INFLUENZA AVIARIA
Fonte: D. G. Prevenzione sanitaria e D. G. Sanità veterinaria ed Alimenti
risposte alle domande più frequenti (FAQ)

I virus
Sintomi e modalità di trasmissione
Prevenzione e farmaci
Le carni, le uova e l'etichettatura
Zone affette e comportamenti da adottare

VIRUS
Che cos’è l’influenza aviaria?
 E’ una infezione virale che può interessare gli uccelli selvatici e domestici come polli e tacchini, causandone la morte. E’ causata da virus influenzali di tipo A che possono infettare anche altri animali quali maiali, cavalli, delfini, balene e l’uomo.

Quali sono i virus influenzali?
 I virus influenzali sono classificati in tre tipi: A, B e C, quest’ultimo con scarso rilievo epidemiologico per l’uomo, poiché causa solo raramente casi sporadici ed epidemie. I virus influenzali di tipo A possono essere suddivisi in sottotipi sulla base delle loro proteine di superficie – emoagglutinina (HA) e neuraminidasi (NA). Si conoscono 15 sottotipi. Mentre tutti i sottotipi possono circolare fra gli uccelli, è noto che solo tre sottotipi di antigene H (H1, H2 ed H3) e due sottotipi di antigene N (N1 ed N2) circolano, o hanno circolato, anche nell’uomo. Il virus influenzale di tipo A può causare infezioni severe in alcune specie animali, inclusi uccelli, maiali, cavalli, delfini e balene. Il virus influenzale che infetta gli uccelli è chiamato “virus dell’influenza aviaria”. Gli uccelli sono una specie importante poiché tutti i sottotipi conosciuti di virus influenzale A si sono diffusi fra uccelli selvatici che vengono, pertanto, considerati l’ospite naturale del virus influenzale A. I virus dell’influenza aviaria, usualmente, non infettano direttamente gli uomini né si trasmettono, normalmente, da persona a persona.


SINTOMI E MODALITA' DI TRASMISSIONE

Come si manifesta l’influenza aviaria negli animali?
La maggior parte dei virus influenzali aviari non provoca sintomi o provoca sintomi attenuati negli uccelli selvatici; tuttavia, il tipo di sintomatologia negli uccelli varia sia in relazione al ceppo virale che al tipo di volatile. L’infezione da alcuni virus A (per esempio, alcuni ceppi H5 ed H7) può causare epidemie estese ed elevata mortalità tra alcune specie di selvatici e di uccelli domestici, compresi polli e tacchini.

Come si trasmette l’influenza aviaria negli uccelli?
 Alcuni uccelli acquatici fungono da serbatoi del virus, ospitandolo nell’intestino anche senza mostrare una sintomatologia evidente ed eliminandolo con le feci. Gli uccelli infetti eliminano il virus con la saliva, con le secrezioni respiratorie e con le feci; il contatto di uccelli suscettibili con questi materiali, o con acqua contaminata da questi, determina la trasmissione dell’infezione; la trasmissione fecale-orale è la modalità di trasmissione più comune.

Come si infetta l’uomo?
 Usualmente, i virus dell’influenza aviaria non infettano gli uomini; tuttavia, sono state riportate sporadiche segnalazioni di infezioni umane. L'uomo può infettarsi con il virus dell'influenza aviaria a seguito di contatti diretti con animali infetti (vivi o morti) e/o loro escrezioni (feci, urine, saliva e secrezioni respiratorie), mentre non c'è alcuna evidenza scientifica di trasmissione attraverso il consumo di carni avicole o uova dopo accurata cottura (70 °C).

Quali sono i sintomi dell’influenza aviaria nell’uomo?
 Dopo un periodo di incubazione da due a sette giorni, la sintomatologia può variare da un quadro simil-influenzale a forme più gravi, caratterizzate da infezioni diffuse, quadri polmonari particolarmente gravi, che possono mettere a rischio la vita.

Esiste un rischio potenziale che il virus dell'influenza aviaria, l'H5N1, possa rendersi responsabile di pandemia influenzale?
 Tutti i virus influenzali mutano. E’ possibile che anche il virus dell’influenza aviaria, l'H5N1, subisca una mutazione tale da acquisire la capacità di infettare gli uomini e diffondersi da persona a persona.

Che differenza c'è tra influenza aviaria e pandemia influenzale?
 L'influenza aviaria è l'infezione sostenuta da virus dell'influenza che generalmente colpisce volatili e che, in particolari condizioni di contatto, può trasmettersi da uccelli infetti all'uomo. La pandemia influenzale è un’epidemia globale di influenza causata da un nuovo virus influenzale che emerge e si trasmette da uomo a uomo, causando la malattia in tutto il mondo.

Ci sono già state in passato pandemie influenzali?
 Nel 20° secolo ci sono state tre pandemie. Tutte si sono diffuse nel mondo entro un anno dal loro esordio. Sono:
1918-19, “Spagnola”, da virus A(H1N1), causò il più alto numero noto di morti: da 20 a 50 milioni di persone potrebbero essere morte in tutto il mondo a causa di questa influenza. Molte persone morirono nei primi giorni dopo l’infezione ed altri in seguito a causa delle complicanze. Quasi la metà di questi erano giovani adulti sani.
1957-58, “Asiatica”, da virus A(H2N2), causò circa 70.000 morti negli Stati Uniti. Dalla prima identificazione avvenuta in Cina, alla fine del febbraio 1957, il virus si diffuse fino agli Stati Uniti nel giugno 1957.
1968-69 “Hong Kong” da virus A(H3N2), causò approssimativamente 34.000 decessi negli Stati Uniti. Questo virus era stato identificato in Hong Kong all’inizio del 1968 e si diffuse negli Stati Uniti entro un anno. Il virus A(H3N2) circola ancora oggi, provocando epidemie stagionali, per le quali è ora possibile una prevenzione con il vaccino.

Quando ci sarà la prossima pandemia influenzale?
 Non è possibile prevedere nè il momento preciso, nè l'impatto di una futura pandemia influenzale. La severità della malattia, la rapidità della sua diffusione e i gruppi a rischio nella popolazione sono variabili ignote correlabili al virus.


PREVENZIONE E FARMACI

Vi sono restrizioni all’effettuazione di viaggi?
 Al momento attuale non vi sono indicazioni per limitare l’effettuazione di viaggi per e da paesi colpiti dall’influenza aviaria.

Quali sono le precauzioni adottate al fine di prevenire il difforndersi dell'influenza aviaria?
 Al fine di impedire l’introduzione della malattia in territorio europeo, la Commissione Europea ha disposto il blocco di importazioni di carne di pollame, di prodotti derivati oltre al divieto di importazione di uccelli ornamentali e da voliera, da tutti i paesi considerati a rischio. Il Ministero della Salute ha disposto il potenziamento dei controlli da parte dei propri uffici periferici di sanità e ha emanato un’Ordinanza Ministeriale che introduce misure di quarantena e controllo dei volatili oltre a l’etichettatura obbligatoria delle carni fresche per la tracciabilità della loro provenienza.

E’ disponibile un vaccino efficace contro il virus dell’influenza aviaria H5N1?
 No. Al momento attuale non sono disponibili vaccini, per uso umano, contro il ceppo H5N1. L’OMS, con i laboratori facenti parte della rete globale di sorveglianza dell’influenza, sta lavorando per produrre un virus prototipo che costituirà la base per l’allestimento di un vaccino specifico.

E’ utile la vaccinazione antinfluenzale?
 Sì, La vaccinazione antinfluenzale pur non conferendo una protezione specifica verso il ceppo virale A(H5N1) dell’influenza aviaria è utile in quanto consente di rafforzare comunque le difese del sistema immunitario. I virus influenzali, infatti, possono infettare diverse specie animali oltre all’uomo; pertanto, quando si verifica una coinfezione (infezione sostenuta da due o più ceppi di virus influenzale) nello stesso individuo, possono verificarsi fenomeni di ricombinazione genetica che portano allo sviluppo di nuovi sottotipi virtualmente dotati di potenziale epidemico o pandemico.

Sono disponibili farmaci per la prevenzione e il trattamento dell’influenza aviaria?
 Si. Sono disponibili farmaci antivirali utili nel trattamento dell’influenza aviaria.
Essi appartengono a due diverse classi, inibitori della M2 (amantadina e rimantadina, attivi nei confronti dei virus influenzali di tipo A) e inibitori della neuraminidasi (oseltamivir e zanamivir, attivi nei confronti sia dei virus di tipo A che di tipo B). Per essere efficaci, in caso di infezione, devono essere assunti entro le 48 ore dall’inizio della sintomatologia e servono a ridurre la durata della malattia. Tutti questi farmaci vanno sempre assunti previa consultazione di un medico.


LE CARNI, LE UOVA E L'ETICHETTATURA

Quali regole ci sono per l'etichettatura?
 Non bisogna confondere il bollo sanitario apposto su prodotti di origine animale con l'etichetta presente sugli stessi prodotti. La materia dell'etichettatura dei prodotti alimentari è disciplinata da una norma di carattere generale, il D.Lgs 109 del 27 gennaio 1992, e successive modifiche.Tale norma, concernente l'etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari, individua nel Ministero delle Attività Produttive l'autorità competente in materia. Ulteriori diciture specifiche in materia di commercializzazione delle carni di pollame, anch'esse non di carattere sanitario, sono previste dal decreto n. 465 del 10 settembre 1999, del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Invece, la bollatura sanitaria delle carni, nel particolare di pollame, rientra nelle specifiche competenze sanitarie e rappresenta la garanzia della sicurezza alimentare delle stesse. Infatti, il bollo sanitario viene apposto alle carni di pollame dopo che tutti i dovuti controlli ispettivi effettuati dal veterinario ufficiale abbiano dato esito favorevole, quindi, deve essere apposto alle carni solamente dopo che le stesse sino state giudicate idonee al consumo umano. Quindi, la sicurezza sanitaria delle carni di pollame, come di tutte le carni, è assicurata dalla presenza del bollo sanitario. La bollatura sanitaria delle carni di pollame è una garanzia per il consumatore poiché deve essere effettuata sotto la supervisione del veterinario ufficiale. Quindi, in sintesi, il concetto è che tutte le carni destinate al consumo umano devono offrire lo stesso livello di sicurezza sanitaria, che rappresenta così il prerequisito alla commercializzazione e delle stesse. Invece, per le caratteristiche di prodotto o per la sua qualità (trattasi di un valore aggiunto e non di prerequisito) vengono fornite tramite l'etichetta le opportune informazioni al consumatore, al fine di orientarlo correttamente nelle sue scelte.
Con Ordinanza ministeriale 26 agosto 2005  (pubblicata in G.U. 2.9.2005, n.204) il Ministro della salute ha fissato norme specifiche ai fini della prevenzione della diffusione delle malattie infettive e diffusive del pollame che vanno ad incidere sulla etichettatura delle carni di pollame .Infatti è previsto che sulle carcasse di volatili da cortile, venga apposta una apposita etichetta riportante l’indicazione con una sigla IT oppure Italia seguita dal numero di registrazione,presso la A.S.L. dell’allevamento di provenienza degli animali. Per gli animali che vengono macellati, in provenienza da un Paese comunitario o da un Paese terzo in etichetta viene riportato in chiaro il nome del Paese. Per le carni di volatili sezionate, es. petti di pollo , deve essere riportata sull’etichetta oltre la sigla IT o Italia, se carni italiane, o il nome del Paese di origine, la data o il lotto di sezionamento. Anche per quanto riguarda le preparazioni ed i prodotti a base di carne deve essere riportata sull’etichetta l’origine della materia prima.
L' Ordinanza ministeriale 10 ottobre 2005 apporta alcune modifiche ed aggiornamenti alla precedente.

Le carni di pollame acquistate in macelleria ed al supermercato sono sicure allo stesso modo?
 Sì, la sicurezza delle carni di pollame vendute nelle macellerie e nei supercati è attestata dall'apposizione sulle stesse del bollo sanitario.
Il bollo può essere apposto direttamente sul prodotto, sulla confezione, sull’imballaggio o essere stampato su un’etichetta applicata a sua volta sul prodotto, sulla confezione o sull’imballaggio oppure può consistere in una targhetta o un sigillo in materiale resistente.

Quali sono le caratteristiche del bollo sanitario?
il bollo sanitario apposto sulle carni di pollame ottenute in stabilimenti a riconoscimento comunitario, cioè che possono inviare i propri prodotti verso altri paesi della comunità europea, è composto da un ovale che nella parte superiore riporta la sigla di identificazione del paese dal quale proviene il prodotto che stiamo acquistando, ad esempio IT (Italia), DK (Danimarca), DE (Germania) ecc.; al centro il numero di riconoscimento veterinario dello stabilimento speditore, con l’indicazione della tipologia di stabilimento (ad esempio in Italia M sta per macello, S sta per laboratorio di sezionamento ecc.), nella parte inferiore la sigla relativa produzione avvenuta nella Comunità Europea (CEE, EWG ecc.);
nella comunità europea esiste anche la tipologia di stabilimento che può commercializzare i propri prodotti unicamente sul territorio nazionale, gli stabilimenti a capacità limitata, in tal caso le carni di pollame recano un bollo sanitario che è composto da un codice: le due cifre iniziali identificano la Regione o provincia autonoma di provenienza separate da una barra dalle cifre successive che identificano l’impianto, precedute da una V , e seguite dall’indicazione della tipologia d’impianto (es. 00/V000/M);
le piccole aziende agricole non sottostanno all’obbligo di bollatura delle carni se vendono piccole quantità di pollame direttamente al consumatore finale nell’azienda o sul mercato settimanale più vicino, o ad un dettagliante per la vendita diretta al consumatore finale che si trovi ubicato vicino all’azienda stessa. Dette macellazioni, di piccole quantità di pollame presso l’azienda produttrice, vengono disciplinate in ambito regionale e le autorizzazioni sono rilasciate sulla base della norma che disciplina i requisiti igienico sanitari per la vendita al dettaglio di sostanze alimentari. Per quanto riguarda le nuove regole previste dall’ Ordinanza ministeriale 26 agosto 2005 e successive modifiche, presso le macellerie ed i supermercati le informazioni relative all’origine delle carni avicole devono essere esposte in maniera visibile agli organi di vigilanza ed al consumatore, anche sui prodotti non confezionati.

Quali controlli vengono effettuati?
 I volatili da cortile* destinati alla macellazione devono subire una visita sanitaria ante mortem da parte di un veterinario ufficiale; l’ispezione prima della macellazione nell’azienda d’origine dei volatili comprende l’esame dei registri dell’allevatore, e, se del caso, esami complementari, oltre a prelievi di campioni d’acqua e di mangimi. Comunque, almeno una volta ogni ciclo produttivo di polli da carne un veterinario ufficiale deve sottoporre a controllo l’allevamento. I volatili da cortile sono sottoposti dopo la macellazione ad ispezione da parte di un veterinario ufficiale, il quale, a sondaggio o comunque in caso di fondato sospetto, può procedere al prelievi di campioni, ad esempio per la ricerca di residui di sostanze ad azione farmacologica. Anche negli stabilimenti che lavorano ulteriormente le carni di pollame il veterinario ufficiale deve garantire la sorveglianza ed il controllo sulla lavorazione delle carni stesse, nonché deve assicurare il controllo dell’igiene generale dello stabilimento ed il controllo del registro di entrata e di uscita delle carni. Le carni che il veterinario ufficiale ritiene possano rappresentare un rischio per la salute umana, o anche per salute degli altri animali (problemi di sanità animale), sono sequestrate.
* Nella normativa sanitaria, le carni di pollame vengono ricomprese nella definizione di “volatili da cortile”, con la quale di intendono i volatili appartenenti alle specie dei polli (genere Gallus), dei tacchini (genere Meleagris), delle faraone (genere Numida), delle anatre (genere Anas) e delle oche (genere Anser). Le altre specie di volatili dalle quali si ottengono carni destinate al consumo umano afferiscono alla definizione di “selvaggina da penna”, disciplinate per l’immissione in commercio da specifica normativa che garantisce pari livello di sicurezza sanitaria. Entrambe rientrano nella dizione "carni avicole".

Deve essere indicata l’origine dell’animale?
 Con l’Ordinanza del Ministero della Salute e sue successive modificazioni è stato previsto che obbligatoriamente le carni di tutte le specie avicole, quindi comprese le carni di polli, tacchini, faraone, anatre, oche, quaglie, fagiani e le altre carni di selvaggina da penna cacciata ed allevata, rechino informazioni di natura sanitaria.
L’obbligo di riportare l’informazione vale sia per le carni avicole fresche, trattate mediate il freddo (refrigerate, congelate, surgelate), che per le preparazioni di carni avicole e i prodotti a base di carni avicole.
Le informazioni di tracciabilità previste, infatti, consentono di identificare il prodotto e di sapere in tempi brevissimi l’origine dello stesso al fine di poter intervenire con tempestività in caso di necessità o di emergenza, anche nel caso in cui si debba richiamare l’eventuale prodotto già acquistato dal consumatore.

Quando diventa operativo l’obbligo di indicare sull’etichetta il Paese di provenienza?
 Dal 17 ottobre fino al 31 gennaio 2006 il consumatore può trovare in commercio carni confezionate o imballate per le quali l’informazione viene fornita mediante un apposito cartello che deve essere esposto in maniera visibile nei luoghi di presentazione e vendita dei prodotti al consumatore

L'etichetta che indica l'origine delle carni avicole è garanzia di sicurezza. Dove deve essere posta?
 L’etichetta deve essere apposta sulla carcassa ovvero sul materiale di confezionamento o di imballaggio. Nel caso di vendita al dettaglio di prodotto sfuso le informazioni previste devono essere fornite mediante cartello esposto in maniera visibile nei luoghi di presentazione e vendita dei prodotti al consumatore.

Come mai questa attenzione sulle carni avicole?
 L’attenzione posta sulle carni avicole non parte dalla preoccupazione di eventuali trasmissioni del virus patogeno all’uomo attraverso il consumo alimentare delle medesime, in quanto tali vie di trasmissione non sono mai state dimostrate. L’attenzione è posta per motivi legati alla sanità degli animali vivi: infatti l’Ordinanza Ministeriale sopra citata fornisce, oltre ad un ulteriore orientamento ai consumatori, uno strumento immediato di verifica della tracciabilità delle carni, utile per gli operatori sanitari ai fini della prevenzione delle malattie infettive e diffusive che possono diffondersi tra i volatili anche attraverso i loro prodotti.

Come si riconoscono le carni avicole prodotte nel nostro Paese?
 Nella nuova etichetta vi è la sigla “IT” oppure “ITALIA” per esteso.

A chi spetta etichettare le carni avicole?
 Al produttore nazionale ovvero al primo destinatario nazionale, nel caso di carni provenienti da paesi della Unione Europea o da Paesi terzi abilitati all’esportazione verso la UE. Le informazioni vanno trasmesse lungo la filiera fino ad arrivare al consumatore.

Quale sanzione è prevista per chi non rispetta le nuove regole?
 Salvo che il fatto costituisca reato e quanto previsto dal decreto legislativo n. 109/1992, la violazione delle prescrizioni di etichettatura obbligatoria, di cui all’Ordinanza Ministeriale, comporta la sospensione del provvedimento che consente lo svolgimento dell'attività, da un minimo di sette giorni a un massimo di ventuno giorni.

A chi può rivolgersi il consumatore in caso di infrazioni alle nuove regole di etichettatura obbligatoria delle carni avicole?
 Nel caso in cui il consumatore sospetti un’irregolarità nel rispetto degli obblighi dell’etichettatura obbligatoria delle carni avicole può segnalare il fatto ai servizi veterinari della propria AUSL o ai NAS.

Nel nostro Paese si possono consumare uova crude?
 L’uovo è un alimento igienicamente sicuro e controllato. L’uovo freschissimo è dotato di barriere naturali che gli conferiscono una buona resistenza alla contaminazione; infatti, nonostante l’abbondante microflora riscontrabile sulla superficie esterna, la cuticola, il guscio e le sue membrane, l’albume si oppongono alla penetrazione dei microrganismi all’interno.
La cottura delle uova è consigliata come misura di tipo precauzionale nei riguardi di possibili contaminazioni, che possono verificarsi durante la manipolazione del guscio dell’uovo e rientra nelle normali procedure di buone norme igieniche che devono essere rispettate nelle nostre case, così come viene consigliato di mantenere separati alimenti non ancora puliti o preparati, es. verdure, da alimenti già cucinati o pronti per il consumo.

Come si fa a stabilire se le uova in commercio sono italiane o provengono da altri Paesi?
 Da gennaio 2004 le uova riportano chiaramente le indicazioni riferite alla loro origine e senza dubbio, oggi sono l’alimento che fornisce le maggiori informazioni rispetto a tutti gli altri alimenti.
Infatti, sul guscio, sono impresse delle sigle e numeri che permettono di risalire all’allevamento di provenienza e ne indicano anche la tipologia:
il primo numero indica la tipologia di allevamento 0=biologico, 1= all’aperto, 2=a terra, 3= in gabbia;
successivamente viene riportata la sigla del Paese di origine: IT per l’Italia;
una serie di numeri indica il Comune in cui ha sede l’allevamento;
la sigla della provincia dell’allevamento;
una serie di numeri indica, infine, l’allevamento.
La normativa è valida solo per i Paesi dell’Unione Europea e non per le produzioni dei Paesi terzi; pertanto in quest’ultimo caso la dicitura prevista sugli imballaggi è “sistema d’allevamento indeterminato”.
Il guscio quindi diventa etichetta e ciò rappresenta uno strumento di tutela per tutti gli italiani, poiché dà loro la possibilità di poter risalire non solo al Paese di provenienza, ma addirittura all’allevamento di produzione. L’obbligo dell’etichettatura non si applica esclusivamente alle uova cedute direttamente dall’allevatore al consumatore.

Si possono consumare prodotti derivati dalle uova crude?
Non esiste alcuna ragione per non consumare prodotti a base di uova . Questi prodotti sono fatti in industrie alimentari che utilizzano materia prima sottoposta a controlli igienico-sanitari, gestiti in autocontrollo dalle aziende stesse, e da controlli ufficiali da parte del servizio veterinario pubblico delle ASL, compresi i controlli microbiologici per la ricerca di agenti patogeni pericolosi per il consumatore.
Particolare attenzione deve essere data, a livello familiare, sia nella fase di preparazione che di conservazione di creme e maionese, per evitare delle possibili contaminazioni dei prodotti, essendo l’uovo un ottimo terreno nutritivo per lo sviluppo di batteri.

Congelando il pollame si uccide il virus?
Il congelamento (in particolare il congelamento lento che si ottiene conservando gli alimenti a temperature intorno ai 18 -20 °C) non è in grado di distruggere il virus dell'influenza aviaria eventualmente presente in prodotti alimentari. Con il congelamento si ottiene solo una riduzione della carica infettante, ossia del numero di virus vitali presenti nel prodotto infetto. Naturalmente per i prodotti avicoli italiani il problema non si pone in quanto l'influenza aviaria non è presente in Italia e qualora ci fosse le carni di animali infetti non sarebbero mai commercializzate.

Sono sicuri i polli acquistati nelle rosticcerie o consumati negli esercizi di ristorazione?
Gli esercizi di somministrazione di alimenti hanno l'obbligo di documentare la tracciabilità dei prodotti che somministrano e la loro provenienza da attività produttive riconosciute ai sensi della vigente normativa comunitaria e nazionale in materia di produzione e commercializzazione di alimenti.


ZONE AFFETTE E COMPORTAMENTI DA ADOTTARE

Come mai la malattia in Asia colpisce maggiormente bambini ed adolescenti?
In realtà i casi di infezione riguardano anche in Turchia, così come nei paesi dell’Estremo Oriente, soggetti di tutte le età, con una preferenza per i giovani adulti. Va però considerato che i bambini potrebbero essere più esposti ad occasioni di contagio, non solo perché in alcune aree del mondo spesso la cura degli animali da cortile è affidata proprio ai bambini, ma anche perché potrebbero essere esposti all’infezione giocando con questi o negli ambienti contaminati dalle loro deiezioni.

Cosa fare se al ritorno da una zona affetta da influenza aviaria si dovesse presentare una sindrome simil-influenzale?
Va innanzitutto ricordato che in questo momento non esistono prove della trasmissibilità del virus aviario da persona a persona e che l’infezione si trasmette dagli animali (volatili) a seguito di contatti prolungati e ravvicinati con animali malati o morti, con le loro deiezioni e con il loro sangue. Nel caso in cui al ritorno da una delle zone affette da influenza aviaria si dovessero presentare sintomi di tipo simil-influenzale (febbre a 38°C, mal di gola, dolori ossei e articolare, malessere generale) si consiglia di consultare il proprio medico, segnalando se nelle zone in questione si sia:

Cosa fare in caso di ritrovamento di un volatile morto? Cosa fare se si trovano colombi morti, senza causa apparente, sul terrazzo di casa?
Gli esperti del Centro di Referenza Nazionale OIE/ FAO per l’Influenza aviare sostengono che i piccioni (Ordine dei Columbiformi Genere Columbia livia alias piccioni, Colomba palumbus alias colombaccio) si sono rilevati essere molto poco sensibili all’infezione con virus influenzali aviari.
Questo dato è supportato dal fatto che nel corso di epidemie influenzali verificatesi negli anni passati, questi volatili non sono mai stati interessati da fenomeni morbosi. Studi epidemiologici condotti nei focolai attivi di infezione hanno escluso che questi volatili possano fungere da portatori sani di infezione, e pertanto che possano avere un ruolo nella diffusione dell’infezione e nel contagio di altri volatili o dell’uomo.
Esperimenti di laboratorio effettuati con virus aviari di diversa origine, incluso il sottotipo H5N1 confermano la resistenza di questi animali all’infezione. Tuttavia poiché i volatili appartenenti all’Ordine dei Columbiformi insistenti nelle aree urbane, possono essere veicolo di altre malattie, anche se di minore entità rispetto all’influenza aviare, è buona regola manipolarli con attenzione nel rispetto del principio della massima cautela igienico-sanitaria.

Le rondini possono veicolare l’influenza viaria? Cosa fare dei loro nidi?
Le rondini non rappresentano un rischio per la popolazione urbana in quanto non sono il serbatoio dell’influenza aviare. Tale dato è supportato dalle informazioni ricavate dalla letteratura scientifica e da esperienze maturate nel corso di pregresse epidemie in cui non sono stati mai riportati casi di infezioni di rondini. Attualmente i casi di influenza aviare sono limitati ai cigni selvatici che sono arrivati sul territorio nazionale a causa di migrazioni anomale provocate dall’ondata di gelo che ha attraversato il territorio nazionale.

I rapaci sono sensibili alla malattia?
I rapaci sono sensibili all’influenza tuttavia non sono il serbatoio della malattia pertanto come tutti gli animali sani sensibili all’infezione che frequentano le zone non interessate dai casi di positività all’H5N1 non rappresentano un rischio per la popolazione. Inoltre da diverso tempo sono state vietate le importazioni di tali specie di volatili dalle zone a rischio.

E’ il caso di attuare norme di prevenzione per oche, anatre, aironi, cigni presenti nei laghetti privati?
Gli animali sani sensibili all’infezione che frequentano le zone non interessate dai casi di positività all’H5N1 non rappresentano un rischio per la popolazione. L’attività di monitoraggio predisposta su tutto il territorio nazionale ha dimostrato la capacità dei servizi veterinari e paraveterinari di evidenziare in tempo reale la presenza sul nostro territorio del virus H5N1, così come è stato fatto nelle Regioni Sicilia, Puglia, Calabria. La presenza di uccelli selvatici migratori non rappresenta un rischio ma va costantemente monitorata anche con l’aiuto del privato cittadino che ha l’obbligo di garantire che l’attività di sorveglianza venga svolta in tutta serenità contribuendo a non creare inutili allarmismi con segnalazioni generiche e non sospette.

I cani ed i gatti che si aggirano nell’aia tra le galline potrebbero trasmettere il virus dell’influenza aviaria ?
L’attuale situazione sanitaria nazionale non ha visto fino ad oggi alcun coinvolgimento diretto dei mammiferi della specie felina e canina, pertanto i cani e i gatti non rappresentano un rischio. Tuttavia è buona norma rispettare le regole di biosicurezza nella conduzione dell’allevamento ed evitare l’accesso di cani e gatti nei pollai.

In quali paesi dell’UE è vietata la caccia ?
Nei paesi della Comunità Europea nei quali è stata confermata la presenza del virus H5N1 (Croazia, Romania, Bulgaria, Grecia, Austria) sono state istituite zone di restrizione nelle quali è vietata la movimentazione degli animali sensibili nonché l’attività venatoria per tutelare la salute dei cacciatori e evitare la diffusione del virus nell’ambiente.

La frutta e la verdura contaminate possono veicolare il virus?
La frutta e la verdura non rappresentano un rischio se non sono imbrattate di feci di animale infetto, evenienza molto improbabile ed eccessivamente allarmistica, tuttavia è sempre una buona norma igienica lavare e pulire le verdure e la frutta prima del consumo. Il corretto lavaggio riduce a livelli di sicurezza accettabili il rischio di contrarre qualsiasi infezione.

Il virus negli escrementi contaminati per quanto tempo rimane attivo?

CONDIZIONE:  TEMPO DI SOPRAVVIVENZA


Cosa fare in caso di comparsa di sintomi di malattia nel pollame domestico o di mortalità di pollame negli allevamenti?
Occorre:

Quali sono le specie di volatili sensibili alla malattia?
Le specie di selvatici da monitorare, individuate dall'Unione Europea sono: oche, anatre, pavoncelle, gabbiani, cigni.

Piccioni passeri e storni rappresentano un pericolo?
Finora non sono stati documentati casi di infezione da H5N1 in questi volatili

In Italia ci sono pericoli di trasmissione della malattia all’uomo?
Allo stato attuale no. In italia la malattia è stata riscontrata solo in animali selvatici. E' importante comunque ricordare che nei paesi in cui si sono verificati casi umani, la trasmissione della malattia è avvenuta per uno stretto contatto con volatili domestici attraverso secrezioni e feci disseccate degli animali.

Gli allevamenti privati con ridotto numero di capi avicoli costituiscono un pericolo?
Se gli animali non presentano sintomi di malattia o se non si verificano casi di mortalità non ci sono pericoli di contagio.

Cosa fare nei piccoli allevamenti per prevenire la malattia?
E' necessario impedire che animali selvatici vengano a contatto con gli animali allevati, installando ad esempio doppie reti antipassero ed evitando la presenza di acqua di abbeveraggio esposta all’ambiente esterno.
I cani e i gatti che hanno accesso agli allevamenti avicoli non rappresentano un pericolo; tuttavia è opportuno evitare che vengano a contatto con i volatili per escludere precauzionalmente che possano diventare un veicolo passivo di trasmissione della malattia ad altri allevamenti di volatili.

A chi compete la rimozione di volatili morti appartenenti a specie non sensibili?
Di norma, se si tratta di specie non sensibili all’influenza aviaria, spetta ai comuni la rimozione delle spoglie di animali morti.

Cosa fare se muore una gallina in un allevamento rurale?
La morte di un singolo animale in un allevamento di volatili da cortile non è giustificativo ai fini di sospetto di influenza aviaria; ove invece vi siano più animali che presentino sintomi di malattia, insieme ad animali morti, occorre fornire segnalazione al servizio veterinario del territorio di competenza, in quanto, seppure si possa dibitare che si tratti specificamente di influenza aviaria, la morte di più animali è indice di una malattia trasmissibile del pollame.

Le galline tenute dal vicino di casa nel cortile costituiscono un pericolo?
No. Le galline presenti nel cortile di privati cittadini, che appaiono sane e razzolano normalmente senza manifestare comportamenti anomali, non rappresentano alcun pericolo per la trasmissione di malattie.

E' opportuno provvedere a disfarsi delle galline possedute uccidendole o abbandonandole?
Chi possiede animali da cortile deve segnalarne la presenza al comune di appartenenza; disfarsi degli animali uccidendoli o abbandonandoli è un comportamento incivile che deve assolutamente essere evitato, in quanto sottrae gli animali ai controlli sanitari, qualora si rendessero necessari

E' obbligatorio recintare gli animali da cortile?
E' obbligatorio nelle zone all'interno di aree di protezione e sorveglianza dei focolai di malattia; altrove è consigliabile, in particolare se l'allevamento si trovi in prossimità di aree naturali frequentate da avifauna selvatica.

Ci sono rischi relativi a prodotti contenenti piume importate da zone affette da influenza aviaria?
Il rischio che il virus dell'influenza aviaria possa essere trasmesso da prodotti a base di piume è praticamente nullo. Il virus non è presente nelle piume ma eventualmente le piume potrebbero essere imbrattate da feci infette.
In ogni caso la Commissione Europea vieta l'importazione di prodotti avicoli, comprese le piume non trattate, da Paesi in cui è stata segnalata la malattia. I processi di bonifica delle piume, stabiliti dal D.M. del 10.11.1976 N. 315 (selezionatura, depolverizzazione, lavaggio a fondo con detergente, asciugamento a temperature di 120-140 °C a 2-3 atmosfere per almeno 60 minuti), garantiscono inoltre la completa sterilizzazione del prodotto.
E' ovvio che il rischio può essere escluso categoricamente solo per i prodotti delle aziende che soddisfano i requisiti di legge definiti dal D.P.R. 23.01.1975 n. 845. Tale decreto prevede che sui manufatti contenenti piuma e piumino o comunque imbottitura di origine animale, venga posta un'etichetta inamovibile o una scritta indelebile che contenga le seguenti indicazioni: nome dell'azienda produttrice o distributrice del prodotto e la dichiarazione che il materiale è stato sottoposto ai processi di bonifica precedentemente descritti.

E’ obbligatorio per chi possiede un piccolo allevamento rurale di pollame registrarlo alla ASL di appartenenza?
Sì. Il titolare dell'azienda*, ai sensi del decreto legislativo 4 agosto n. 336 del 1999 (art. 14, comma 1), citato anche nell’ Ordinanza ministeriale del 26 agosto 2005, è obbligato a chiedere la registrazione presso il servizio veterinario della propria ASL di appartenenza.

*azienda: qualsiasi luogo, anche all'aria aperta, in cui gli animali sono allevati, o detenuti, anche transitoriamente

dal Ministero della Salute, febbraio 2006

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