., il contratto si autodefinisce come deposito (vengono adottate le espressioni "deposito autoveicolo", "ditta depositante", "automezzo depositato", "guardiano") e le clausole apparentemente contraddittorie ("Parcheggio senza custodia"; "Il canone costituisce il corrispettivo per l'occupazione di spazi demaniali senza determinare per la SER.TRA. di Genova alcun onere in ordine alla custodia dei veicoli, dei loro accessori e dalle merci trasportate") vanno ritenute in realtà clausole di esonero da responsabilità, richiedendosi infatti espressamente la specifica approvazione per iscritto "della clausola di esenzione da responsabilità", mentre i giudici di appello hanno erroneamente considerato dette clausole come delimitative dell'oggetto del contratto e quindi non soggette alla specifica approvazione scritta ai sensi dell'art. 1341 c.c. che sarebbe richiamata nel contratto come un plus non necessario.
La censura va disattesa, vertendo in concreto - nonostante i dati normativi indicati - sull'apprezzamento di fatto, espresso dai giudici di appello, in ordine allo svolgimento del rapporto tra le parti e alla portata delle clausole negoziali. Il convincimento di detti giudici si fonda su congrua motivazione (le cui formulazioni sono nelle linee essenziali riportate nella prima parte della presente sentenza), esente da vizi logici e da errori di diritto, essendo stati in particolare osservati gli ordinari criteri ermeneutici nella valutazione del contenuto del negozio; trattasi di giudizio di merito, adeguatamente motivato, che si sottrae quindi al sindacato in sede di legittimità.
Il ricorso deve essere conseguentemente rigettato. Quanto al ricorso incidentale della S.p.A. CARD, esso rimane assorbito a seguito della reiezione del ricorso della Ditta Guido Autotrasporti, essendo stato proposto in via condizionata per il caso di accoglimento di quest'ultimo ricorso (le conclusioni sul punto contenute nel ricorso incidentale, non possono dare luogo ad equivoci, poiché la S.p.A., CARD in dette conclusioni ha chiesto "in via principale" il rigetto del ricorso della Ditta Guido, e "in via subordinata" l'accoglimento del ricorso incidentale). Il ricorso della S.p.A. Lloyd Italico Assicurazioni si articola in tre motivi.
Con il primo motivo la ricorrente - denunziando la violazione e falsa applicazione degli artt. 1891, 1904, 1905, 1917, da 1362 a 1367 c.c., nonché vizio di motivazione, in relazione all'art. 360 n. 3 e 5 c.p.c. - deduce l'erronea qualificazione sul piano generale del contratto di assicurazione contro i danni per conto di chi spetta come inerente anche alla responsabilità civile, essendosi attribuito al vettore (contraente della polizza per conto di chi spetta) il diritto all'indennità che invece compete all'assicurato; richiama sul punto, in particolare, le pronunzie di questa Corte Suprema n. 4227 e 7592 del 1983 che si sono discostate dall'interpretazione accolta nella pronunzia n. 3425 del 1976 (alla quale si sono riferiti i giudici di appello), sottolineando che anche l'orientamento della dottrina è quasi del tutto unanime nel senso che non può configurarsi un interesse del contraente in aggiunta a quello del terzo assicurato, per la struttura stessa dell'assicurazione per conto di chi spetta; deduce, inoltre, che non è escluso che le parti possano estendere la garanzia anche alla responsabilità civile del contraente, ma nella specie l'intestazione della polizza, le condizioni generali e le clausole aggiunte al contratto non prevedono affatto la copertura della responsabilità civile della Ditta Guido (la rinunzia all'azione di rivalsa verso il contraente di cui all'art. 2 delle condizioni addizionali non comporta la creazione a favore della Ditta Guido di una copertura della responsabilità civile), sicché risultano essere stati violati anche i criteri interpretativi del contratto.
La censura è fondata.
Alla stregua dell'orientamento ormai acquisito della giurisprudenza di questa Corte (cfr., in particolare, Cass. 11.1.1993, n. 187; 21.6.1988, n. 4228; 23.12.1983, n. 7592;
20.6.1983, n. 4227), nell'assicurazione per conto di chi spetta, che è diretta a garantire un determinato bene da qualsiasi danno che possa incidere sul suo valore economico, la persona dell'assicurato, avente diritto all'indennità in caso di danno, va individuata in colui che al momento dell'evento dannoso risulti proprietario della cosa (o titolare di un diritto reale limitato o di un diritto di garanzia su di esso costituito), mentre è da escludere, in mancanza di apposita pattuizione, che il vettore, lo spedizioniere o in genere chi ha una relazione di custodia con il bene possa essere riconosciuto titolare di quel diritto all'indennità in conseguenza della responsabilità per la perdita o il deterioramento delle cose in custodia, che può trovare la sua copertura solo nell'altra forma di assicurazione sulla responsabilità civile; pertanto, nel caso in cui il contratto sia stato stipulato dal vettore in favore del proprietario delle cose trasportate, il primo, anche se l'assicurato non abbia profittato dell'assicurazione, non può agire contro l'assicuratore senza il consenso dell'assicurato. È stato precisato (cfr., in particolare, Cass. 11.1.1993, n. 187, sopra cit.; 22.11.1984, n. 6013) che neppure potrebbe invocarsi il principio dell'ultimo comma dell'art. 1411 c.c. (che, in ipotesi di contratto a favore di terzo, stabilisce che la prestazione rimane a beneficio dello stipulante ove il terzo rifiuti di profittarne) perché, facendo salvi tale norma di carattere generale i casi in cui sia diversamente disposto dalle parti o dalla natura del contratto,
MOTIVI DELLA DECISIONE
L'art. 1891 c.c. espressamente esclude, per i contratti di assicurazione per conto di chi spetta, che i diritti derivanti dal contratto possano essere fatti valere dal contraente se non vi sia l'espresso consenso dell'assicurato.
Si è anche affermato (cfr. Cass. 20.6.1983, n. 4227, sopra cit.) che la copertura assicurativa del vettore non può conseguire dalla polizza per conto di chi spetta nemmeno nel caso in cui essa contempli la rinunzia dell'assicuratore alla facoltà di agire in surrogazione nei confronti di esso vettore responsabile del danno, atteso che una clausola siffatta, se consente a quest'ultimo di resistere in via di eccezione alla pretesa dell'assicuratore, non lo abilita ad agire nei confronti dell'assicuratore medesimo in ordine ai danni.
Nella specie i giudizi d'appello si sono discostati
dall'impostazione giuridica sopra delineata - che qui si riconferma - ed hanno fatto riferimento in sostanza esclusivamente all'interesse alla conservazione del valore della cosa (che hanno attribuito anche al vettore) prescindendo dalla struttura specifica dell'assicurazione per conto di chi spetta evidenziata dall'indirizzo interpretativo ormai acquisito dalla giurisprudenza di questa Corte che, secondo i principi su enunciati, ipotizza, con riguardo alla posizione del vettore, la copertura assicurativa solo nell'altra forma di assicurazione per la responsabilità civile.
Con il secondo motivo poi la ricorrente - nel denunziare la violazione e falsa applicazione degli artt. 1891, 1703, 1705 e segg. c.c., nonché vizi di motivazione, in relazione all'art. 360 n. 3 e 5 c.p.c. - deduce che si è ritenuto erroneamente che vi fosse un mandato tacito ed implicito della ditta Ceppi Ratti (proprietaria della merce) in favore della ditta Guido, mandato che non era ne' provato ne' preteso dalla ditta Guido e che, in quanto tacito, non era valido ai sensi dell'art. 1891 c.c. nei confronti dell'assicuratore, non senza considerare che il mandato stesso non avrebbe consentito il pagamento dell'indennità alla ditta Guido in proprio.
La censura è fondata sotto il profilo - di carattere assorbente - che non vi è, nella pronunzia impugnata, alcun riferimento sul piano probatorio a suffragio dell'affermazione in ordine all'esistenza di un "mandato tacito e implicito" della ditta Ceppi Ratti, sicché la statuizione sul punto rimane una mera formulazione del tutto priva di dimostrazione.
Con il terzo motivo la ricorrente denunzia la violazione e falsa applicazione degli artt. 2697, da 1362 a 1367, 1907 c.c., nonché omesso esame ed omessa motivazione su punto decisivo, in relazione all'art. 360 n. 3 e 5 c.p.c., e deduce che i giudici d'appello hanno omesso di esaminare l'eccezione di inefficacia della garanzia assicurativa - prospettata sul rilievo che la sottrazione del semirimorchio non era garantita dalla polizza ma era un rischio escluso - e non hanno considerato che comunque vi era lo scoperto di polizza del 15 % in caso di furto oltre che l'insufficienza del massimale, con la conseguente eventuale liquidazione proporzionale ai sensi dell'art. 1907 c.c..
L'esame di tale censura appare assorbito dall'accoglimento di quelle contenute nel primo e nel secondo mezzo del medesimo ricorso, giacché è manifesto che all'esame dei punti con essa sollevati, e pur sempre riproponibili, se necessario, innanzi al giudice di rinvio, quest'ultimo potrebbe accedere solo ove, nel riconsiderare i punti investiti dalle prime due censure, e in particolare dalla seconda, dovesse comunque concludere nel senso che nella fattispecie la ditta Guido fosse legittimata all'azione nei confronti dell'assicuratore.
Alla stregua delle considerazioni e precisazioni innanzi esposte, il ricorso della S.p.A. Lloyd Italico Assicurazioni deve essere, pertanto, accolto, e la sentenza impugnata va conseguentemente cassata in relazione alla censure accolte, con rinvio della causa, per nuovo esame in base ai principi e rilievi su enunciati, ad altro giudice, che stimasi designare in altra Sezione della Corte d'appello di Genova. A tale giudice si ritiene di demandare anche la statuizione sulle spese del giudizio di cassazione nei rapporti fra la S.p.A. Lloyd Italico Assicurazioni e la ditta Guido Autotrasporti. Concorrono giusti motivi per dichiarare interamente compensate le spese del giudizio di cassazione nei rapporti fra la ditta Guido Autotrasporti, la S.r.l. SER.TRA. e la S.p.A. CARD.
P.Q.M.
La Corte riunisce i ricorsi; rigetta quello della ditta Guido Autotrasporti, assorbito il ricorso incidentale condizionato della S.p.A. CARD Assicurazioni; accoglie il ricorso della S.p.A. Lloyd Italico Assicurazioni, cassa la sentenza impugnata in relazione alle censure della S.p.A. Lloyd Italico Assicurazioni e rinvia la causa ad altra Sezione della Corte d'appello di Genova, anche per le spese del giudizio di cassazione nei rapporti tra la S.p.A. Lloyd Italico Assicurazioni e la ditta Guido Autotrasporti; compensa le spese del giudizio di cassazione nei rapporti tra la ditta Guido Autotrasporti, la S.r.l. SER.TRA. e la S.p.A. CARD Assicurazioni.
Così deciso il 16 giugno 1993, nella camera di consiglio della terza Sezione civile della Corte suprema di cassazione.


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